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In collegamento con giornalisti e volontari dal Sud del mondo
In Viaggio per l'Acqua: terza tappa. Aprilia

Terza tappa del nostro viaggio, Aprilia. La Carovana per l'acqua organizzata dall'ong Lvia è arrivata nella città simbolo della lotta alla privatizzazione delle risorse idriche. Qui, il comitato acqua pubblica di Aprilia sta portando avanti una lotta contro Acqua Latina SpA, la società per azioni che ha in gestione il sistema idrico locale in partnership con la multinazionale francese Veolia.

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Perù: le contraddizioni dell'economia di mercato

Se in America Latina c’è un paese dove la politica economica neoliberista ha prodotto le contraddizioni sociali e le distorsioni del mercato denunciate da giornalisti come Eduardo Galeano, quello è il Perù.

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In viaggio per l'Acqua: seconda tappa. Napoli

Nel Quartiere Sanità, tra i più problematici della città, incontriamo padre Alex Zanotelli che spiega perché l'acqua deve rimanere un bene pubblico e ricorda che la Campania è la Regione in cui si beve più acqua minerale, con una produzione di 35.000 tonnellate di PET l'anno

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Uno sguardo approfondito sugli scontri nella città di Jos con Leonello Fani, volontario dell’ong Apurimac in diretta dallo stato di Plateau. di Donata Columbro

Nigeria, paese di 150 milioni di abitanti dove convivono più duecento gruppi etnici e dove le comunità musulmane e cristiane rappresentano rispettivamente il 50% e 40% della popolazione.
Questa settimana la città di Jos, capitale dello stato di Plateau, è stata nuovamente teatro di scontri violenti che hanno provocato un numero imprecisato di vittime, dai 20 morti dei bilanci ufficiali ai 300 di alcune fonti internazionali. Già nel 2008 a Jos almeno 200 persone erano morte nel conflitto scoppiato in seguito alla vittoria elettorale del partito governativo PDP (People's Democratic Party), rappresentativo dei cristiani della regione.

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In viaggio per l'Acqua: Messina

Prima tappa del Viaggio per l'acqua: Messina, dove ogni 100 litri d'acqua se perdono 40 dalle falle delle tubazioni. A colloquio con Daniele Ialacqua di Legambiente e Renato Accorinti, dell'associazione No ponte, che spiega come  la costruzione del ponte di Messina porterebbe a un prosciugamento delle falde acquifere

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Fujimori colpevole

L'Associazione per i diritti umani Aprodeh esprime la sua soddisfazione per la unanime conferma della sentenza che condanna Alberto Fujimori a 25 anni di carcere per la sua diretta responsabilità nei casi di "Barrios Altos", de "La Cantuta", e dei così detti "Sotanos" (scantinati) del Servizio di Intelligence dell'Esercito (a danno del giornalista Gustavo Gorriti e dell'imprenditore Samuel Dyer).

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In Viaggio per l'Acqua

Un viaggio alla scoperta del valore dell'acqua per dire "Sì! al diritto all'acqua e No! alla privatizzazione". Oggi, 13 maggio, un pulmino dell'Lvia targato "Acqua è vita" è partito da Messina e, con tappe a Rosarno, Napoli, Aprilia e Perugia, arriverà alla Marcia per la Pace Perugia-Assisi. In ogni tappa incontri e iniziative sul problema acqua in Italia che saranno raccontate a VpS con un diario giornaliero.

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Brasile: semi per un futuro migliore

Nello stesso terreno in cui la Syngenta sperimentava illegalmente sementi transgeniche, contaminando il vicino parco di Iguaçù, nasce il primo Centro di Ricerca sull’Agroecologia, gestito da Via Campesina e dal Mst, in collaborazione con lo Stato del Paranà. Verranno create qui le nuove soluzioni per i contadini di tutto il Paese che vogliono liberarsi dalle catene dell’agronegozio e praticare una agricoltura sostenibile.

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Niger, golpe in salsa francese

Lo scorso febbraio, in Niger, un colpo di Stato ha spazzato via dal potere il presidente della Repubblica Mamadou Tandja. La popolazione è scesa nelle strade per plaudire all’azione dei militari, ringraziandoli di aver finalmente tolto di mezzo un dittatore che non rispettava la Costituzione.

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Honduras: tra caos e ottimismo

All’indomani dell’accordo tra Zelaya e Micheletti, la società honduregna è fiduciosa che la crisi sia alla fine. In vista delle elezioni, però, i due partiti principali sono ancora alle prese con diatribe interne. La testimonianza di un cooperante da Tegucigalpa: “Vi spiego perché l’intesa è una farsa”.

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Terremoto in Cile: nelle campagne la situazione ? drammatica

A cinque giorni dal sisma che ha colpito il paese con più di 700 vittime e 550 feriti, i cileni tornano a lavorare negli uffici e nelle fabbriche. Ma nelle campagne si registrano i maggiori danni. La testimonianza di due volontari Accri per VpS.

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Honduras: tensione strisciante a Tegucigalpa

Alla vigilia della missione dell'Osa (Organizzazione Stati americani), nel paese in mano alle autorità golpiste di Micheletti regna uno stato di calma apparente. Ma nell'aria continua a esserci forte tensione. La testimonianza dal posto di Pino De Seta, cooperante dell'ong Mlal: "In ogni strada ci sono esercito e polizia, le associazioni parlano di 100 morti e la società honduregna sembra ormai disgregata".

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Niger: cronaca del golpe

Colpo di stato militare in Niger, uno dei paesi più poveri del mondo ma strategico per i suoi giacimenti di uranio. Il racconto del nostro inviato dalla capitale.

di Danilo Giannese da Niamey

Un paese con un colpo di Stato in atto uno se lo immagina pieno di tensione strisciante, di insicurezza e paura tra la popolazione, di militari dallo sguardo cattivo pronti a sparare e a terrorizzare chicchessia. E invece a Niamey, la capitale del Niger dove giovedì scorso l’esercito ha spodestato il presidente della Repubblica Mamadou Tandja a colpi d’artiglieria, la vita scorre come sempre, come se niente fosse accaduto.

Come sempre, tra le bancarelle del grande mercato i macellai affettano grossi tranci di carne che, inevitabilmente, dopo pochi secondi saranno ricoperti da un fitto velo di mosche, per le strade le donne trasportano sul capo enormi ciotole ricolme di ogni genere alimentare e i taxi bianchi malridotti sfrecciano nel centro in cerca di passeggeri da condurre qua e là per la città.
Sono arrivato a Niamey domenica sera. In realtà il mio arrivo in capitale sarebbe dovuto avvenire venerdì, il giorno dopo il golpe. Ma una telefonata del capo progetto Cisv a Zinder, la città a mille chilometri da Niamey dove mi trovavo la mattina dell’intervento dei militari, mi ha informato delle direttive del console onorario italiano in Niger il quale ha vietato espressamente agli italiani di recarsi nella capitale finché la situazione non si fosse chiarita e tranquillizzata.
A dire il vero, ero un po’ preoccupato. Non mi ero mai trovato in un paese con un colpo di Stato in atto: a Niamey e in tutto il Niger l’esercito aveva proclamato il coprifuoco, le frontiere aeree e terrestri erano state chiuse e io non sapevo se sarei riuscito a prendere, una settimana dopo, l’aereo che mi avrebbe riportato in Italia dopo un mese al caldo torrido nel paese del Sahel. Fino a prova contraria, d’altra parte, giovedì nella capitale nigerina ci sono stati almeno quattro morti, benché soltanto tra le file dei militari.
Se la mia preoccupazione poteva essere condivisa dagli altri occidentali in Niger, la stessa cosa non può dirsi per i nigerini. Per loro il putsch rientra pressoché nell’ordinaria amministrazione. Con quest’ultimo, del resto, il conto dei governi rovesciati dai militari negli ultimi quindici anni tocca quota 3. Loro, dunque, erano convinti che dopo qualche ora tutto sarebbe tornato alla normalità: frontiere, coprifuoco e quant’altro. E, difatti, così è stato.

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Mentre a Mogadiscio sono in corso violenti combattimenti, l'attentato di oggi contro il quartier generale dell'Unisom appare il primo passo della vendetta che ieri gli Shabaab - braccio armato di al Qaida in Somalia - avevano giurato dopo l'uccisione di uno dei loro leader

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Dal risk management nei Paesi a rischio, all’amministrazione di un progetto; dal Project Cycle management, all’approccio di genere fino alle…