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In collegamento con giornalisti e volontari dal Sud del mondo

I testimoni della verità in Cecenia sono ospiti scomodi per la Russia di Putin. Secondo Reporters Sans Frontières dal 2000 sono 25 i giornalisti uccisi per il loro lavoro e il paeseè sceso di 12 posti nella classifica della libertà di stampa, andando a occupare il 153 su 178. A confermare questa situazione le parole dure di Vera Politkovskaja, figlia di Anna, la
coraggiosa giornalista uccisa nel 2006, che VpS ha incontrato per un'intervista esclusiva.

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Una capitale terra di nessuno

VpS IN SOMALIA
Il ministro della sicurezza somalo ammette che ormai Mogadiscio, così come il resto del paese, è in mano ai ribelli islamici e ai signori della guerra. Le scuole sono diventate centri di reclutamento di al Shabaab, mentre le condizioni di lavoro dei giornalisti restano difficili, nonostante l’impegno del governo in favore di un’informazione libera.

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Myanmar: attesa del responso elettorale The day after. I giorno dopo il voto in Myanmar la gente a attende i risultati dello spoglio con le bocche cucite. Hanno paura di parlare di politica, vogliono salvaguardare la propria incolumità in caso le proprie opinioni possano essere messe in discussione da un tribunale. “Speravamo in un vostro aiuto - spiega un giovane studente - in una mossa dei vostri governi sempre pronti a parlare di democrazia. Vi siete dimenticati di noi. Ora pretendete ancora che, per la quarta volta, esponiamo i nostri corpi ai fucili dei soldati?”.

Di Piergiorgio Pescali

Il 7 novembre 27 milioni di birmani hanno deciso l'assetto del nuovo parlamento del Myanmar. Tra i 37 partiti ammessi al voto dalla giunta militare al potere, non ha figurato la Lega Nazionale per la Democrazia (Lnd) di Aung San Suu Kyi, che nel 1990 aveva conquistato il 58% dei seggi. Dopo una vivace discussione interna, l'Lnd ha deciso di non partecipare alla tornata elettorale perche' la nuova costituzione, approvata con un referendum farsa nel 2008, non garantirebbe i diritti democratici richiesti dal paritto più popolare del Paese. Nonostante la drastica decisione della “Lady”, come viene soprannominata Aung San Suu Kyi qui in Myanmar, numerosi membri dell'Lnd hanno deciso di trasgredire gli ordini e hanno preso comunque parte alle elezioni. “Un boicottaggio favorirebbe la giunta militare, alzando le probabilità di elezioni di candidati a lei favorevoli” mi spiega Khin Maung Swe, ex portavoce dell'Lnd ed ora presidente del National democratic force. L'intimidazione politica operata dai militari è evidente ogni qualvolta chiedo un incontro con esponenti politici. La risposta è sempre la stessa: “Se non hai un visto giornalistico e non sei registrato presso il ministero dell'Informazione, non possiamo parlare”. Dopo che le ambasciate del Myanmar in Italia, Thailandia e Singapore mi hanno rifiutato il visto d'entrata perché “persona non gradita”, sono fortunosamente riuscito ad ottenere l'ambito lasciapassare in un consolato birmano, forse troppo lazzarone per verificare le mie credenziali. Ma una volta entrato in Myanmar, mi ritrovo due agenti dei servizi segreti che mi accompagnano in ogni dove. Li riconosco perché me li ritrovo ovunque: al mercato, alla Shwedagon Pagoda, lungo la strada mentre mangio codino di maiale. Li ho sopannominati Flick e Flock per la loro dabbenaggine e goffaggine. Secondo Kaung Myint Htut, leader del Gruppo 88, che nel 1988 aveva guidato la lotta studentesca contro Ne Win, “è un grande 'onore' avere alle calcagna due agenti; il governo non spenderebbe mai tempo, uomini e denaro per persone che ritiene innocue”.
Per Thein Sein, invece, Primo ministro e numero tre della giunta militare, nonché leader della Usdp (Union solidarity and development party), “i due agenti sono la prova che la sua presenza in Myanmar non è gradita” e quindi, oltre a declinare ogni incontro con il sottoscritto, sottindente il fatto che me ne devo andare al più presto dal paese. Questione di punti di vista, insomma. E' comunque importante notare che, nonostante la costituzione riservi il 25% dei seggi parlamentari ai militari, rimane il fatto che gli elettori, per la prima volta dal 1962, hanno potuto eleggere candidati civili.
“La costituzione non garantisce la democrazia” mi dice l'arcivescovo di Yangon, Mons. Charles Bo, “ma dopo 48 anni di dittatura i birmani debbono abituarsi poco a poco ad un governo democratico. Il pericolo, altrimenti, sarebbe di creare un caos sociale ed etnico nel paese, creando divisioni e contrapposizioni violente”.
In effetti, tutti I diplomatici che ho ascoltato, al di là delle recriminazioni dei loro governi, si dicono preoccupati per una democratizzazione a tappe forzate: “Il Myanmar è un paese etnicamente diviso. Escludere in "nome della democrazia i militari, rischierebbe di creare una guerra civile e destabilizzare l'intero assetto geopolitico della regione”, mi spiega un ambasciatore di un paese europeo particolarmente impegnato nella lotta per la liberazione di Aung San Suu Kyi. Come dire: un contro è la diplomazia fatta di parole e buoni propostiti, un altro confrontarsi con chi vive questa realtà all'interno del Paese.
E mentre mi aggiro per Yangon riuscendo facilmente a seminare Flick e Flock, l'atmosfera in città sembra rilassata. La gente preferisce evitare di parlare di politica per salvaguardare la propria incolumità in caso le proprie opinioni possano essere messe in discussione da un tribunale finiti gli spogli elettorali. “Non si sa mai, noi birmani abbiamo dimostrato tre volte la nostra volontà di cambiamento al governo: nel 1988, nel 1990 e nel 2007” spiega uno studente della Yangon university mentre sorseggiamo un boccale di Myanmar Beer assieme ad altri suoi compagni di corso. Poi continua, rivolgendosi a me come rappresentante del mondo occidentale e democratico: “Tutti voi sapete come è andata a finire. Speravamo in un vostro aiuto, in una mossa dei vostri governi sempre pronti a parlare di democrazia. Vi siete dimenticati di noi. Ora pretendete ancora che, per la quarta volta, esponiamo i nostri corpi ai fucili dei soldati?”.

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Somalia: un paese sull'orlo della follia

Le autorità del paese stimano che circa la metà della popolazione è affetta da patologie mentali a causa delle difficili condizioni di vita e dei disagi a cui sono costretti. Sono poche le organizzazioni non governative (Ong) che, malgrado la pericolosità di questa regione, hanno iniziato dei progetti per distribuire cibo e costruire un minimo di infrastrutture, tra queste la Grt

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Brasile: le sfide del dopo elezioni Risolvere il debito sociale per consolidare la democrazia, è il tema pendente per la nuova presidente Dilma Rousseff. La testimonianza del vescovo Egidio Bisol del nordest-brasiliano e di Gilmar Mauro, del coordinamento nazionale del Movimento dei Senza Terra MST

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Dediche e dolci: giorno dell'amicizia anche in carcere

La festa dell'amicizia si è radicata nella cultura boliviana da non più di 5 anni, i giovani ragazzi del carcere di San Pedro hanno dato vita a un happening con i responsabili del progetto Mlal, con torte di carote, bucce d'arancia, armonia e sorrisi. La testimonianza di una volontaria in Bolivia per ProgettoMondo

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TERRA MADRE 2010: Donne contadine in Costa d'Avorio Brigitte Boblae è un’impreditrice italiana, di origine ivoriana. Grazie al Progetto Mida oggi ha la possibilità di impiegare il suo know how nel paese d’origine, creando un'impresa capace di impiegare 100 donne ivoriane

Brigitte Boblae è un’impreditrice italiana, di origine ivoriana. Grazie al Progetto Mida oggi ha la possibilità di impiegare il suo know how nel paese d’origine, creando un'impresa capace di impiegare 100 donne ivoriane.

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Sud Sudan. Dove mangiare non è affatto scontato


In paesi con un reddito pro capite molto basso il costo medio della vita è solitamente minore rispetto agli standard occidentali; ma qui, a Juba, le cose stanno in modo diverso. Nove persone su dieci vivono con meno di un dollaro al giorno, eppure i prezzi del cibo sono come quelli italiani. Tutto, o quasi, arriva da fuori paese e si muore, davvero, di fame.....

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 Sud Sudan verso la secessione Il 9 gennaio 2011 si svolgerà un referendum, sotto l'egida delle Nazioni Unite, in chi si chiederà alla popolazione l'indipendenza della regione dal Sudan del dittatore Al Bashir. Già da ora è al lavoro il Sottocomitato nello Stato dei Laghi per promuovere tra i cittadini le ragioni del 'sì'

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Elezioni in Burundi: è il caos

Il Burundi attraversa in questi mesi un periodo delicato: arrivano le lezioni che dovrebbero dimostrare la solidità del processo di pace e la fine della guerra civile. e di ricostruzione sociale in questo paese fragilizzato negli ultimi decenni da una lunga guerra civile. Ma tra presunti brogli, lancio di granate per strada e un plebiscito annunciato la situazione si fa pensante.

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Pace e sviluppo: essere giovani a Gaza


In occasione della Giornata internazionale della pace sul tema “giovani e sviluppo”, Daniela Riva, giovane cooperante del GVC ci ha parlato della sua esperienza e dei ragazzi che vivono nella Striscia, alle prese tutti i giorni con i problemi e con il dramma di una guerra che ha nella popolazione civila la sua vittima principale

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Guatemala sotto la tempesta

109 vittime e 150 mila evacuati, questo il tragico bilancio del Guatemala dopo il passaggio della tempesta Agata, abbattutasi nei giorni scorsi sul Centro America. E ancora si cercano i dispersi nel più assoluto silenzio della stampa internazionale. Il racconto della cooperante del Cisv nel paese

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Somalia: la strage inutile

13 morti, innumerevoli feriti: la toccante testimonianza dei nostri inviati in Somalia presenti sul posto subito dopo la strage all'ospedale Martini di Mogadiscio e alle carceri

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In Viaggio per l'Acqua: ultima tappa. Gualdo Tadino e Perugia

Con la quarta e ultima tappa del nostro viaggio, arriviamo in Umbria dove a Gualdo Tadino il paese è in lotta contro Rocchetta che prosciuga la sorgente del paese. La popolazione ha dormito nei boschi per giorni e portato avanti 12 ricorsi al Tar, di cui 5 già vinti

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Corsi e webinar di Ong 2.0

Lavorare nella cooperazione internazionale, il nuovo percorso di formazione 2017

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Dal risk management nei Paesi a rischio, all’amministrazione di un progetto; dal Project Cycle management, all’approccio di genere fino alle…