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Specialisti del mondo della cooperazione internazionale a confronto


I nuovi sponsor della cooperazione

Granarolo, Coop, Acqua Panna ma anche Philip Morris e Chiquita: sempre più imprese entrano nel mondo della cooperazione internazionale per offrire finanziamenti e partnership. Sarà questo il futuro della cooperazione?

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Esempio Guatemala:  5 strategie possibili di fronte all'

L'occidentalizzazione e la diffusione del mercato globale sono considerati tra i fattori d'oppressione mondiali più importanti. Nelle pagine che seguono abbiamo schematizzata la strategia, fornito degli esempi generali per illustrarla e infine abbiamo applicato il concetto ad un esempio concreto

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Quale informazione per la cooperazione?

Più lavoro di rete, meno personalismi, maggiore protagonismo dei paesi in via di sviluppo, lavoro di lobbing per ridare dignità allo spazio sugli esteri nei media italiani, sono alcuni degli punti emersi nell'incontro a porte chiuse svoltosi ieri al Ministero degli affari esteri con l'obiettivo di mettere a confronto ong, giornalisti  e istituzioni su come comunicare la cooperazione allo sviluppo.

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Il dilemma della politica

Esiste un legame indissolubile tra intervento tecnico e politica. Nessun progetto di cooperazione è veramente neutro. Quale deve essere allora il ruolo delle ong nei confronti delle istituzioni locali e dei conflitti sociali?

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Aiuti umanitari? No, grazie

Quarantamila organizzazioni umanitarie nel mondo che gestiscono oltre sei miliardi di dollari stanziati ogni anno dai donors. Soldi, che, secondo la giornalista Linda Polman, non fanno che aumentare la violenza e la durata dei conflitti nei contesti dove le stesse ong vanno a operare.

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Ong parte del sistema che criticano?

Il dibattito sulla cooperazione si articola spesso intorno a fastidiose contraddizioni. Da un lato rileviamo i limiti della cooperazione ufficiale, dall’altro rivendichiamo per le nostre organizzazioni uno spazio ‘franco’ in cui poter sperimentare innovazioni. Ma uno sguardo più attento....

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Ong prendetevi una pausa

Considerazioni e provocazioni sulla cooperazione di un volontario che da lunga data lavora nei paesi poveri.

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Cooperazione e trasformazione sociale

Percentuale residuale del Pil degli Stati donatori, la cooperazione allo sviluppo deve ridefinire il suo ruolo; non tampone di bisogni insoddisfatti, ma catalizzatore di veri processi di trasformazione sociale. Per non diventare la “sand box” dove giocano i bambini mentre i grandi decidono.  


Di Javier Schunk


Una cifra basta a capire la capacità reale della cooperazione internazionale nel risolvere i problemi per cui è nata. Poiché le risorse destinate alla cooperazione, circa 106 miliardi di $ l’anno (lo 0,33% del Pil dei paesi donatori) sono disseminate in un ampio spettro di paesi riceventi, distribuite tra una miriade di agenzie di cooperazione e un’infinità di progetti, e includono in sé anche i crediti, la restituzione del debito estero, l’aiuto “vincolato” all’impiego delle aziende del paese donatore nell’appalto dei servizi, i costi vivi della “macchina progettuale” ecc, queste non possono certo risolvere il malsviluppo planetario. E se paragoniamo le percentuali di Pil dei paesi donatori che vanno a creare condizioni di malsviluppo e instabilità nei paesi sfavoriti (debito estero, vendita di armi, sostegno a governi corrotti o fazioni interne, sfruttamento di risorse e manodopera, dazi doganali iniqui, ecc.), è chiaro che la lotta della cooperazione contro la povertà è del tutto impari. Per la Banca mondiale, il solo protezionismo tariffario dei paesi ricchi costa a quelli poveri 100 miliardi di $ l’anno, l’equivalente di tutti gli stanziamenti per la cooperazione.

Responsabilità “glocale”


Contro il malsviluppo va adottato un piano globale e locale insieme. Ciò che in parte si è voluto con il cosiddetto Consenso di Monterrey del 2002, una “glocale assunzione di responsabilità”. I paesi donatori devono evitare che le loro politiche di sviluppo provochino effetti contrari a quelli ricercati dalla cooperazione: quindi responsabilità chiare di de-sviluppo, de-crescita, riduzione dei consumi e dei bisogni energetici ecc. Non ci sono paesi “da sviluppare”; si tratta di rimescolare le carte delle opportunità per rendere più giusta e sicura la vita di tutti gli abitanti del pianeta.
Sarebbe miope accontentarsi dell’aumento delle risorse per la cooperazione.
A livello locale, chi governa deve assumersi le proprie responsabilità smontando il meccanismo perverso di “corruzione utile”. Di recente il governo francese ha bloccato i beni “personali” investiti in Francia dai governanti africani. Se si pensa al patrimonio investito a Parigi in hotel e case di lusso dagli ex governanti di Gabon, Kenya, Congo, viene da pensare che l’azione del governo francese potrebbe avere un impatto maggiore di tutti i progetti di cooperazione fatti in quei paesi in tanti anni.

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Cooperare al futuro

La cooperazione del XX secolo deve reinventare il suo modo di essere in un mondo cambiato. Dai progetti alle relazioni, dall'aiuto alla ricerca di risposte politiche a problemi comuni, legando cooperazione e gestione dei conflitti. Riprende il dibattito su VpS con l'intervento degli autori di "Darsi il tempo".

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Le ong

Le ong come “laboratori” in cui si sperimentano su piccola scala iniziative di cooperazione innovative, che devono poi esser fatte proprie dagli organismi internazionali. Per attivare effettivi processi di sviluppo, e non fermarsi a singoli gesti di solidarietà.

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Negli ultimi anni si sta sviluppando una nuova disciplina di aiuto alle popolazioni di un paese, il sostegno alle cosiddette "Riparazioni Comunitarie". E  nascono come conseguenza delle repressioni di Stato degli anni '70 e '80 soprattutto in America latina e in Africa.

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Smettiamo di parlare di sviluppo

L’ odierno dibattito di autocritica sorto in seno alla cooperazione internazionale può rappresentare una seria via d’uscita dall’attuale crisi in cui essa versa ormai da tempo. Però ci si rivolge quasi sempre alle modalità di intervento anziché il senso della cooperazione stessa...

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Le grandi strategie di un'organizzazione di aiuto

Come costruire "l'edificio strategico" di una ong ovverosia come mettere insieme, valori, visione, missione e azione

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Corsi e webinar di Ong 2.0

Lavorare nella cooperazione internazionale, il nuovo percorso di formazione 2017

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Dal risk management nei Paesi a rischio, all’amministrazione di un progetto; dal Project Cycle management, all’approccio di genere fino alle…