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Specialisti del mondo della cooperazione internazionale a confronto


Comunicazione etica per una corretta cooperazione

Da diverso tempo si contrappongono due visioni in termini di uso delle immagini nel mondo del fundraising. Da una parte, c’è chi sostiene che l'utilizzo di immagini dure che generano indignazione possano aprire gli occhi al pubblico, creando reazione e interesse; dall'altra c’è chi definisce tali metodi una vera e propria "pornografia del dolore" e una violazione dell’etica della comunicazione. La riflessione di un'ong che lavora da molti anni nel campo.

di Martina Montevecchi, Amici dei Popoli onlus

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100 domande per lo sviluppo internazionale

«7 miliardi di persone da sfamare. Un pianeta da raffreddare. Qualche domanda?». Questo uno dei provocatori slogan che un gruppo di ricercatori dell’Università di Sheffield, nel Regno Unito, ha utilizzato per lanciare il nuovo progetto ‘ID100: The Hundred Most Important Questions in International Development’.

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Una logica altra per il cambiamento

La crisi non è contingente ma segna il fallimento dell'economia di mercato globalizzata. E necessaria una trasformazione profonda del sistema, che va oltre le singole riforme. Dal paradigma della cura all'economia solidale. Riflessioni su come le ong devono re-interpretare il loro ruolo

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Riforma della cooperazione: nasce già vecchia?

Il disegno di legge presentato dal Governo il 24 gennaio scorso rappresenta un passo importante, ma rischia di arrivare già vecchio rispetto a un mondo cambiato. Si concentra su aspetti tecnici di gestione ma manca di una visione complessiva e strategica della cooperazione, non tiene conto dei movimenti della società civile nei paesi poveri, degli sviluppi del partenariato profit e non profit, e manca il sostegno alla creazione di un sistema Italia.

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La raccolta fondi con dignità e rispetto è possibile

Sollevata dall'Associazione Ong Italiane la questione della coerenza e dei limiti  della comunicazione per il fundraising. E' acceso il dibattito tra chi sostiene sia giusto usare immagini estreme per raccogliere fondi per la cooperazione e chi invece si rifiuta e sostiene la necessita di un codice etico di condotta. 

Di Nino Santomartino, responsabile comunicazione AOI

Prima dell'estate, una grande ONG ha promosso un altro spot della campagna contro la malnutrizione, che ha avviato già da alcuni anni con lo stesso stile: immagini strazianti di bambini scheòetrici, dal respiro ansimante, lo stomaco gonfio, lo sguardo vuoto, la cassa toracica con le costole sporgenti. Lo spot ha subito severe critiche da più parti e Pier Maria Mazzola con Marco Trovato (rispettivamente, direttore responsabile e direttore editoriale di Africa, missione e cultura) che in un loro articolo hanno commentato: "adesso tocca a John (il bimbo protagonista dello spot) impietosire i telespettatori per strappar loro nove euro al mese".

Il codice di condotta degli irlandesi anche in Italia? L'articolo è stato ripreso da Eleonora Camilli su Redattore sociale, ottenendo a sua volta la replica del direttore dei programmi internazionali della ONG promotrice dello spot: "proprio perché inaccettabili, sono immagini anche giuste da trasmettere, con l'obiettivo di sensibilizzare e spingere le persone a reagire con indignazione". Dal "botta e risposta" si è così passati al dibattito aperto sull'utilizzo di immagini estreeme per la raccolta fondi: c'è chi sostiene la logica del "fine giustifica i mezzi" e chi, invece, si rifiuta e definisce certi metodi "pornografia del dolore". Un dibattito che si è prolungato fino ad agosto (ed è ancora oggi molto vivace) sulle pagine on line di Info-Cooperazione, dal quale emerge l'auspicio che le ONG e gli organismi di Cooperazione e solidali italiani finiscano per adottare lo stesso Codice di Condotta dell'Associazione delle ONG irlandesi, molto attento a non sfruttare immagini forti capaci di suscitare facili reazioni emotive.

Ora occorre andare oltre le polemiche. Un dibattito interessante perché il problema non è solo rilevante sul piano della comunicazione ma soprattutto su quello etico e pertanto va affrontato e risolto con urgenza: in nome della credibilità delle organizzazioni non profit e della loro reputazione nei confronti dei partner e dei donatori. Ora, però, occorre andare oltre la polemica, suggerire momenti di confronto e punti di convergenza e avanzare proposte che coinvolgano e corresponsabilizzino non solo gli attori sociali, ma anche il mondo della comunicazione sociale e delle istituzioni. Magari, tentando anche di superare l'iniziativa delle ONG Irlandesi, andando nella direzione che auspica Info-Cooperazione nell'articolo citato: "la riflessione però non si deve fermare a questo livello - si legge - serve coinvolgere i dirigenti e la governance delle ONG e i loro fornitori, agenzie di comunicazione, creativi, fundraiser, fotografi, giornalisti e copywriter". Alcuni tentativi nel passato sono stati fatti e sono meritevoli di attenzione e di ri-considerazione. Si dovrebbe riprendere il cammino dai passi già compiuti, aggiustando il tiro e adeguando le proposte al contesto di oggi.

Le regole della "Carta di Trento". Nel 2008 è stato avviato un percorso che ha portato alla redazione della Carta di Trento per una migliore cooperazione, in cui si parla di "comunicazione corretta" e si afferma che "appare indispensabile anche monitorare, e laddove possibile modificare, il linguaggio e le immagini utilizzate dai media per comunicare". Nel 2010, nelle Linee guida per la Raccolta dei fondi, promosse dall'Agenzia per il Terzo Settore, si può leggere: "Nelle comunicazioni e nei materiali promozionali finalizzati alla raccolta di fondi, le organizzazioni devono considerare la sensibilità pubblica ed evitare l'uso di immagini o testi lesivi della dignità della persona, che potrebbero offendere anche solo una parte dei destinatari". Ma soprattutto si legge anche che, "ai fini della trasparenza, negli appelli di raccolta fondi rivolti al pubblico l'organizzazione rispetta l'art. 46 del Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale, emanato dall'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria".

Le linee guida per il sostegno a distanza. Tra il 2010 e il 2011 l'Associazione Italiana Fundraiser,  propose all'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria alcune modifiche al Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale. Nell'autunno del 2011, inoltre, l'Assif cominciò un percorso di conoscenza reciproca con alcune associazioni di categoria del mondo della comunicazione, proprio per condividere le proposte da sottoporre all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria e di stringere una serie di alleanze strategiche. Tra il 2009 e l'autunno del 2011 l'Agenzia del Terzo Settore promosse le Linee guida per il sostegno a distanza di minori e giovani e quelle per le buone prassi e la raccolta dei fondi, nei casi di emergenza umanitaria in cui le organizzazioni vengono invitate al rispetto del Titolo VI del Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale.

L'esigenza diffusa di un codice di condotta. Osservando bene tutti questi passaggi è chiaro come vari professionisti che lavorano con il non profit e molte organizzazioni, attive nei percorsi citati dell'Agenzia del Terzo Settore, abbiano riconosciuto la necessità di un Codice di condotta e di un organismo autonomo di autodisciplina e abbiano individuato nel Codice già esistente il quadro di riferimento. Allora, ripartiamo da qui promuovendo un gruppo di lavoro snello costituito da soggetti competenti e dove siano rappresentati i principali stakeholder, con il compito di definire alcune mirate integrazioni al Codice. Un gruppo in cui ci siano organizzazioni non profit impegnate nel fundraising, realtà della comunicazione e dell'informazione, professionisti, consulenti e ricercatori: tutti impegnati nell'azione, nella comunicazione e nella ricerca sociale.

Il danno alla reputazione. Senza il coordinamento e la regìa dell'ormai soppressa Agenzia del Terzo Settore, ci vuole l'assunzione di responsabilità della società civile per promuovere il gruppo di lavoro di esperti, professionisti, associazioni e reti del Terzo Settore interessate alla comunicazione sociale e alla raccolta fondi. Tempi brevi, dunque, un programma rigoroso, obiettivi e agenda definiti: il perenne dibattito e le polemiche fanno da ostacolo alla credibilità delle organizzazioni e creano un danno alla reputazione di tutto il mondo solidale.

Nino Santomartino è il responsabile della comunicazione di AOI gli organismi di cooperazione e solidarietà internazionali

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Una mappa per gli aiuti allo sviluppo

Quanto si impegnano gli stati europei nella lotta contro la povertà? Il Guardian pubblica una mappa interattiva degli aiuti allo sviluppo, da cui si nota come alcuni paesi, come l’Italia, non comunicano con qualità ed efficienza la collocazione delle risorse.

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Ebola, un problema di comunicazione

Può certo sembrare riduttivo, ma l’epidemia di Ebola è in grande misura un problema di comunicazione. La scarsa e spesso non chiara informazione nei paesi interessati dal virus ha portato a incomprensioni tra la popolazione locale che hanno aggravato in modo drammatico l’epidemia stessa. Alcune riflessioni degli esperti e testimonianze dal campo.

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Givedirectly: una ong Usa mette in discussione la cooperazione

Dare denaro a chi non ce l’ha perchè possa soddisfare i propri bisogni primari. Questa la filosofia di Givedirectly, un’alternativa alla cooperazione internazionale come la conosciamo. Gli UCT - unconditional cash transerfs - ovvero i trasferimenti incondizionati in contanti, sembrano avere molto successo in Africa. E il dibattito impazza tra gli operatori.

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OpenAid, anche in Italia un portale open data per la cooperazione

Finalmente anche la cooperazione italiana mette a disposizione dati e informazioni sull’aiuto pubblico allo sviluppo. È online il portale Open Aid, dove i cittadini possono esplorare destinazioni e impiego degli investimenti del governo italiano per le diverse iniziative a partire dal 2004, per un totale di 25mila progetti.

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Fundraising | La deriva pericolosa del filantrocapitalismo

Nata negli Stati Uniti, la nuova frontiera del fundraising si chiama filantrocapitalismo: imprese che creano fondazioni per investire nel non profit e allo stesso tempo per nascondere investimenti in settori poco etici che non risultano sui loro bilanci pubblici. Una deriva pericolosa per le ong che accettano finanziamenti senza indagare sulle attività parallele di queste aziende.  

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Valore dell'aiuto, le vittime di guerre e crisi non valgono un Mondiale

Presentato oggi a Roma il rapporto di Agire sulle risorse per le emergenze. Il 2012 l'anno con il gap più alto del decennio tra le necessità di fondi per le emergenze e finanziamenti messi a disposizione dei donatori. Meno di quelli stanziati per i Mondiali in Brasile.

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Aiuti allo Sviluppo | Dove finiscono i finanziamenti europei?

Due terzi degli aiuti ai paesi in via di sviluppo che l’Italia stanzia ogni anno non lasciano il nostro paese. E’ ciò che emerge dal report di Development Initiatives presentato alle Nazioni Unite lo scorso settembre. Ma dove finiscono questi soldi?

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Volontariato: la nuova legge sulla cooperazione deve valorizzarlo

Riconoscere e valorizzare la figura del volontario nel testo della nuova Legge sulla cooperazione internazionale, oggi in discussione alla Commissione Affari Esteri del Senato e già a maggio presumibilmente alla Camera. È quanto hanno ribadito FOCSIV e Centro nazionale per il volontariato (Cnv) nell’ambito del seminario dal titolo “Volontariato è cooperazione” che si è tenuto a Roma martedì 8 aprile alla Sala delle Colonne presso Palazzo Marini.

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Comunicare la cooperazione, a media e ong manca una strategia

Emergono critiche a giornalisti, ma soprattutto alle organizzazioni non governative, dalla conferenza "La cooperazione fa notizia?" organizzata dal Consorzio Ong Piemontesi presso l’Università di Torino, che ha visto confrontarsi grandi giornalisti, università e operatori della cooperazione alla presenza di oltre 150 persone.

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Corsi e webinar di Ong 2.0

Lavorare nella cooperazione internazionale, il nuovo percorso di formazione 2017

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Dal risk management nei Paesi a rischio, all’amministrazione di un progetto; dal Project Cycle management, all’approccio di genere fino alle…