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Testimonianze dirette dei nostri collaboratori dai cinque continenti


Italiano ucciso in Burundi, arrestati due studenti

Non ci sarebbe alcun collegamento tra l’esecuzione del volontario di Legnago e della suora croata e la riorganizzazione di un novo movimento ribelle nel Paese. Dietro la tragedia di domenica semplici malviventi. Tuttavia, le tensioni politiche crescono. 

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Muore Pius NjaweA soli 53 anni se ne è andato Pius Njawe, giornalista camerunese, uno dei pilastri della stampa libera africana. Noi lo avevamo incontrato nel 2005 a Ouagadougou, insieme a sua figlia Freedom, e ci aveva rilasciato una bella intervista che riportiamo

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Burundi: guerra civile, parte il countdown

La tragica uccisione del volontario italiano Francesco Bazzani e della suora croata Lucrezia Manic è solo l’ultimo episodio di una crisi che arriva da lontano. Una crisi in cui le forze ribelli al governo di Pierre Nkurunziza stanno spingendo il Burundi verso una nuova guerra civile.

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Corea a due velocit

Alle prese con una carestia ultra decennale, il governo della Corea del Nord sembra più preoccupato di millantare successi tecnologici che garantire una vita decente ai cittadini. E mentre respinge ong e aiuti alimentari, i vicini del Sud minacciano di chiudere le porte al dialogo.

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I rapper cantano l’inferno di DakarUno dei tanti quartieri delle banlieu di Dakar da cui i giovani scappano verso l’Europa. Una generazione di rapper che canta la sua rabbia. Una classe politica corrotta e distratta che non pensa al futuro del paese. Il tutto in un videoclip che racconta la vera faccia del Senegal.
di Romana De Micheli

Beuz è un senegalese di 27 anni. La sua passione è l’hip-hop. E in senegal gli artisti rap sono stimati e rispettati, tanto che hanno svolto ed esercitano tuttora un importante ruolo politico. Lo hanno fatto nel 2000 durante la campagna elettorale che portò l’attuale presidente, Abdoulaye Wade, al comando del paese. Lo stanno facendo ora, passata una generazione, per sconfiggerlo alle elezioni presidenziali 2012.

Beuz vive a Diamaguene, uno dei tanti quartieri delle banlieu di Dakar, nati in seguito alla siccità che negli anni ’70 che favorì l’esodo rurale veso la capitale. L’insediamento progressivo di milioni di persone, caotico e non regolato, portò al disboscamento dell’intera zona che provocò, dieci anni più tardi quando le piogge estive tornarono, l’inondazione dei sobborghi. Ogni anno fino ad oggi, con un progressivo effetto di sabbie mobili che col tempo inghiottiscono tutto, i quartieri lentamente svaniscono nella sabbia e nel fango. E poi la malaria: non esiste alcun sistema di scarico fognario (né di recupero delle acque piovane) e così le malattie corrono veloci sul vento. Le materie prime sono soggette ad un continuo aumento del prezzo (gas, zucchero, latte ecc.), le cure mediche hanno costi proibitivi, la qualità degli alimenti è spesso scadente e sempre costosissima.

Da Dimaguene tutti vogliono scappare a gambe levate. In moltissimi ci provano, alcuni ci riescono: a piedi attraverso il deserto, su imbarcazioni di fortuna oppure con l’aereo, se hanno i soldi per ottenere il permesso di viaggio (la corruzione è dilagante e tiene sotto scacco il paese).

Sulle note di una canzone di Beuz “Dove va il paese?” abbiamo realizzato il seguente videoclip, frutto di un lungo lavoro di ricerca a Diamaguene realizzato insieme a Francesco Salteri, produttore dell’etichetta indipendente milanese Greezzly Production, e della collega antropologa Anna De Mutiis.


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La democrazia è donna

Consigli di quartiere, bilanci partecipativi. Lotta all’inquinamento, promozione dell’imprenditorialità, contrasto all’emigrazione clandestina. Il programma di lavoro di Aminata Ndiaye, sindaco di Louga in Senegal potrebbe essere un modello in tutto il mondo. Con una particolarità: che lei le cose le fa davvero.

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A scuola con la scorta

Le colline a sud di Hebron sono l'area più povera della Cisgiordania, qui vivono a stretto contatto palestinesi e coloni israeliani. La convivenza è tutt'altro che facile e la violenza è parte della quotidianità, persino i bambini devono essere scortati a scuola dall'esercito.

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Gaza: la voce dei cooperanti

In diretta da Gaza City: ‘Un mio collega mi ha svegliato alle sette meno dieci. Mi ha dato la notizia con la voce rotta. L’aveva avuta da Vittorio Arrigoni, che era in contatto con una delle navi della flotta. Stava seguendo gli eventi in diretta. Poi, il silenzio.”

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Juba, dopo l'indipendenza

Il 9 luglio 2011 nasceva il Sud Sudan e la rinascita del paese passava attraverso festeggiamenti in tutto il mondo. E oggi? Il racconto di un cooperante mostra che cosa è successo in pochi giorni e quali sono i grandi problemi di un paese martoriato dalla guerra civile.

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Come un uomo ad Addis Abeba

Nella giornata in cui il primo ministro Meles Zenawi chiama a raccolta i suoi sostenitori per festeggiare in piazza la vittoria elettorale, tra le contestazioni dall’opposizione e i dubbi degli osservatori europei, anche Tesfaye finalmente festeggia con gli amici la possibilità di partire per gli USA con regolare visto.

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Il Freedom Theatre resiste

Il Freedom Theatre di Jenin , baluardo della resistenza culturale palestinese, mette in scena “Aspettando Godot”. Il teatro schiacciato tra i pregiudizi culturali palestinesi e l’esercito israeliano riparte da Ramallah

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Madri contro

Tutte hanno perso un figlio in mare. Mentre tentava la traversata verso l’Europa su piroghe di fortuna. Ma il dolore si è trasformato in voglia di agire, perché non accada più. Così un gruppo di donne senegalesi ha dato vita al Collettivo contro l’emigrazione clandestina di Thiaroye, per sensibilizzare i giovani e le famiglie, denunciare i trafficanti e proporre alternative. E da 2 anni non è più partito nessuno.

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Siria, migliaia i profughi al confine

La sanguinosa repressione delle proteste, che da mesi si susseguono in Siria, sta provocando un grande flusso di rifugiati verso i paesi confinanti, in particolare nel nord del paese, dove il regime ha colpito duramente i manifestanti. La situazione più critica si registra al confine con la Turchia, dove, secondo stime di Ankara, ci sono più 30 mila profughi.

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Tequila amara

La tequila, e l’agave azzurro da cui deriva, ha conosciuto un boom commerciale straordinario nell’ultimo decennio. In Messico la frenesia produttiva ha portato a sradicare le coltivazioni tradizionali e sostituirle con 93 milioni di piante di agave. Ma il mercato è in mano a poche multinazionali, e il valore dell’agave è crollato del 98%. Riducendo i contadini alla fame.

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Corsi e webinar di Ong 2.0

Lavorare nella cooperazione internazionale, il nuovo percorso di formazione 2017

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Dal risk management nei Paesi a rischio, all’amministrazione di un progetto; dal Project Cycle management, all’approccio di genere fino alle…