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Ultim'ora dall'Italia e dal mondo


Carestia nel corno d'Africa. 10 milioni di persone in balia della siccità

In Etiopia e Somalia è crisi umanitaria. Le piogge tanto attese non sono arrivate. La Farnesina stanzia 10 milioni di Euro per affrontare la siccità in 5 Paesi africani. La testimonianza dei volontari LVIA in Etiopia "Le famiglie sono ridotte alla fame. Con il peggioramento climatico vediamo che crisi come siccità e carestie sono sempre più frequenti" 

di Lia Curcio

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Facilitazione linguistica e culturale: uno strumento efficace per la coesione sociale

Un progetto di facilitazione linguistica può essere la chiave per una maggiore integrazione all'intero di un determinato territorio? Secondo Amici dei Popoli sì, ecco come.

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Donne africane in Italia: storie di ordinaria discriminazione

 Insulti gratuiti sul bus, apprezzamenti volgari in coda al mercato, sentirsi guardate a vista dalle commesse dei negozi per paura di furti, considerate ignoranti per definizione, sono molte le storie di piccole e grandi discriminazioni raccontate dalle donne di origine africana al convegno Il protagonismo delle donne africane. Quali sfide?, organizzato a Torino. "Per quanto tempo saremo ancora costrette a subire?”

di Mario Ghirardi

 

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Inizia il 22 febbraio la settimana scolastica della cooperazione

Dal 22 al 28 febbraio alunni e docenti di oltre 500 scuole italiane saranno protagonisti dell'iniziativa promossa dal Ministero Affari Esteri.

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Abbattere i pregiudizi a scuola

"Un muro scatena la curiosità dei bambini che si trovano da un lato e dall'altro: vogliono vedere cosa c'è dall'altra parte. Entrambi trovano nell'altro uno straniero e sono felici di scambiarsi doni. Ognuno uscirà dall'incontro arricchito di emozioni nuove, di gioia, di voglia di amicizia."

È questa l'idea di un laboratorio teatrale prodotto dai bambini della classe 5b della scuola primaria di Via Vigevano di Milano durante la Settimana Scolastica della Cooperazione, svolta dal 22 al 28 febbraio. La trama si tesse fra le altre attività che coinvolgono una rete di 500 scuole primarie e secondarie di tutta Italia, un intreccio che irrobustisce il tessuto del sipario, aprendosi al debutto del progetto “Un solo mondo, un solo futuro”. 

"L'educazione da e-ducere (trarre da) indica la possibilità di condurre fuori, quindi liberare, far venire alla luce qualcosa che è nascosto nel soggetto" ed è quello che il progetto, sposato dall’ong milanese CELIM e attuato in 20 scuole tra Milano, Voghera e Treviso si prefigge come obiettivo. 

Come Platone racconta nel Mito della Caverna, attraverso un buon contenuto che funge da esca – un filo che conduce fuori da se stessi per introdurre alla realtà, verso una pienezza che fa crescere la persona – il progetto spinge ad uscire dal guscio nel quale si è rimasti intrappolati da troppo tempo, quasi addormentati dal potente siero dell'abitudine, delle false convinzioni o dalle ombre che la nostra mente ci presenta come solide e reali.

Come funziona il progetto? Esperti di educazione interculturale incontrano gli insegnanti fuori dalla caverna – o dalle mura scolastiche – domandandosi come il tema della migrazione, scelto da CELIM e proposto nelle scuole, possa sviluppare le competenze adeguate ad una società globale. 

Le attività di apprendimento programmate combinano due modelli educativi: formale e non formale. Il primo, più istituzionalizzato, è una base solida che regge il secondo e permette agli individui di acquisire conoscenze più rapidamente entrando nel vivo della “gioco-lezione”, con riflessioni e collegamenti. 

Il principio delle pari opportunità si sviluppa anche in classe dove a ricevere sono tanto gli alunni quanto i docenti: ogni alzata di mano, ogni dibattito, ogni curiosità soddisfatta è una gratificazione per chi insegna e un souvenir da conservare nella vita di chi apprende. 

Se il futuro è ancora tutto da costruire, CELIM ha già iniziato cercando di compiere un lavoro di restauro su tutti quei muri di pregiudizio verso ciò che non conosciamo e verso ciò che crediamo di conoscere fin troppo bene, offrendo come strumenti una vasta scelta fra barattoli di colore; una migrazione collettiva muniti di scalpello, fiducia e buona volontà. 

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700 volontari e 50 anni di attività: buon compleanno LVIA!

La storica associazione di solidarietà e cooperazione internazionale affonda le proprie radici a Cuneo dove nel 1966, 50 anni fa, don Aldo Benevelli catalizzò il primo nucleo di giovani volontari.

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Perché No alla guerra in Libia e alcune proposte costruttive

Perché un intervento militare in Libia non ha senso e che cosa invece si dovrebbe fare? Le ragioni spiegate in modo chiaro nell'appello lanciato oggi da Movimenti non violenti e Ong in vista del sit-in davanti a Montecitorio questo pomeriggio alle 15,30, in occasione dell'informativa alla Camera del Ministro Gentiloni sulla Libia.

Noi rappresentanti di movimenti, associazioni e gruppi del mondo della pace e della nonviolenza siamo preoccupati delle pressioni esercitate sul nostro governo perché assuma un ruolo guida nell’intervento militare in Libia a fianco di altre potenze occidentali. Il Presidente del Consiglio ha detto che “non è in programma una missione militare italiana in Libia”. Ne prendiamo atto. Ma i problemi restano: - il contrasto all’espansione del terrorismo del sedicente Stato islamico;  - una minaccia alla sicurezza del nostro paese; - la stabilizzazione della nazione nordafricana. La guerra non è il mezzo adeguato per sconfiggere il terrorismo né tantomeno per portare stabilità alla Libia. Basterebbe guardare alla storia di questi ultimi anni per capire che gli interventi militari non hanno risolto i problemi, li hanno invece aggravati. 

A partire dalla dissennata guerra lanciata dalla Nato nel 2011 contro il regime di Gheddafi che avrebbe dovuto inaugurare un’era nuova di pace e democrazia. Invece la Libia è precipitata nel caos e nella guerra intestina. Non solo. Quella guerra ha posto le basi per altri conflitti. È ormai risaputo e documentato che il saccheggio di vasti arsenali di armi del colonnello durante l’operazione della Nato ha alimentato la guerra civile in Siria, rafforzato gruppi terroristici e criminali dalla Nigeria al Sinai e destabilizzato il Mali

Di fatto nessuno dei conflitti iniziati dal 1991 ad oggi – Iraq, Somalia, Balcani, Afghanistan, Siria – ha risolto i problemi sul campo, anzi sono tragicamente aggravati. Il fallimento di tali operazioni è sotto gli occhi di tutti: milioni di profughi abbandonati al loro destino che fuggono a causa delle nefaste conseguenze delle recenti guerre.

Oggi poi, un eventuale secondo intervento armato in Libia avrebbe gravi ripercussioni anche sulla vicina Tunisia che teme il debordare della crisi libica oltre i suoi confini, mettendo a repentaglio il suo fragile equilibrio politico e il faticoso cammino verso la democrazia avviato in questi ultimi anni.

Inutile e ovvio dire che saranno i civili a pagare il prezzo più alto di imprese militari, anche nel caso di attacchi effettuati dai droni. Per quanto si voglia far credere che la precisione di tale aerei telecomandati non causerà vittime tra la popolazione, i fatti dimostrano l’esatto contrario. Indagini condotte su una lunga serie di attacchi hanno messo in evidenza che per un terrorista colpito i droni uccidono altre trenta persone circa, tra cui donne e bambini. 

Se un intervento armato di polizia internazionale in Libia ci dovrà essere, sarà da considerarsi come estrema ratio, fatta nell’ambito delle Nazioni Unite e in seguito alla esplicita richiesta del governo unitario libico. Senza la quale – ammoniscono le autorità del governo di Tripoli – “qualsiasi tipo di operazione militare si trasformerebbe da legittima battaglia contro il terrorismo a palese violazione della nostra sovranità nazionale”. 

Va aggiunto che la lotta al terrorismo dello Stato Islamico non potrà mai essere vinta con un dispiegamento di forze militari. Anche la macchina bellica più potente è inefficace di fronte al fanatismo e alla capacità di mimetizzarsi dei terroristi in grado di colpire ovunque nel mondo cittadini inermi con attentati sanguinari. La nostra penisola è in una posizione particolarmente vulnerabile perché è la più esposta per la sua vicinanza geografica alle coste libiche.   

Per i motivi esplicitati qui sopra, ci rivolgiamo al governo italiano perché assuma un ruolo guida per indicare alla comunità internazionale la ricerca paziente e perseverante di una soluzione politica alla grave crisi libica.    

A tale scopo proponiamo con urgenza che l’Italia si impegni:

  • a ricostruire l’assetto statuale della Libia, sostenendo con la diplomazia e la politica l’iniziativa per un accordo tra le controparti e la formazione di un governo unitario tra i governi di Tobruk e di Tripoli;
  • a coinvolgere gli stati membri della Lega araba e dell’Unione africana anche al fine di bloccare i finanziamenti ai movimenti terroristici islamici che provengono da Arabia saudita e Qatar, dal commercio di petrolio e di droga;
  • a valorizzare la partecipazione della società civile della Libia nel processo di ricostruzione della loro nazione;
  • a garantire da parte dell’Europa l’apertura delle frontiere per accogliere e assistere i profughi, mettendo in campo in campo un’operazione di salvataggio in mare.   

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Etiopia: acqua per le nuove generazioni

Tagliato il nastro del nuovo impianto idrico di Agaro Bushi in Etiopia, realizzato da CVM in collaborazione con Saed Etiopia e la diocesi della zona.

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Tutte le forme di Yacha Wasi, la sorella andina dell'ong CoPE

Partendo dalla esperienza di Servizio Civile di Elisa Licciardi, scopriamo qualcosa di più del Perù, di Lima e dell'Associazione Yacha Wasi, che ogni giorno diffonde raggi di speranza in un territorio sempre più inquinato.

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Senegal, nel silenzio di Beude

Un posto dove la terra si spacca tanto è secca; dove di acqua non se ne spreca mai, nemmeno una goccia; dove il campo da coltivare è un luogo sacro. È questo il Senegal visto con gli occhi di Donatella Penati

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Lavoratrici domestiche, bambine senza diritti

Le bambine domestiche sono oltre 11 milioni al mondo, non percepiscono stipendio e lavorano anche fino a 20 ore al giorno. Un esercito invisibile, in alcuni paesi ancora molto diffuso, come in Tanzania, dove si trovano Glory e Salomé, che una volontaria del CVM ha incontrato 

di Luisanna Ramirez, da Bagamoyo, Tanzania*

Glory ha undici anni e ormai da un anno è una lavoratrice domestica. Vive nella casa del suo datore, e abita con la sua famiglia, composta da moglie e due figli.

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Erasmus+: come valorizzare le competenze acquisite nel volontariato

Non si vive di solo lavoro, si diceva una volta. Lo dimostrano la quantità di competenze che ogni giorno vengono acquisite da giovani e meno giovani durante attività di volontariato. È (anche) per questo motivo che l'ong C.O.P.E ha deciso di partecipare al progetto Erasmus+ Destination & Validation, per la valorizzazione delle competenze. 

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Clear Cyber Bullying: il progetto contro il bullismo in rete

Clear Cyber Bullying è il progetto Erasmus+ che ha l’obiettivo di monitorare e contrastare il fenomeno del bullismo in rete, promuovendo nei giovani un uso consapevole delle tecnologie e dei social network.

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Vivere nei sobborghi di Montevideo: i primi mesi al Centro “Don Bosco” alla Tablada

Percorsi educativi, corsi formativi e promozione dei diritti umani: su questo lavorano Claudia e Nicola, volontari del Servizio Civile con Amici dei Popoli a Montevideo. Ma di cosa si occupano nel concreto? 

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