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Car rapide, dal Senegal i trasporti non “commun”

Picchia forte sulla vecchia carrozzeria, Joff. Sembra anche lui, come il deposito dei car rapides, uscito dalla fucina del diavolo. Se Dante fosse passato da Dakar, avrebbe preso spunto da qui per la divina narrazione. Inferno e contemporaneamente Paradiso. Perché ciò che per il nord del mondo è dannazione per il sud è rinascita.

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Minerali insanguinati, l'Ue ha detto no

Le feroci guerre locali legate alle estrazioni minerarie scatenate da milizie irregolari e mercenarie non solo in Africa potrebbero trovare tregua: il Parlamento europeo ha finalmente, e contrariamente alle pessimistiche aspettative, preso posizione contro chi estrae, mette sul mercato e trasforma le materie prime di cui sono ricche tante terre del sud del mondo. Diventa obbligatoria la tracciabilità. Ma molto cammino resta da fare.

di Mario Ghirardi

Il voto di mercoledì 20 maggio è stato netto: 400 parlamentari capeggiati dal gruppo socialista hanno deciso di rendere obbligatoria la tracciabilità da parte di commercianti e fonderie delle materie prime dirette verso la UE, così come già avviene da parte degli Usa e di altre Nazioni. Ne escono sconfitte le lobby delle industrie pesantemente orientate invece verso la semplice autocertificazione spontanea, normativa ritenuta sinora l'unica praticabile.

Oggi la situazione è drammatica anche in aree più o meno circoscritte dell'Estremo Oriente e del Sud America dove l'estrazione di minerali rari e molto utilizzati nell'industria elettronica mette la popolazione locale in balia di mercenari pronti a tutto. Il loro obiettivo è ottenere il maggior profitto possibile utile ad autofinanziarsi, perpetuando con guerre civili il loro potere che sottrae alla giurisdizione di troppo deboli o conniventi governi amplissimi e ricchissimi territori. 

Massacri, vessazioni, stupri sono all'ordine del giorno per piegare la resistenza degli abitanti dei villaggi costretti a lavorare in miniera nelle condizioni più dure e disumane possibili, paragonabili allo schiavismo. La prima proposta della UE di limitare e regolamentare blandamente il commercio di soli quattro minerali, oro, tungsteno, titanio e stagno, con una ricaduta su poco meno di mezzo migliaio di aziende, è stata un primo passo, ma non poteva essere sufficiente per migliorare significativamente le condizioni di vita dei lavoratori. Per farli uscire dalla miseria in cui sono segregati occorre un passo più coraggioso, ovvero tenere sotto monitoraggio tutta la filiera dall'estrazione alla produzione ed estendere il controllo ad una più vasta gamma di minerali che costituiscono oggi il cuore caldo dei prodotti avanzati di elettronica, telefonini in testa.

"L'industria dei Paesi europei ed in particolare quella tedesca che si avvale in abbondanza di quei minerali non ha niente da temere da un legale approvvigionamento, che sia trasparente nei suoi passaggi - afferma con fermezza monsignor Ambongo, vescovo in Congo - Una norma chiara e inderogabile invece comporta automaticamente la progressiva messa al bando di questi metodi schiavisti, offrendo reale retribuzione a chi lavora, senza che questo metta in discussione i guadagni delle industrie che importano e trasformano le materie prime. È inutile e contraddittorio che l'Europa offra aiuti umanitari e poi si avvalga dei profitti generati letteralmente dal sangue di questi schiavi. Quei minerali sono oggi davvero insanguinati, non è solo un modo di dire. Le complicità tra il governo congolese, quelli circostanti di Burundi, Ruanda e Uganda e le grandi compagnie minerarie sono la causa dello sfruttamento irresponsabile e delle condizioni di vita indegne delle popolazioni locali soggette a trasferimenti forzati e private spesso dell'accesso all'acqua". Senza contare che per questo motivo molti cercano di fuggire verso l'Europa alimentando la tratta che porta a morire sui barconi che cercano di attraversare il Mediterraneo.

Contro una tale insostenibile situazione, che coinvolge anche terre come la Colombia, la Birmania per la giada e lo Zimbabwe, grande contenitore di diamanti, si sono apertamente schierate le ong del Cidse (per l'italia la Focsiv) e i vescovi africani che hanno lanciato una petizione internazionale.

Nei villaggi non solo gli adulti ma anche i bambini vengono fatti oggi lavorare nel sottosuolo a mani nude, a temperature elevate, in cunicoli a rischio frane, senza protezioni per due dollari al giorno, una paga che sembra una fortuna a chi è abituato a coltivare con fatica la terra. Sperano di potersi pagare la scuola e magari una bicicletta. Ma la realtà è diversa, pagano una tangente ad un gruppo armato che sarà presto soppiantato da un successivo oppressore. Sono costretti a chiedere prestiti e, se avranno la fortuna di sopravvivere, entreranno in un circolo vizioso di ulteriore sfruttamento. In miniera si lavora ininterrottamente al buio, spesso non si dorme. Altri ragazzini trasportano carichi di 25 chili sulla testa per consegnare i minerali estratti. Con quei pochi soldi possono appena appena comprare cibo a prezzi sempre più elevati da commercianti a loro volta vessati. Intanto più nessuno coltiva la terra e si sfasciano i rapporti consolidati, distruggendo per sempre un millenario contesto sociale di mutuo aiuto.

Il voto europeo favorevole alla tracciabilità  della provenienza e della lavorazione dei minerali non è tuttavia sufficiente. È  piuttosto un ottimo e, ripetiamo, quasi insperato, punto fermo di partenza perché su esso si fonda la trattativa con la Commissione parlamentare sul regolamento che tuttavia troverà concretezza non prima di un anno e che non andrà oltre il monitoraggio dei quattro principali metalli indispensabili al funzionamento della tecnologia quotidianamente in mano a ciascuno di noi. Peccato che i circuiti elettronici dei nostri telefonini contengano non quattro, ma almeno una ventina di minerali rari provenienti in gran parte da zone di conflitto.  Tuttavia non sarebbe onesto non rallegrarsi per il colpo d'ala di una classe politica europea sin qui ben poco coraggiosa.

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Vivere da rifugiati in Ruanda

Dopo lo scoppio delle violenze in Burundi decine di migliaia di famiglie sono state costrette a fuggire nei paesi vicini.
La dura vita quotidiana di chi ha dovuto abbandonare tutto

di Gabriel Nikundana da Kigali

 

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Giochi di potere e controllo dell'informazione. Prove di dittatura dal Burundi

“In queste due ultime settimane dominate dall’incertezza politica, Bujumbura ha un aspetto desolato. Poche macchine, pochi negozi aperti, poche persone che circolano, molta polizia in anti sommossa in ogni angolo della città” racconta Simone Teggi, cooperante, scrivendo sul sito dell’associazione per cui si trova in Burundi “le paure del conflitto etnico tornano a galla, nascoste, ma ancora come vividi ricordi, molti scelgono di scappare”.

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Un viaggio responsabile nel cuore dell’Africa

Ami viaggiare fuori dagli schemi e il pensiero di essere ostaggio di un villaggio turistico ti terrorizza? La curiosità è la tua più fidata consigliera? Se si, potresti far parte della percentuale sempre crescente di italiani ed europei che scelgono il viaggio responsabile e il turismo sostenibile.

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A supporto dell'agricoltura familiare

Nel week-end compreso tra il 16 e il 17 maggio torna “Abbiamo riso per una cosa seria – La fame si vince in famiglia”, la campagna FOCSIV volta alla promozione e al rafforzamento della pratica di agricoltura familiare.

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XXII Premio del Volontariato Internazionale: aperte le candidature

Torna il XXII Premio del Volontariato Internazionale promosso da FOCSIV. Quest'anno due sono i riconoscimenti che la federazione delle ong conferirà il 5 dicembre in occasione della Giornata Mondiale del Volontariato indetta dalle Nazioni Unite.
La data di scadenza per presentare le candidature è 6 luglio

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Burundi: giornalisti in lutto per la libertà di stampa

Le radio indipendenti costrette a sospendere le trasmissioni, le linee telefoniche interrotte e la "Maison de la Presse" chiusa dalla polizia: ieri il Burundi ha celebrato così la Giornata mondiale per la libertà di stampa.

In lutto ma uniti, i giornalisti hanno manifestato il proprio dissenso per le recenti misure restrittive e il regime di censura messo in atto dal governo burundese, che mira a far passare sotto silenzio quanto sta avvenendo nel Paese.

di Viviana Brun

 

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Dire la verità non deve costare la Vita. Un'intervista a Ahmad Ashour di Al Jazeera

Ad agosto Al Jazeera lancerà il sito Public Liberties and Human Right. In occasione del DevReporter Forum, ne abbiamo parlato direttamente con Ahmad Ashour uno dei giornalisti dell'emittente televisiva. 

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Nuovo Expo, vecchi fenomeni: espropriare terre per esportare beni

Grazie all'arrivo di Expo, diritto al cibo e agricoltura tornano temi centrali del dibattito internazionale. Eppure nell'ultimo decennio 90 sono stati i milioni di mq di terreno rubati ai contadini. 

di Mario Ghirardi

Il nuovo colonialismo si chiama 'land grabbing'. Non è più quello delle potenze imperiali di inizio Novecento che di fronte ai tavoli dei loro negoziati tracciarono con la matita linee rette destinate a dividere con tracciati regolari i deserti dell'Africa e del Medio Oriente. Nulla contavano allora la storia e i rapporti dei popoli che li abitavano, contavano solo le reciproche sfere di influenza per sfruttare le risorse ambientali e le materie prime come fette di una torta da cui le potenze europee potessero trarre indisturbate il massimo del vantaggio economico. Oggi i nuovi colonizzatori si chiamano, oltre ai sempre vivi Paesi europei, Stati Uniti d'America, Brasile, Corea del Sud, Stati arabi della penisola del Golfo Persico e, con qualche distinguo, Cina.

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DevReporter Network: a Torino il Forum Internazionale

A essere centro del dibattito internazionale sul giornalismo e sulle sfide dello sviluppo globale sarà  Torino. Tra l’11 e 12 giugno, presso l’Arsenale della Pace si terrà il 2° Forum Internazionale organizzato da DevReporter Network, la rete di giornalisti e operatori della cooperazione allo sviluppo, enti locali, docenti universitari di numerosi provenienti da numerosi paesi nel mondo. 

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Il Nepal chiama, le ong e la società civile si mobilitano

 Il bilancio dei morti supera le 5 migliaia e i feriti arrivano quasi a 11 mila.

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Menstrual Hygiene Day, nel mondo ancora troppi tabù sulle mestruazioni


L'assenza di igiene mestruale è all'origine di malattie e disagio psico-sociale in molte fasce della popolazione in tutto il mondo; non di rado, inoltre, nei Pvs le donne con le mestruazioni sono considerate "impure", perdono giorni di scuola e non vanno al lavoro. Il Menstrual Hygiene Day (Giornata internazionale dell'igiene mestruale) si celebra il 28 maggio: nasce per rompere i tabù e creare consapevolezza e dibattito intorno a un tema che ancora oggi intacca la libertà di una parte dell'universo femminile.

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World Bank sotto accusa, ecco i risultati dell'indagine di HuffPost e ICIJ

Regolarmente la Banca Mondiale non riesce a far rispettare le proprie norme in materia di protezione delle persone durante i percorsi di finanziamento dei suoi progetti, con conseguenze devastanti per i più poveri e vulnerabili: in nuce, questo è il risultato di un'indagine realizzata dal Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi (The International Consortium of Investigative Journalism), in collaborazione con The Huffington Post e oltre 20 partner.

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Dal risk management nei Paesi a rischio, all’amministrazione di un progetto; dal Project Cycle management, all’approccio di genere fino alle…