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Ultim'ora dall'Italia e dal mondo


Il lascito solidale non è più un tabù

Cresce la propensione degli italiani nei confronti del lascito testamentario alle associazioni: il 14% dei nostri connazionali lo ha già fatto (3%) o intende farlo (11%), con un aumento del +55% rispetto al 2009. Sono i dati presentati oggi al Primo Convegno Nazionale “Testamento Solidale. Una tradizione che guarda al futuro” indetto in occasione della Giornata Internazionale del Lascito Solidale

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Donne africane in Italia: storie di ordinaria discriminazione

 Insulti gratuiti sul bus, apprezzamenti volgari in coda al mercato, sentirsi guardate a vista dalle commesse dei negozi per paura di furti, considerate ignoranti per definizione, sono molte le storie di piccole e grandi discriminazioni raccontate dalle donne di origine africana al convegno Il protagonismo delle donne africane. Quali sfide?, organizzato a Torino. "Per quanto tempo saremo ancora costrette a subire?”

di Mario Ghirardi

 

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Educare alla cittadinanza mondiale, il miglior investimento per il futuro

Il compito di “Educare alla Cittadinanza Globale nella scuola” in tutto il mondo sarà guidato nei prossimi 15 anni dall’Agenda Globale per lo Sviluppo  Sostenibile 2030, che indica come Obiettivo 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti. Se ne discuterà giovedì 23 a Roma durante il Seminario nazionale del progetto Un solo mondo un solo futuro, che riunisce 22 ong e ha lavorato in oltre 550 scuole italiane.

 

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Abbattere i pregiudizi a scuola

"Un muro scatena la curiosità dei bambini che si trovano da un lato e dall'altro: vogliono vedere cosa c'è dall'altra parte. Entrambi trovano nell'altro uno straniero e sono felici di scambiarsi doni. Ognuno uscirà dall'incontro arricchito di emozioni nuove, di gioia, di voglia di amicizia."

È questa l'idea di un laboratorio teatrale prodotto dai bambini della classe 5b della scuola primaria di Via Vigevano di Milano durante la Settimana Scolastica della Cooperazione, svolta dal 22 al 28 febbraio. La trama si tesse fra le altre attività che coinvolgono una rete di 500 scuole primarie e secondarie di tutta Italia, un intreccio che irrobustisce il tessuto del sipario, aprendosi al debutto del progetto “Un solo mondo, un solo futuro”. 

"L'educazione da e-ducere (trarre da) indica la possibilità di condurre fuori, quindi liberare, far venire alla luce qualcosa che è nascosto nel soggetto" ed è quello che il progetto, sposato dall’ong milanese CELIM e attuato in 20 scuole tra Milano, Voghera e Treviso si prefigge come obiettivo. 

Come Platone racconta nel Mito della Caverna, attraverso un buon contenuto che funge da esca – un filo che conduce fuori da se stessi per introdurre alla realtà, verso una pienezza che fa crescere la persona – il progetto spinge ad uscire dal guscio nel quale si è rimasti intrappolati da troppo tempo, quasi addormentati dal potente siero dell'abitudine, delle false convinzioni o dalle ombre che la nostra mente ci presenta come solide e reali.

Come funziona il progetto? Esperti di educazione interculturale incontrano gli insegnanti fuori dalla caverna – o dalle mura scolastiche – domandandosi come il tema della migrazione, scelto da CELIM e proposto nelle scuole, possa sviluppare le competenze adeguate ad una società globale. 

Le attività di apprendimento programmate combinano due modelli educativi: formale e non formale. Il primo, più istituzionalizzato, è una base solida che regge il secondo e permette agli individui di acquisire conoscenze più rapidamente entrando nel vivo della “gioco-lezione”, con riflessioni e collegamenti. 

Il principio delle pari opportunità si sviluppa anche in classe dove a ricevere sono tanto gli alunni quanto i docenti: ogni alzata di mano, ogni dibattito, ogni curiosità soddisfatta è una gratificazione per chi insegna e un souvenir da conservare nella vita di chi apprende. 

Se il futuro è ancora tutto da costruire, CELIM ha già iniziato cercando di compiere un lavoro di restauro su tutti quei muri di pregiudizio verso ciò che non conosciamo e verso ciò che crediamo di conoscere fin troppo bene, offrendo come strumenti una vasta scelta fra barattoli di colore; una migrazione collettiva muniti di scalpello, fiducia e buona volontà. 

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Abbiamo riso per una cosa seria: il 14 e 15 maggio in 1000 piazze italiane

Torna per  il 14° anno consecutivo la Campagna nazionale "Abbiamo RISO per una cosa seria" della FOCSIV - Volontari nel mondo a favore dell'agricoltura familiare in Italia e nel mondo insieme, per il secondo anno, a Coldiretti e Fondazione Campagna Amica, con il Patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, la diffusione nei Centri Missionari Diocesani della CEI Missio e come testimonial Antonello Fassari, attore volto storico della campagna, Giancarlo Perbellini, chef pluristellato e, amico della Campagna, Edoardo Raspelli giornalista, scrittore e gastronomo.

 

Un'iniziativa che unisce gli agricoltori italiani, i contadini delle aree più povere del mondo ed i consumatori consapevoli per il diritto al cibo e la dignità di chi lavora la terra, contro l'abbandono della terra, il caporalato e la schiavitù di chi sottopaga i prodotti agricoli e il lavoro nei campi. Una vera e propria filiera agroalimentare  per sostenere le piccole comunità ruralipromuovere politiche favorevoli, divulgare la conoscenza del valore dell'agricoltura familiare come risposta alla crisi globale, ai cambiamenti climatici, alle emigrazioni.

“La Campagna “Abbiamo RISO per una cosa seria”, che anche quest’anno si avvale del patrocinio del Ministero delle politiche agricole, si ispira ad un modello di agricoltura fondata su valori e sul rispetto delle persone; unire con un’alleanza, non solo di intenti, il Nord con il Sud, puntando sull’agricoltura familiare, che è una delle prime attività compiute dall’uomo, consente di restituire alle comunità, non solo il diritto al cibo, ma soprattutto la dignità umana; si avvia così un processo di economia territoriale in grado di migliorare la qualità della vita e in questo percorso la solidarietà sa fare la differenza." – ha ribadito Andrea Olivero, Vice Ministro del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

Un grande progetto che sostiene in Italia il Villaggio solidale, realizzato insieme a Coldiretti in Puglia, per dare ospitalità agli immigrati sottraendoli allo sfruttamento del caporalato, garantendo loro un regolare contratto di lavoro per la raccolta stagionale del pomodoro nelle imprese agricole Coldiretti, e nelle aree più povere del mondo 38  interventi dei Soci della FOCSIV di agricoltura familiare a favore di 114.248 famiglie di contadini.

Dal 9 al 18 maggio si può sostenere questo grande progetto donando al 45594 un SMS da 2 Euro al cellulare personale - TIM, Vodafone, WIND, 3, Postemobile, CoopVoce e Tiscali - oppure con una telefonata da rete fissa di casa da 2 o 5 Euro - TIM, Infostrada, Fastweb, Vodafone, Tiscali e TWT.

L'intervento italiano, in particolare, vuole mette in evidenza come oggi i lavoratori stranieri siano una parte determinante per la crescita del settore agricolo nel nostro Paese, tanto da contare, secondo i dati della Coldiretti, oltre 300mila gli immigrati impiegati con un regolare contratto in agricoltura.

L’apporto del lavoro straniero, è pari circa a 1/4 del totale delle giornate di lavoro dichiarate dalle aziende, quindi, quasi un quarto dell’agricoltura italiana è nelle mani degli stranieri in termini di contributo al lavoro. Sono i lavoratori stranieri che contribuiscono in modo strutturale e determinante all'economia agricola italiana  e rappresentano una componente indispensabile per garantire in molte aree del Paese i primati del Made in Italy alimentare, nostro vanto nel mondo. È, soprattutto, il loro impiego nei campi che, come hanno più volte sottolineato Coldiretti e FOCSIV, va salvaguardato da inquietanti fenomeni di sfruttamento illegale del lavoro che umilia e piega la dignità degli uomini, gettando un'ombra su un settore che ha scelto la strada dell'attenzione alla sicurezza alimentare e ambientale.

"Il modello italiano dell’agricoltura familiare, al centro della Campagna “Abbiamo RISO per una cosa seria”, è una sfida su cui investire e da esportare ed è possibile grazie anche all'alleanza tra mondo agricolo ed una Federazione di volontariato come FOCSIV. - ha sottolineato Roberto Moncalvo, Presidente Coldiretti - Con il loro lavoro gli imprenditori agricoli italiani hanno posto al centro la persona per costruire una agricoltura di straordinaria qualità con caratteri distintivi unici, con una varietà e un’articolazione che non ha uguali al mondo”ma anche percorsi di accoglienza per i migranti."

 

14 anni fa FOCSIV scelse il riso, l'alimento tra i più consumati al mondo in particolare tra i più poveri, come simbolo della Campagna "Abbiamo RISO per una cosa seria". Oggi è un grande movimento che vede il 14 e 15 maggio in 1000 piazze, nelle parrocchie italiane e nei mercati di Campagna Amica circa 4000 volontari ad offrire pacchi di riso "Roma" 100% italiano della Filiera Agricola Italiana, per una donazione minima di 5,00 Euro.

 

Guarda lo spot della campagna

 

 

"Partecipare alla Campagna "Abbiamo RISO per una cosa seria", anche solo con il semplice gesto di donare un SMS al 45594, significa diventare cittadini consapevoli. - ha dichiarato Gianfranco Cattai, presidente FOCSIV -  Così come quei milioni di chicchi di riso, presenti in piazza a metà maggio, stanno a rappresentare che si può essere attivi nelle scelte che ci riguardano più da vicino, che ci si può liberare dalla schiavitù dei prezzi imposti dalle multinazionali dell'agroalimentare, che gli agricoltori italiani possono dare una risposta concreta al fenomeno del caporalato ed i contadini del Sud possono liberarsi dai condizionamenti dell'agribusiness e non temere l'abbandono della terra grazie all'agricoltura familiare."

 

www.abbiamorisoperunacosaseria.it #risoxunacosaseria

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Perché No alla guerra in Libia e alcune proposte costruttive

Perché un intervento militare in Libia non ha senso e che cosa invece si dovrebbe fare? Le ragioni spiegate in modo chiaro nell'appello lanciato oggi da Movimenti non violenti e Ong in vista del sit-in davanti a Montecitorio questo pomeriggio alle 15,30, in occasione dell'informativa alla Camera del Ministro Gentiloni sulla Libia.

Noi rappresentanti di movimenti, associazioni e gruppi del mondo della pace e della nonviolenza siamo preoccupati delle pressioni esercitate sul nostro governo perché assuma un ruolo guida nell’intervento militare in Libia a fianco di altre potenze occidentali. Il Presidente del Consiglio ha detto che “non è in programma una missione militare italiana in Libia”. Ne prendiamo atto. Ma i problemi restano: - il contrasto all’espansione del terrorismo del sedicente Stato islamico;  - una minaccia alla sicurezza del nostro paese; - la stabilizzazione della nazione nordafricana. La guerra non è il mezzo adeguato per sconfiggere il terrorismo né tantomeno per portare stabilità alla Libia. Basterebbe guardare alla storia di questi ultimi anni per capire che gli interventi militari non hanno risolto i problemi, li hanno invece aggravati. 

A partire dalla dissennata guerra lanciata dalla Nato nel 2011 contro il regime di Gheddafi che avrebbe dovuto inaugurare un’era nuova di pace e democrazia. Invece la Libia è precipitata nel caos e nella guerra intestina. Non solo. Quella guerra ha posto le basi per altri conflitti. È ormai risaputo e documentato che il saccheggio di vasti arsenali di armi del colonnello durante l’operazione della Nato ha alimentato la guerra civile in Siria, rafforzato gruppi terroristici e criminali dalla Nigeria al Sinai e destabilizzato il Mali

Di fatto nessuno dei conflitti iniziati dal 1991 ad oggi – Iraq, Somalia, Balcani, Afghanistan, Siria – ha risolto i problemi sul campo, anzi sono tragicamente aggravati. Il fallimento di tali operazioni è sotto gli occhi di tutti: milioni di profughi abbandonati al loro destino che fuggono a causa delle nefaste conseguenze delle recenti guerre.

Oggi poi, un eventuale secondo intervento armato in Libia avrebbe gravi ripercussioni anche sulla vicina Tunisia che teme il debordare della crisi libica oltre i suoi confini, mettendo a repentaglio il suo fragile equilibrio politico e il faticoso cammino verso la democrazia avviato in questi ultimi anni.

Inutile e ovvio dire che saranno i civili a pagare il prezzo più alto di imprese militari, anche nel caso di attacchi effettuati dai droni. Per quanto si voglia far credere che la precisione di tale aerei telecomandati non causerà vittime tra la popolazione, i fatti dimostrano l’esatto contrario. Indagini condotte su una lunga serie di attacchi hanno messo in evidenza che per un terrorista colpito i droni uccidono altre trenta persone circa, tra cui donne e bambini. 

Se un intervento armato di polizia internazionale in Libia ci dovrà essere, sarà da considerarsi come estrema ratio, fatta nell’ambito delle Nazioni Unite e in seguito alla esplicita richiesta del governo unitario libico. Senza la quale – ammoniscono le autorità del governo di Tripoli – “qualsiasi tipo di operazione militare si trasformerebbe da legittima battaglia contro il terrorismo a palese violazione della nostra sovranità nazionale”. 

Va aggiunto che la lotta al terrorismo dello Stato Islamico non potrà mai essere vinta con un dispiegamento di forze militari. Anche la macchina bellica più potente è inefficace di fronte al fanatismo e alla capacità di mimetizzarsi dei terroristi in grado di colpire ovunque nel mondo cittadini inermi con attentati sanguinari. La nostra penisola è in una posizione particolarmente vulnerabile perché è la più esposta per la sua vicinanza geografica alle coste libiche.   

Per i motivi esplicitati qui sopra, ci rivolgiamo al governo italiano perché assuma un ruolo guida per indicare alla comunità internazionale la ricerca paziente e perseverante di una soluzione politica alla grave crisi libica.    

A tale scopo proponiamo con urgenza che l’Italia si impegni:

  • a ricostruire l’assetto statuale della Libia, sostenendo con la diplomazia e la politica l’iniziativa per un accordo tra le controparti e la formazione di un governo unitario tra i governi di Tobruk e di Tripoli;
  • a coinvolgere gli stati membri della Lega araba e dell’Unione africana anche al fine di bloccare i finanziamenti ai movimenti terroristici islamici che provengono da Arabia saudita e Qatar, dal commercio di petrolio e di droga;
  • a valorizzare la partecipazione della società civile della Libia nel processo di ricostruzione della loro nazione;
  • a garantire da parte dell’Europa l’apertura delle frontiere per accogliere e assistere i profughi, mettendo in campo in campo un’operazione di salvataggio in mare.   

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Cittadini consapevoli: laboratori scolastici a Bologna

“Non basta un paragrafo o un capitolo di un libro di testo per abituare i ragazzi ad analisi non superficiali della realtà che li circonda” dice Giovanna Renzi, “prof.” delle scuole medie Guinizzelli di Bologna intervistata a proposito del laboratorio di geografia interculturale, appena svolto in una sua classe. Il laboratorio fa parte di una serie di incontri svolti dall'ONG Amici dei Popoli e altre realtà associative di Bologna all'interno del progetto “Fai la cosa giusta”, promosso dal Comune e cofinanziato dalla Regione Emilia Romagna. 

L'obiettivo è la promozione della cultura del senso civico, della cittadinanza responsabile e della legalità all'interno della popolazione giovanile. L'offerta formativa è molto varia, e tocca un vasto spettro disciplinare: dall'informazione sugli effetti psico-fisici delle droghe all'educazione all'affettività, dal cyberbullismo all'educazione allo sviluppo. Proprio su quest'ultimo tema l'associazione Amici dei Popoli ha effettuato nel 2016 ben 32 incontri in 16 classi differenti, e ciascuna di queste ha scelto un tema specifico tra quelli proposti: educazione al consumo consapevole e all'ecologia, geografia interculturale e diritti umani.

Questi laboratori non sono condotti come una lezione frontale tipica delle scuole, bensì seguendo una metodologia di educazione informale: “interviene un esterno – continua la Renzi – una voce non classificabile tra le noiosamente didattiche". I ragazzi non ascoltano passivamente, ma sono chiamati a intervenire attraverso giochi, scenette, improvvisazioni teatrali, creazione di collage o piccoli oggetti costruiti con materiali da riciclo. Sono così spronati a interagire, “toccare con mano” l'oggetto del discorso, interiorizzarlo criticamente e non immagazzinarlo passivamente secondo la concezione del sapere che Augusto Boal, padre della Pedagogia dell'Oppresso, definiva “depositaria”. 

Ad esempio, con il “gioco delle sedie” i ragazzi sperimentano, in maniera interattiva, la distribuzione sproporzionata di popolazione e risorse tra “Nord” e “Sud” del Mondo: dopo essersi divisi in cinque gruppi (i continenti), devono prendere un numero di sedie corrispondente alle rispettive risorse disponibili; quelli appartenenti al gruppo Asia, ad esempio, devono sedersi in una decina su due o tre sedie, mentre quelli del Nord America sono uno-due sopra molti scranni. Una maniera semplice e diretta per rendere consapevoli di queste ingiustizie dei preadolescenti. Finita l'attività si discute su cosa si ha provato, sulle impressioni avute e si chiede, ad esempio, di trovare soluzioni per stare più comodi: si toccano quindi i temi dell'immigrazione, del credito e del debito, dell'accaparramento delle risorse e delle guerre. 

“Quello che più mi piace – dice Margherita Bartolomei, una delle operatrici del progetto – è vedere i bimbi e i ragazzi con le facce sorprese quando scoprono qualcosa di nuovo e lontano dal loro immaginario... il gioco delle sedie, per esempio, o le reali dimensioni dei paesi con la carta di Peters. Oppure quando si parla di diritti umani e scoprono che anche “nell'avanzata Italia” vengono spesso violati. Mi piace quando i ragazzi durante il laboratorio raccontano di sé e delle loro difficoltà – mi è capitato sia con il lab sui diritti umani sia con quello su stereotipi e pregiudizi”.

“Questi laboratori sono molto importanti per le scuole – afferma la prof Giuseppina Bollino – e sono occasioni di approfondimento di tematiche che solitamente vengono affrontate brevemente dal sistema scolastico italiano”. Secondo Antonella Dughero della primaria Bottego “nella scuola questi argomenti mi sembrano importantissimi, anche se oggi la forma vuota delle 'competenze' e la valutazione delle abilità paiono prevalere sull'educazione alla pace che mi pare, come tristemente si vede ogni giorno,  la cosa più importante”. I temi trattati non vengono infatti affrontati approfonditamente nelle classi e non sono sistematicamente presenti nei programmi ministeriali, quando sarebbero invece  di importanza non secondaria di fronte alle sfide e agli obiettivi del nostro secolo, come la riduzione dei consumi e dell'inquinamento, la lotta al razzismo e ai pregiudizi verso migranti, omosessuali, emarginati.

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Tutte le forme di Yacha Wasi, la sorella andina dell'ong CoPE

Partendo dalla esperienza di Servizio Civile di Elisa Licciardi, scopriamo qualcosa di più del Perù, di Lima e dell'Associazione Yacha Wasi, che ogni giorno diffonde raggi di speranza in un territorio sempre più inquinato.

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Libano: 1 milione i rifugiati siriani nel paese

Le tragiche vicende della guerra civile in Siria hanno portato in Libano oltre 1 milione e mezzo di rifugiati dal 2011. Per un paese abitato da soli 4 milioni di libanesi e già di per sé vulnerabile a causa di un violento recente passato, l’accoglienza di un numero così elevato di profughi ha provocato problemi di natura economica e di tenuta sociale molto seri. Il progetto dell'ong CELIM di Milano.

Per questo, dal 2015, il CELIM di Milano ha avviato un progetto in partnership con Caritas Lebanon Migrants Center e Caritas Ambrosiana e cofinanziato dalla Cooperazione Italiana, che prevede due aree d’intervento a favore della popolazione straniera presente in Libano: in particolare i nuclei familiari di rifugiati siriani e le lavoratrici migranti. 

Le attività si concentrano nel campo profughi palestinese di Dbayeh, poco distante da Beirut, nato negli anni ’50 e in cui negli ultimi anni sono giunti più di un migliaio di siriani, creando nuove sacche di vulnerabilità e generando tensioni tra le diverse comunità (libanesi, palestinesi e siriane), e si rivolgono in particolare a minori e donne. La fuga dal conflitto, la perdita dei padri e mariti di cui non hanno più notizie e le condizioni del viaggio mettono a dura prova la loro stabilità fisica ed emotiva per questo CELIM e Caritas Lebanon assicurano: cure mediche, assistenza psicologica e attività psico-sociali e di risoluzione dei conflitti, corsi di alfabetizzazione e aiuti umanitari.

La seconda area di intervento del progetto prevede attività di accoglienza e protezione per le lavoratrici migranti: non tutelate dalla legislazione libanese in quanto nemmeno contemplate e soggette a severe regole sull’immigrazione basate sul sistema della kafala (sponsorizzazione) che le vincola al datore di lavoro, diventano facili vittime di abusi e diritti negati. Il centro di accoglienza denominato Olive Shelter, situato alla periferia di Beirut ma la cui posizione è riservata per motivi di sicurezza, ospita circa 60 donne giunte in Libano dall’Etiopia, dalle Filippine e dallo Sri Lanka per lavorare come assistenti domestiche con la volontà di contribuire al mantenimento della famiglia rimasta nel paese d’origine. Lontane dai figli, isolate dal punto di vista linguistico e culturale, ignorate dalla legislazione nazionale, molte di queste donne finiscono per percepire la loro esperienza come un completo fallimento esistenziale cui purtroppo molto spesso si aggiungono abusi e violenze. Lo staff che gestisce il Centro è composto da persone provenienti dagli stessi Paesi delle donne accolte, un modo efficace per non farle sentire isolate. In attesa che la procedura di rimpatrio, quando richiesta, venga accolta, all’interno della struttura protetta le giornate trascorrono un po’ meno lente e certamente non con le mani in mano, grazie a lezioni di lingua e di informatica base, attività creative e ricreative. 

Sabato e domenica 14 e 15 maggio, i volontari CELIM parteciperanno alla campagna Focsiv Abbiamo RISO per una cosa seria: presso i banchetti dell’ONG in Milano e provincia, con un’offerta di 5 euro si riceve un pacco di riso e si permette la distribuzione di aiuti umanitari alle famiglie siriane rifugiate in Libano. 

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Lavoratrici domestiche, bambine senza diritti

Le bambine domestiche sono oltre 11 milioni al mondo, non percepiscono stipendio e lavorano anche fino a 20 ore al giorno. Un esercito invisibile, in alcuni paesi ancora molto diffuso, come in Tanzania, dove si trovano Glory e Salomé, che una volontaria del CVM ha incontrato 

di Luisanna Ramirez, da Bagamoyo, Tanzania*

Glory ha undici anni e ormai da un anno è una lavoratrice domestica. Vive nella casa del suo datore, e abita con la sua famiglia, composta da moglie e due figli.

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Il Pulitzer 2016 fotografa il dramma dei migranti
Il New York Times e l'agenzia Reuters hanno vinto il premio Pulitzer 2016 per la sezione fotografica Breaking News grazie agli scatti con cui hanno raccontato la crisi dei migranti nel 2015, dalla fuga dai paesi in guerra allo sbarco in Europa. Ne ha dato notizia oggi a New York il comitato che attribuisce il prestigioso premio.
 Per Reuters è stato nominato vincitore lo staff foto, mentre per il New York Times i vincitori sono Mauricio Lima, Sergey Ponomarev, Tyler Hicks e Daniel Etter.
 Ecco alcune delle splendide foto vincitrici, che parlano da sole.
 

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Clear Cyber Bullying: il progetto contro il bullismo in rete

Clear Cyber Bullying è il progetto Erasmus+ che ha l’obiettivo di monitorare e contrastare il fenomeno del bullismo in rete, promuovendo nei giovani un uso consapevole delle tecnologie e dei social network.

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Carestia nel corno d'Africa. 10 milioni di persone in balia della siccità

In Etiopia e Somalia è crisi umanitaria. Le piogge tanto attese non sono arrivate. La Farnesina stanzia 10 milioni di Euro per affrontare la siccità in 5 Paesi africani. La testimonianza dei volontari LVIA in Etiopia "Le famiglie sono ridotte alla fame. Con il peggioramento climatico vediamo che crisi come siccità e carestie sono sempre più frequenti" 

di Lia Curcio

Come ha denunciato l’OMS, è in corso la siccità peggiore degli ultimi 30 anni in Etiopia e in Somalia. «L'Etiopia sta affrontando uno dei più seri choc climatici della propria storia, con dieci milioni di persone a rischio di perdere raccolti e bestiame, oltre ad avere gravi carenze d'acqua e problemi di salute - spiega Ahunna Eziakonwa-Onuchie, coordinatore della risposta siccità per l'Onu -. Stiamo lanciando una campagna per un aumento dei fondi che sia commisurato alla scala e alla gravità della crisi».

Anche la cooperazione italiana si è mobilitata e ieri si è tenuta alla Farnesina una conferenza stampa in cui il Vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Mario Giro, il Direttore Generale della Cooperazione allo Sviluppo, Gianpaolo Cantini e il Direttore dell'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Laura Fringenti, hanno presentato il Piano Nazionale di risposta all’emergenza alimentare provocata dal fenomeno climatico “El Niňo” in cinque Paesi dell’Africa tra cui l’Etiopia.

Il Piano prevede 10 Milioni di Euro per finanziare sia interventi di prima emergenza in favore delle comunità più vulnerabili, sia progetti destinati a consentire la ripresa delle attività agro-pastorali. La realizzazione degli interventi interesserà 5 Paesi (Etiopia, Mozambico, Malawi, Swaziland e Zimbabwe)

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Facilitazione linguistica e culturale: uno strumento efficace per la coesione sociale

Un progetto di facilitazione linguistica può essere la chiave per una maggiore integrazione all'intero di un determinato territorio? Secondo Amici dei Popoli sì, ecco come.

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