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Mentre negli Stati Uniti il presidente Obama dichiara che l’epidemia di ebola è ormai fuori controllo e una minaccia alla sicurezza mondiale, annunciando l’imminente intervento dell’esercito statunitense nelle zone colpite dal virus, c’è chi in quei paesi ci lavora, i cooperanti, e chi ci vive, la popolazione locale, i quali vivono quotidianamente il grave problema causato dall’epidemia.

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La rapida diffusione del virus ha fatto sì che i governi locali decidessero di intervenire con misure eccessive, come chiudere le frontiere, condannando questi stati all’isolamento. Le diverse ong che lavorano sul campo hanno trovato altre soluzioni meno invasive per combattere il virus. In collaborazione con Hot, Humanitarian OpenStreetMap Team, è stata avviata la creazione di una mappa online, accessibile a tutti, basata sui sistemi di rilevazione geografica a Gps. Attraverso il satellite viene scattata una fotografia che permette di capire, attraverso la densità di popolazione e il modo di interagire delle persone, con quanta rapidità si diffonde la malattia e in che modo si propaga.

L’ebola è una malattia, con sintomi inizialmente molto simili a quelli della malaria, che si trasmette attraverso i fluidi corporei. È necessario evitare contatti con i malati e con i cadaveri e mantenere un regolare igiene personale per limitare la trasmissione del virus. Ma questo non era stato detto alla popolazione locale, e probabilmente non verrà fatto ora che l’emergenza si è aggravata. Come sostiene Federico Mazzarella, cooperante in Guinea per la ong torinese Cisv, il mal governo e le usanze locali hanno contribuito alla diffusione della malattia. Mazzarella racconta che l’economia famigliare si mantiene attraverso la partecipazione ai vari mercati che si trovano nella regione, il che prevede spostamenti quotidiani più o meno lunghi. Di conseguenza il rischio di entrare in contatto con persone infette è molto più elevato, come la probabilità di trasmettere il virus al proprio rientro. Ma un altro fattore culturale importantissimo per capire la così rapida espansione della malattia sono le usanze funebri. Alla morte di un componente della famiglia, il defunto viene lavato e vestito e lasciato nella sua camera in modo che tutti i componenti del villaggio possano dargli l’ultimo saluto, prima di partire per l’ultimo viaggio: la tradizione prevede che il cadavere sia riportato nel suo paese natio.  

L’iniziale indifferenza del governo locale ha fatto si che non ci sia stata una sensibilizzazione al problema, probabilmente ignorando che i cadaveri sono la principale causa di trasmissione dell’ebola. L’unica misura d’emergenza sembra essere la chiusura delle frontiere, che però tutelerebbe solo noi occidentali. Secondo i racconti dei cooperanti presenti sui territori colpiti, infatti, questa scelta rende ancora più complicato il trasporto di cibo e medicinali, mentre una vera e propria sensibilizzazione dal punto di vista culturale non sembra essere stata avviata.

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"Ebola, un problema di comunicazione"

  

photo credit: ;EU Humanitarian Aid and Civil Protection via photopin cc

Economia, terrorismo e diritti umani. L’agenda UE 2014 affronta i temi caldi dell’anno passato e definisce i suoi interlocutori: Usa, Russia e Cina. Di Pvs non si parla se non per gli EPA, gli accordi di libero mercato tra Europa e paesi del sud del mondo. La rete Flare e Padre Alex Zanotelli pubblicano un appello online per fermare gli EPA e mettere all’ordine del giorno la lotta contro la povertà.

State trascorrendo le vacanze in Olanda? Vi consigliamo allora di andare all'Aia e di concedervi una visita alla Humanity House, un museo interattivo che propone al visitatore un percorso audio-visivo tra le storie di chi ha vissuto la guerra e ne è fuggito, oltre a riflettere sui temi caldi legati agli aiuti umanitari.

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Durante la conferenza è stato presentato il nuovo percorso di formazione online dal titolo "Centrare l'impresa", studiato insieme a Focsiv e Movimento Lavoratori di Azione Cattolica.

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photo credit: Alfonsina Blyde » via photopin cc

Mentre tutti si concentrano sugli ultimi preparativi per i mondiali e il Brasile cerca di offrire il suo volto migliore, intere popolazioni lottano contro l'espropriazione illegale delle terre. Piantando eucalipti in 962 milioni di ettari nel Sud del Brasile, la società Fíbria ha creato un "deserto verde" dove non è più possibile coltivare, cacciare, né usare l'acqua. Un reportage dal terreno su come un’impresa e uno stato stanno eliminando le popolazioni rurali.

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Fermate dalle autorità congolesi, 24 famiglie italiane sono bloccate in Repubblica democratica del Congo e non possono portare i propri figli in Italia fino al 2015. A nulla sono servite le visite della ministra Kyenge, quattro interrogazioni parlamentari e tre mesi passati a Kinshasa con i loro bambini. L'ambiasciatore italiano respinge le accuse: "Non ho consigliato alle famiglie di tornare in Italia senza figli, ho solo riferito le direttive della Direazione Generale della Migrazione del Congo".

Dal 22 al 25 maggio 500 milioni di cittadini di 28 paesi sceglieranno i candidati e le candidate che occuperanno i 751 seggi del Parlamento europeo per i prossimi 5 anni. Nonostante la crisi e l'euroscetticismo, le ong e le associazioni della società civile europea sono coese nel chiedere un'Europa più equa e inclusiva. Gli appelli di CONCORD Italia, Forum Nazionale del Terzo Settore e FOCSIV. 

Il volontario dell'anno è Rosario Volpi, che da sei anni lavora in Madagascar con Educatori senza Frontiere. Amici e colleghi lo chiamano semplicemente "l'educatore". Lui risponde “Cerco di essere una persona disponibile”.

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medium 5331407245Più di 180 persone iscritte al webinar "Il lavoro che cambia" per scoprire con le testimonianze d'eccezione di chi sta generando innovazione sociale e creativa nel nostro paese. Durante la conferenza presentato un nuovo percorso di formazione online dal titolo "Centrare l'impresa", studiato insieme a Focsiv e Movimento Lavoratori di Azione Cattolica. 

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Due ospedali su 3 sono distrutti, crollano le vaccinazioni, 80.000 bambini affetti da polio e leishmaniosi da 3.000 a 100.000 casi, solo 1 parto su 4 assistito: questi alcuni dati del rapporto internazionale pubblicato oggi da Save the Children da titolo: “Un prezzo inaccettabile: l’impatto di tre anni di guerra sulla salute dei bambini in Siria”.

Nelson Rolihlahla Mandela non c'è più. Il primo presidente del Sudafrica dopo l'apartheid, premio Nobel per la pace nel 1993 per il suo ruolo fondamemtale nella caduta del regime segregazionista, si è spento oggi 5 dicembre nella sua casa di Johannesburg, a 95 anni.

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Gli agrocarburanti risolvono davvero il problema dell’esaurimento dei combustibili fossili? Scienziati e ong mettono in guardia dagli effetti collaterali: inquinamento, deforestazione, land grabbing e povertà, sono solo alcune delle conseguenze del business. Gli istituti missionari lanciano un appello per rivedere le politiche europee e italiane sul tema e sfatare i miti del ‘petrolio verde’.

In Repubblica Centrafricana è guerra civile. A una settimana dalla Giornata Mondiale per i Diritti Umani, il silenzio della comunità internazionale sulle atrocità commesse costa la vita a migliaia di persone. La rabbia nelle parole del cooperante di Human Rights Watch, Papa Romeo: “Forse ci ignorano perché abbiamo la pelle nera?”.