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Ultim'ora dall'Italia e dal mondo


16442672382 3eefc27c74 bPorte aperte a polli clonati, a carni trattate con ormoni e antibiotici, a prodotti ogm, persino a farmaci meno sicuri. Davvero a questo porterà la firma del TTIP (Transatlantic Trade and Investement Partnership), l'accordo commerciale di libero scambio che da due anni stanno negoziando Usa e Unione Europea?

 

Di Mario Ghirardi

State trascorrendo le vacanze in Olanda? Vi consigliamo allora di andare all'Aia e di concedervi una visita alla Humanity House, un museo interattivo che propone al visitatore un percorso audio-visivo tra le storie di chi ha vissuto la guerra e ne è fuggito, oltre a riflettere sui temi caldi legati agli aiuti umanitari.

di Serena Carta

BALI. LE REGINE DELLACQUA 007Bali, patria del fuoco e dell’acqua. Fascinosa enclave hindu persa nel più grande territorio a maggioranza islamica, riesce a mantenere le sue antiche e vivaci tradizioni, nonostante flussi turistici in continua crescita e l’ombra sinistra e strisciante dell’intolleranza religiosa. Dalla memoria dei nativi (un monumento commemorativo ricorda il dramma) non si è mai cancellata morte e distruzione seminate dalle bombe a Kuta, nei recenti anni duemila. Bali è ancora l’isola degli Dei.

Mentre tutti si concentrano sugli ultimi preparativi per i mondiali e il Brasile cerca di offrire il suo volto migliore, intere popolazioni lottano contro l'espropriazione illegale delle terre. Piantando eucalipti in 962 milioni di ettari nel Sud del Brasile, la società Fíbria ha creato un "deserto verde" dove non è più possibile coltivare, cacciare, né usare l'acqua. Un reportage dal terreno su come un’impresa e uno stato stanno eliminando le popolazioni rurali.

di Sìmon Tinelli da Quilombola Linharinho, Stato di Espirito Santo (Brasile)

MineralsSono 5 i vescovi italiani che, con FOCSIV, hanno sottoscritto un documento proposto a livello internazionale da CIDSE per chiedere all'Unione Europea di adottare un regolamento per rendere obbligatoria la trasparenza nel commercio dei minerali estratti dai paesi in conflitto, nella salvaguardia delle popolazioni locali spesso soggette a condizioni di schiavitù per il profitto di grandi imprese. Risoluta la volontà di Gianfranco Cattai, presidente FOCSIV, nel coinvolgere le diocesi in questa lotta morale e politica.

Dal 22 al 25 maggio 500 milioni di cittadini di 28 paesi sceglieranno i candidati e le candidate che occuperanno i 751 seggi del Parlamento europeo per i prossimi 5 anni. Nonostante la crisi e l'euroscetticismo, le ong e le associazioni della società civile europea sono coese nel chiedere un'Europa più equa e inclusiva. Gli appelli di CONCORD Italia, Forum Nazionale del Terzo Settore e FOCSIV. 

origin 4515894620Quali sono le cause del terribile conflitto etnico occorso in Burundi nel periodo 1965-1993? Possono considerarsi ancora attuali logiche di questo tipo? Sono queste le premesse da cui parte la ricerca di Marta Mosca, “In nome dell’etnia. Costruzioni identitarie e genocidio in Burundi”, in un intreccio di vicende storiche e dinamiche presenti. Senza dimenticare il futuro, e le elezioni parlamentari previste il prossimo giugno, un fondamentale crocevia per lo sviluppo democratico del paese.

elezioni europeeCinque grandi tematiche: gli Epa (Accordi di partenariato economico); la pace e il commercio delle armi; l’emigrazione e l’immigrazione; la cooperazione internazionale e il volontariato, la libertà religiosa. Questi i pilastri delle richieste fatte ai candidati alle prossime elezioni europee del 25 maggio, stilate dalle riviste missionarie della Fesmi in un documento congiunto, realizzato in collaborazione con la Focsiv

Rebel in northern CAR 02Dopo aver raccolto nuove prove, Amnesty International ha rivelato che le autorità nigeriane erano state ripetutamente avvertite circa gli attacchi di Boko haram a Baga e Monguno, in cui morirono centinaia di persone, ma non presero misure adeguate per proteggere la popolazione civile.

Due ospedali su 3 sono distrutti, crollano le vaccinazioni, 80.000 bambini affetti da polio e leishmaniosi da 3.000 a 100.000 casi, solo 1 parto su 4 assistito: questi alcuni dati del rapporto internazionale pubblicato oggi da Save the Children da titolo: “Un prezzo inaccettabile: l’impatto di tre anni di guerra sulla salute dei bambini in Siria”.

La violenza sessuale perpetrata con stupri sistematici non ha cause imputabili all'odio razziale tra etnie diverse, ma sta tutta nella volontà di controllo assoluto di un territorio ricco di coltan, minerale radioattivo molto usato in elettronica, oltrechè di diamanti ed oro. E' piuttosto un crimine di guerra, compiuto prendendo prima di tutto di mira le donne, per ottenere la distruzione di un intero sistema sociale. Il terreno di scontro è la frontiera orientale del Congo dove il potere è in mano ormai a bande di assassini che, scavalcando a piacimento i confini, dal Ruanda irrompono nei villaggi indisturbati e sicuri dell'impunità. (di Mauro Ghirardi)

Gli stupri vogliono colpire l'intimità più profonda dell'essere femminile, colpire gli organi sessuali come simboli, distruggerli letteralmente con ogni tipo di oggetti inseriti nella vagina anche di bambine di pochi anni. Lesioni raccapriccianti accompagnate dai mutilazioni ai seni e ogni sorta di ferite, ragazze incinte squartate e seppellite vive, gesti tremendi che devono annichilire le reazioni degli uomini e farli sprofondare in uno stato di totale sudditanza. I corpi martoriati sono lasciati in strada perchè siano di monito.

Lunanga Lukenge è stata una testimone oculare di queste violenze tanto spietate quanto poco conosciute in Occidente. Mediatrice culturale nativa proprio di quei luoghi ha raccontato questa drammatica realtà come rappresentante della torinese Associazione Almaterra in un recente incontro voluto dal Consorzio delle Ong piemontesi nella sede della Regione a Torino per diffondere il messaggio di riscossa che viene dal dottor Denis Mukwege, di cui lei è peraltro personalmente amica di famiglia. Insignito del Premio Sacharov, massimo riconoscimento che l'Unione Europea conferisce a chi si batte in difesa dei diritti dell'uomo, Mukwege ha fondato in Congo il Panzi Hospital per offrire a quelle donne cure mediche e sostegno psicologico e materiale. "Io identifico mia moglie con ognuna di quelle donne così tremendamente stuprate" ha detto in occasione del conferimento del premio per il 2014. E' conosciuto come il medico che "ripara" le donne, ne ha curate in quindici anni qualcosa come 40 mila, un numero impressionante. Nemmeno un attentato lo ha fatto desistere da quest'opera compiuta con totale dedizione. Intanto i carnefici non si fermano, sicuri peraltro dell'impunità, che deriva dall'impossibilità di riconoscere i volti di queste soldataglie che colpiscono e si spostano senza sosta sul territorio, ma soprattutto dal fatto che gli uomini non denunciano, per paura di ritorsioni e dello stigma sociale, le violenze. I loro figli sono traumatizzati, loro stesse sono costrette a lasciare la famiglia e rinunciare al lavoro, portando con sé incolmabili ferite psicologiche oltrechè fisiche, mentre tutto il tessuto sociale, di cui la donna in Africa è perno, si sgretola. E l'oro e i minerali diventano di un solo padrone, con i governi che girano gli occhi altrove.

Mario Ghirardi

Gli agrocarburanti risolvono davvero il problema dell’esaurimento dei combustibili fossili? Scienziati e ong mettono in guardia dagli effetti collaterali: inquinamento, deforestazione, land grabbing e povertà, sono solo alcune delle conseguenze del business. Gli istituti missionari lanciano un appello per rivedere le politiche europee e italiane sul tema e sfatare i miti del ‘petrolio verde’.

Mentre negli Stati Uniti il presidente Obama dichiara che l’epidemia di ebola è ormai fuori controllo e una minaccia alla sicurezza mondiale, annunciando l’imminente intervento dell’esercito statunitense nelle zone colpite dal virus, c’è chi in quei paesi ci lavora, i cooperanti, e chi ci vive, la popolazione locale, i quali vivono quotidianamente il grave problema causato dall’epidemia.

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La rapida diffusione del virus ha fatto sì che i governi locali decidessero di intervenire con misure eccessive, come chiudere le frontiere, condannando questi stati all’isolamento. Le diverse ong che lavorano sul campo hanno trovato altre soluzioni meno invasive per combattere il virus. In collaborazione con Hot, Humanitarian OpenStreetMap Team, è stata avviata la creazione di una mappa online, accessibile a tutti, basata sui sistemi di rilevazione geografica a Gps. Attraverso il satellite viene scattata una fotografia che permette di capire, attraverso la densità di popolazione e il modo di interagire delle persone, con quanta rapidità si diffonde la malattia e in che modo si propaga.

L’ebola è una malattia, con sintomi inizialmente molto simili a quelli della malaria, che si trasmette attraverso i fluidi corporei. È necessario evitare contatti con i malati e con i cadaveri e mantenere un regolare igiene personale per limitare la trasmissione del virus. Ma questo non era stato detto alla popolazione locale, e probabilmente non verrà fatto ora che l’emergenza si è aggravata. Come sostiene Federico Mazzarella, cooperante in Guinea per la ong torinese Cisv, il mal governo e le usanze locali hanno contribuito alla diffusione della malattia. Mazzarella racconta che l’economia famigliare si mantiene attraverso la partecipazione ai vari mercati che si trovano nella regione, il che prevede spostamenti quotidiani più o meno lunghi. Di conseguenza il rischio di entrare in contatto con persone infette è molto più elevato, come la probabilità di trasmettere il virus al proprio rientro. Ma un altro fattore culturale importantissimo per capire la così rapida espansione della malattia sono le usanze funebri. Alla morte di un componente della famiglia, il defunto viene lavato e vestito e lasciato nella sua camera in modo che tutti i componenti del villaggio possano dargli l’ultimo saluto, prima di partire per l’ultimo viaggio: la tradizione prevede che il cadavere sia riportato nel suo paese natio.  

L’iniziale indifferenza del governo locale ha fatto si che non ci sia stata una sensibilizzazione al problema, probabilmente ignorando che i cadaveri sono la principale causa di trasmissione dell’ebola. L’unica misura d’emergenza sembra essere la chiusura delle frontiere, che però tutelerebbe solo noi occidentali. Secondo i racconti dei cooperanti presenti sui territori colpiti, infatti, questa scelta rende ancora più complicato il trasporto di cibo e medicinali, mentre una vera e propria sensibilizzazione dal punto di vista culturale non sembra essere stata avviata.

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"Ebola, un problema di comunicazione"

  

photo credit: ;EU Humanitarian Aid and Civil Protection via photopin cc

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