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hopenhagenFinanziamenti cospicui e a lungo termine da parte delle nazioni ricche per sostenere l’abbassamento delle emissioni inquinanti nei paesi in via di sviluppo. È la ricetta di Aprodev, Caritas Internationalis, Cidse e Volontari nel mondo – FOCSIV per un accordo condiviso alla conferenza Onu di Copenhagen.

 

di Danilo Giannese

Per raggiungere un accordo significativo sul clima, a Copenhagen, i paesi avanzati devono aumentare i propri finanziamenti. Perché, in nome del principio delle “responsabilità comuni ma differenziate”, non si può chiedere ai paesi in via di sviluppo di abbassare le emissioni inquinanti senza aiutarli dal punto di vista economico.
È la condizione sine qua non posta da Aprodev (Association of World Council of churches related development organisations in Europe), Caritas Internationalis, Cidse, la coalizione internazionale di agenzie cattoliche per lo sviluppo, e Volontari nel mondo – FOCSIV in vista di un accordo effettivo e concreto da raggiungersi nei negoziati in corso in questi giorni alla Conferenza Onu sui cambiamenti climatici di Copenhagen.

 

“Serve un accordo vincolante che non può risolversi in una dichiarazione di intenti, inutile ai fini di salvare il nostro pianeta, salvaguardare le risorse naturali, garantire un futuro ai nostri figli e ai figli di tutto il mondo e realizzare la giustizia sociale”, si legge nell’introduzione di Sergio Marelli, segretario generale della Focsiv, al documento “Nessun nuovo finanziamento…nessun accordo!” (Collana strumenti di lavoro 26/2009), presentato dalle tre organizzazioni ai governi dei paesi sviluppati e, in particolare, all’Unione europea.

 

Vediamo, allora, quali sono gli impegni reali che i paesi ricchi devono assumere per combattere il cambiamento climatico, secondo il documento in questione.
Innanzitutto, l’Ue dovrebbe rivedere al rialzo le proprie proposte di finanziamento per il clima in virtù di costi di mitigazione e adattamento ben più alti di quelli che fino ad ora ha ipotizzato. Nel dettaglio, l’Ue dovrebbe impegnarsi per un contributo pubblico annuale di almeno 35 miliardi di euro nel 2013 per arrivare a 45 miliardi nel 2020.
Da evitare assolutamente, sono convinte le tre organizzazioni, i finanziamenti veloci o a breve termine in favore, invece, di impegni concreti ed efficaci da portare avanti nel corso degli anni.
Punto chiave del documento, inoltre, è che gli impegni economici in questione siano del tutto nuovi e aggiuntivi rispetto agli impegni già assunti per gli aiuti pubblici allo sviluppo (Aps) e che questi non vengano addebitati anche ai paesi in via di sviluppo.
“Le azioni di mitigazione che i paesi in via di sviluppo dovrebbero intraprendere per ridurre le emissioni – si legge infatti nel documento – dovrebbero essere sostenuti in tutto dai finanziamenti pubblici internazionali dei paesi avanzati, finanziamenti che saranno controllati, riportati e verificati e che copriranno sia i costi per la formazione di capacità sia i costi incrementali per l’azione a favore del clima”. Soltanto così, differenziando le responsabilità dei paesi ricchi da quelle dei paesi poveri, si può sperare in un accordo sul clima condiviso, appunto, anche dalle economie in via di sviluppo che non sono disposte a pagare lo stesso prezzo delle potenze che finora, per svilupparsi, hanno inquinato di più.
Completano infine il quadro delle proposte contenute nel documento le imposte sui trasporti internazionali, un’asta globale delle concessioni per le emissioni di carbonio e l’istituzione di un nuovo fondo centralizzato, sotto l’egida del UNFCCC (Investment and Financial Flows to Address Climate Change), come mezzo principale per i finanziamenti per il clima all’interno dell’accordo post 2012.

 

Già nei mesi scorsi, Volontari nel mondo – FOCSIV aveva prodotto una pubblicazione dal titolo “Ridurre la vulnerabilità per aumentare la resistenza: l’importanza delle tecnologie di adattamento per un accordo vincolante sul clima post-2012” in cui auspicava apertamente impegni concreti da parte dei paesi industrializzati, soprattutto in favore di strategie di adattamento che valorizzino bisogni, competenze e saperi locali al sud del mondo.


Per scaricare il documento "Nessun nuovo finanziamento...Nessun accordo!" clicca qui

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