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In un documento Focsiv, le raccomandazioni alle Nazioni Unite in vista della Convenzione sul clima post-2012. Per aiutare i popoli a meglio adattarsi ai cambiamenti climatici – è la tesi principale – occorre puntare sullo sviluppo delle tecnologie.

 

 

Che il nostro pianeta sia soggetto agli effetti del riscaldamento globale è oramai un fatto di provata certezza. Per ridurne le conseguenze negative, dicono scienziati e ambientalisti, occorre che i governi si mettano d’accordo per una nuova politica su scala mondiale. Per aiutare, invece, le popolazioni ad adattarsi meglio ai cambiamenti climatici in corso, basterebbe puntare, sin da subito, sulle potenzialità delle tecnologie. È questo il concetto alla base di un documento della Focsiv, dal titolo “Ridurre la vulnerabilità per aumentare la resistenza: l’importanza delle tecnologie di adattamento per un accordo vincolante sul clima post-2012”, che contiene una serie di raccomandazioni alle Parti nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (Unfccc).

 

Sviluppare le tecnologie nei paesi maggiormente colpiti dal riscaldamento globale, tesi centrale del documento, realizzato dal direttore generale della Focsiv Sergio Marelli e da Luca Basile, docente di Energia e ambiente all’università di Bologna, vuol dire migliorare sensibilmente l’adattamento degli individui e delle intere comunità ai cambiamenti climatici e, di conseguenza, ridurre la povertà in quegli stessi territori.
Per tecnologie, in particolare, si intendono sia macchinari, materiali ed equipaggiamenti, sia sistemi di diffusione di conoscenze e informazioni. Nella relazione, inoltre, si fa una distinzione tra tecnologie pesanti, come ad esempio dighe e sistemi di irrigazione, e leggere, come la rotazione di colture in agricoltura, lo sviluppo del know-how e delle capacità organizzative.

 

Un caso concreto di tecnologia di adattamento ai cambiamenti climatici può essere rappresentato dal cosiddetto early warning system (sistema di allerta preventivo), un mix di tecnologie pesanti, come metodi di misurazione e informazione, e leggere, come lo sviluppo di piani di evacuazione, da utilizzare per aiutare le popolazioni a meglio affrontare eventi naturali estremi, come tsunami e uragani. Insomma, sostengono gli autori del documento della Focsiv, con un sistema del genere basato sul potenziamento delle tecnologie a disposizione, il numero di morti provocati dallo Tsunami del 2004 o dall’uragano Katrina dell’anno successivo sarebbe stato certamente di gran lunga inferiore.

 

Per scaricare il documento clicca qui

 

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