Logo
focsiv
Condividi

acquaLa legge 133 del 2008 obbliga i comuni a bandire gare per assegnare a privati la gestione dei servizi pubblici. Tra cui l'acqua. Ma molti sindaci si ribellano. E mentre sempre più paesi inseriscono nella loro costituzione il diritto all'acqua pubblica, in Italia le bollette "privatizzate" volano alle stelle...

di Emanuele Fantini

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è un distillato della legge 133 del 6 agosto 2008, con cui il parlamento ha approvato la Finanziaria di Berlusconi e Tremonti: l'articolo 23 bis, "per favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza" obbliga i comuni a bandire entro il 2010 una gara per assegnare a "imprenditori o società in qualunque forma costituite" la gestione dei servizi pubblici locali a rilevanza economica. Quelli idrici sono gli unici citati esplicitamente, alimentando così i sospetti di chi considera l'art. 23 bis il grimaldello con cui si cerca di scardinare la resistenza degli amministratori locali e dei movimenti della società civile che da anni si battono contro la privatizzazione dell'acqua.
All'origine della questione c'è la legge Galli, con cui nel 1994 il sistema idrico italiano, frammentato in 13.000 gestori, viene riorganizzato in 91 ambiti territoriali ottimali (Ato). In ognuno di questi, un soggetto unico è chiamato a farsi carico della gestione integrata del ciclo dell'acqua, secondo un modello industriale ispirato al principio del "full cost recovery": tutti i costi del servizio non sono più a carico della fiscalità ma devono essere coperti attraverso le bollette. Nel 2002 i gestori degli Ato sono stati obbligati a trasformarsi in S.p.A. La maggior parte ha scelto l'affidamento "in house", ovvero a società controllate interamente dagli enti locali. Altri, soprattutto in Toscana, Lazio e Sicilia hanno appaltato il servizio a società private o miste. Un Ato su quattro deve ancora decidere a chi affidarsi, mentre tra gli enti locali montano scontento e paura per la perdita del controllo sulla gestione del territorio.

Obiettivo profitto
"In provincia di Arezzo, il servizio è affidato a una società mista, di cui una trentina di comuni detiene il 54% delle quote. Ma i patti societari assegnano molto più potere al privato, un consorzio controllato dalla multinazionale francese Suez, che nomina l'amministratore delegato e gode di fatto del diritto di veto nelle votazioni più importanti" denuncia Danilo Bianchi, sindaco di Anghiari. "Al privato sono stati concessi privilegi incredibili, come l'esclusiva per le forniture di materiali e per consulenze del valore di un milione di euro all'anno. A differenza del pubblico, però, l'obiettivo del privato resta il profitto: i loro piani industriali sono basati sull'aumento dei volumi di acqua venduta, mentre noi dei comuni siamo contenti quando i consumi calano, segno di efficacia delle campagne di risparmio idrico. E le tariffe aumentano per garantire non solo la copertura dei costi, ma anche i profitti". Come in provincia di Latina, dove in seguito alla concessione del servizio a una società mista in cui partecipa l'altro colosso francese, Veolia, gli aumenti sono arrivati al 300% e per protesta 700 famiglie continuano a pagare la bolletta al comune in base alla vecchia tariffa pubblica.

Enti locali in rivolta
Alla perdita di contatto tra gestore e territorio contribuiscono anche le principali società pubbliche, che fondendosi tra di loro nelle cosiddette "multiutilities" si stanno spartendo in tutta Italia il controllo di acqua, gas ed energia, spesso alleandosi con le multinazionali francesi. Acea di Roma gestisce l'acqua di Lazio, Toscana e Campania. AeA, nata dalla fusione delle ex municipalizzate di Milano e Brescia, controlla Lombardia e Veneto. A nord-ovest cresce Iride, l'alleanza tra Smat di Torino e Amga di Genova, mentre l'Emilia Romagna è nelle mani di Hera di Bologna. "Alle gare bandite in Sicilia si è presentato sempre un solo soggetto: sembra una vera e propria spartizione del territorio" constata Giuseppe Nicosia, sindaco di Vittoria, in provincia di Ragusa. "Eppure si tratta di appalti per centinaia di milioni di euro, che dovrebbero far gola a molti. Anche alla mafia, purtroppo. Per questo noi abbiamo annullato il bando per la selezione del socio privato e proponiamo di riconoscere nello statuto comunale l'acqua come bene privo di rilevanza economica, in modo da poterne mantenere la gestione pubblica, sfruttando la deroga prevista dallo stesso art. 23 bis".
Da queste e altre numerose esperienze è nato il Coordinamento nazionale degli enti locali per l'acqua pubblica, movimento trasversale ai partiti che ridisegna la politica dall'asse destra-sinistra a quello locale-nazionale. In parlamento, infatti, la maggioranza è compatta dietro all'articolo 23 bis, mentre l'opposizione lo ha criticato soltanto perchè troppo timido nel procedere verso la liberalizzazione. Così tra tutti i parlamentari continua a non trovarsi un relatore per la legge di iniziativa popolare sulla ripubblicizzazione dei servizi idrici, depositata l'anno scorso dal Forum dei movimenti per l'acqua, un centinaio di sigle nazionali e locali che hanno raccolto più di 400.000 firme.

La rete fa acqua...
La difesa dell'acqua bene comune non deve però nascondere le gravi responsabilità della gestione pubblica. Secondo i dati del Comitato di vigilanza sulle risorse idriche, un terzo degli italiani, concentrato soprattutto nelle regioni meridionali, non ha accesso regolare all'acqua. In alcune province siciliane arriva a mancare per intere settimane. Accanto a gestori pubblici virtuosi, come l'Ato milanese dove le perdite sono solo del 16% contro la media nazionale del 30%, ci sono quelli che sfiorano il 60% come in Puglia.
"Negli ultimi quindici anni gli investimenti nelle reti si sono praticamente arrestati" spiega Antonio Massarutto, professore di economia pubblica all'Università di Udine. "Si tratta di interventi costosi e remunerati solo nel lungo periodo. Il privato non è incentivato a farli. In Europa questi investimenti sono stati realizzati a fine Ottocento, secondo il modello del socialismo municipale: a spese della fiscalità. La borghesia, che all'epoca pagava il grosso delle tasse, realizzò che era suo interesse garantire un minimo di servizi anche ai poveri". Un secolo dopo, i bilanci pubblici sempre più magri alimentano invece ambigue forme di capitalismo municipale: le società dell'acqua sono quotate in borsa e si lanciano in operazioni finanziarie spericolate, come le obbligazioni della banca Merrill Lynch sottoscritte dall'Acquedotto pugliese, farcite di titoli ad alto rischio che minacciano di far perdere diversi milioni di euro. "Per tutelare il cittadino dalle distorsioni e dagli abusi del gestore, sia esso pubblico o privato, occorre istituire un'authority indipendente a livello nazionale, come nel caso dell'energia o del gas" continua Massarutto. "Quello idrico è infatti un servizio che per sua natura è gestito in regime di monopolio naturale, e il cui titolare, il sindaco, è al tempo stesso gestore e rappresentante degli utenti, i cittadini". La cura di un bene comune come l'acqua oggi è affidata a sistemi industriali e tecnologici sempre più complessi: è possibile una gestione efficace dal punto di vista imprenditoriale ma anche trasparente, partecipata e sostenibile?
A Parigi, dopo decenni di delega ai privati Suez e Veolia, hanno deciso di provarci affidando l'acqua a un'impresa pubblica nel cui consiglio sono rappresentati anche lavoratori e cittadini. Nell'Italia che si straccia le vesti per l'aumento dell'abbonamento a Sky, le proteste dei sindaci riusciranno a stimolare un dibattito approfondito sui costi dell'acqua e su chi deve farsene carico?



Un diritto che avanza dal basso
A sessant'anni dalla ratifica della Dichiarazione universale dei diritti umani, una petizione popolare chiede alle Nazioni Unite di aggiungere ai 30 articoli che la compongono il trentunesimo che ancora manca: quello per sancire "il diritto all'acqua accessibile e pulita, adeguata per la salute e il benessere dell'individuo e della famiglia" (www.article31.org). Nonostante le pressioni della società civile e l'iniziativa di alcuni governi, il traguardo non è stato ancora raggiunto. In seguito al veto di Stati Uniti e Canada a un esplicito riferimento al diritto all'acqua, il Consiglio Onu per i Diritti umani si è limitato a nominare un esperto indipendente, la giurista portoghese Catarina de Albuquerque, che lavorerà per tre anni con il mandato di identificare le "best practices" in materia di accesso all'acqua e ai servizi igienici, e di chiarire gli obblighi in materia dal punto di vista dei diritti umani.
Nel frattempo il riconoscimento del diritto all'acqua prosegue a livello nazionale. Sempre più paesi, dal Sudafrica al Belgio passando per l'Uruguay, lo inseriscono nella loro costituzione. Il caso più recente è quello dell'Ecuador, che lo scorso ottobre ha deciso anche la cancellazione dei debiti contratti dai cittadini più poveri per il consumo domestico dell'acqua. Un diritto che non resta sulla carta, ma che sempre più spesso viene impugnato e difeso con successo anche nei tribunali. Lo scorso aprile la Corte suprema del Sudafrica ha condannato il sistema di carte prepagate per la distribuzione dell'acqua adottato dalla municipalità di Johannesburg nel quartiere di Soweto, giudicandolo una violazione del diritto all'acqua in quanto discriminava i residenti, obbligati a pagare prima di consumare perché considerati a rischio morosità, e garantiva soltanto 25 litri gratuiti, invece dei 40 giudicati indispensabili. Il contenuto del diritto all'acqua e ai servizi igienici e gli obblighi in materia per governi, individui e comunità, sono specificati in un manuale dell'ong internazionale Cohre (www.cohre.org/manualrtws) che offre anche i riferimenti legali utili per definire politiche in linea con questi standard e monitorare la loro effettiva realizzazione.

Newsletter

 

Corsi e webinar di Ong 2.0

Lavorare nella cooperazione internazionale, il nuovo percorso di formazione 2017

outdoor-1807522 1
Dal risk management nei Paesi a rischio, all’amministrazione di un progetto; dal Project Cycle management, all’approccio di genere fino alle…