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diritti Dagli arresti arbitrari alla mancanza di assistenza legale, dal controllo dei libri presi in biblioteca a quello su internet, dalle espulsioni "facili" alle torture: a 60 anni dalla Dichiarazione universale dei Diritti dell'uomo la tradizione democratica dell'occidente rischia di venir sacrificata in nome della lotta al terrorismo. La denuncia di Amnesty International.

di Giulia M. Foresti


"Lo spirito illuminato che ha portato 60 anni fa alla stesura della Dichiarazione universale dei Diritti dell'uomo sembra dimenticato. Dopo l'11 settembre abbiamo assistito a una grave inversione di tendenza", così sostiene Paolo Pobbiati, presidente di Amnesty International Italia, in occasione dell'anniversario della firma della Dichiarazione, avvenuta a Parigi il 10 dicembre 1948. "Si è creata una sorta di "zona grigia del mondo" dove i diritti umani sono sacrificabili in nome di uno stato d'emergenza fomentato dall'esterno per instillare la paura nelle popolazioni civili. E c'è il pericolo che in questa zona grigia, dove i diritti umani non esistono, si formino quelli che saranno i futuri conflitti globali".

 

Terroristi fantoccio
Secondo il General accounting office statunitense, nei 12 mesi successivi all'11 settembre almeno il 75% dei casi finiti sotto il nome di "terrorismo internazionale" di fatto non vi rientravano. Nizar Sassi, 27enne di origine tunisina ma cittadino francese, racconta la sua sconvolgente storia nel libro "Prigioniero 325, Delta Camp" (Einaudi). Nizar ha l'unica colpa di trovarsi in Pakistan nel momento sbagliato. Accusato di essere terrorista, passa quasi 3 anni a Guantanamo, dove viene tenuto per mesi in isolamento senza poter parlare con un avvocato, più volte picchiato e torturato. Finché, nel gennaio 2006, un tribunale francese lo riconosce innocente.
Come la sua, migliaia di storie. Nel New Jersey, racconta Loretta Napoleoni ne "I numeri del terrore" (Saggiatore), si scopre che su 62 persone arrestate per terrorismo, 61 sono studenti mediorientali la cui unica colpa è aver copiato agli esami, solo uno è un vero terrorista.
"Il rispetto dei diritti umani deve valere a maggior ragione in momenti bui come quello attuale" riprende Pobbiati, "il loro rispetto deve far sì che la tradizione giuridica delle nostre società democratiche resti ben salda e non venga sacrificata in nome della lotta al terrorismo".

 

Prossimi bersagli i cittadini
Ma non sempre è così. Patriot act, Prevention of terrorism act e Legge Pisanu: tutte molto simili tra loro, queste "legislazioni d'emergenza" non hanno seguito un iter parlamentare ordinario - garante della democraticità del processo legislativo - ma rispondono al volere contingente del potere politico al momento in carica. E le leggi nate per fronteggiare una crisi spesso restano in vigore ben oltre il termine stabilito. Pensate all'inizio per colpire i soli stranieri, quasi sempre sono poi estese ai cittadini. David Cole, docente di diritto a Washington e avvocato volontario del Center for constitutional rights, avverte: "Quel che noi facciamo agli stranieri crea un precedente. Quasi tutte le più infami violazioni delle libertà civili che l'America ha sofferto sono iniziate come misure anti-stranieri. La storia suggerisce che quel che lo Stato fa agli stranieri oggi, lo farà ai cittadini domani".
Il primo risultato della dichiarazione di una "guerra permanente" da parte dell'amministrazione Bush è stato proprio il "Patriot act 2001". Questa legge autorizza l'Fbi a controllare i libri presi nelle biblioteche e legalizza la sorveglianza di internet (e-mail e siti visitati). Prima era possibile solo con l'autorizzazione di un giudice - il IV Emendamento della Costituzione tutela la privacy dei cittadini - il che salvaguardava il principio di separazione dei poteri. Ora basta l'avallo di una giurisdizione speciale, composta da uomini scelti direttamente dal presidente, la Peace Court. Sono gli stranieri a essere colpiti più duramente dalle leggi antiterrorismo, che istituiscono il cosiddetto "diritto processuale del nemico", una sorta di sistema di giustizia parallelo.
"Se la persona da incriminare è un cittadino Usa si usa la definizione di terrorismo stabilita dalla Convenzione Onu del '99" nota David Cole, "se si tratta di uno straniero la definizione è molto più vaga e la sua applicazione molto più estesa. Sono così punibili anche azioni non violente, atti contro la proprietà privata, risse, ecc...".
Il Patriot act sospende per gli stranieri anche il cosiddetto Habeas corpus, il diritto a essere assistiti da un avvocato ed essere giudicati in tempi ragionevoli da una corte imparziale, pilastro della tradizione giuridica anglosassone. Arrestati per semplice decisione del presidente, detenuti in basi militari, costretti all'incomunicabilità totale con il mondo esterno ma soprattutto con un difensore, non vengono messi a conoscenza dei motivi della loro incarcerazione, e sono sottoposti alla giurisdizione di apposite commissioni militari create al di fuori dell'ordine sia giudiziario sia militare. Per legittimare tale trattamento, il governo Usa ha classificato i prigionieri come "unlawful enemy combatants", categoria giuridica inesistente e non contemplata dal diritto internazionale di guerra, le Convenzioni di Ginevra.

 

Vergogna Guantanamo
Al-Hajj, giornalista di al-Jazeera, è stato arrestato in Pakistan il 15 dicembre 2001 con la sua troupe; dopo un periodo di detenzione nelle mani delle forze Usa in Afghanistan, il 13 giugno 2002 è stato trasferito a Guantanamo, dove ha trascorso poco meno di sei anni senza mai essere accusato di alcun reato. E' stato liberato il 1° maggio 2008 anche grazie alla mobilitazione portata avanti da Amnesty International.
Fawzi al-Odah, in Afghanistan fino al 2001, per sottrarsi ai bombardamenti Usa è fuggito in Pakistan. Qui si è rifugiato presso un leader locale che lo ha venduto alle autorità pakistane. Passato sotto la custodia delle forze statunitensi, è stato portato prima a Kandahar, in Afghanistan, dove ha dichiarato di aver subito torture, poi a Guantanamo. Nel marzo 2006 la Bbc ha diffuso una sua intervista: a una domanda sulla sua detenzione, ha risposto: "Il vero problema è trovarsi qui senza motivo, senza speranze, senza qualcuno che ti ascolti. Abbiamo bisogno di avere almeno l'opportunità di dimostrare la nostra innocenza". Al-Odah è uno dei 270 detenuti che si trovano ancora a Guantanamo, nessuno dei quali è mai comparso di fronte a un tribunale ordinario. Solo 20 sono stati formalmente incriminati.

 

Globalizzare i diritti
Sulla legislazione antiterrorismo dell'amministrazione Bush è stata più volte chiamata a esprimersi la Corte Suprema. Essa ha affermato che lo Stato ha il dovere di garantire il rispetto dell'Habeas corpus nei confronti dei detenuti, e ha giudicato illegali le commissioni militari istituite dal governo. Renditions (trasporti aerei segreti e illegali di detenuti da parte della Cia in paesi dove la tortura è legale, nda), torture, waterbording. "Si deve uscire da questa spirale, e il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani può rappresentare un momento importante per capire che la pace nel mondo ci sarà solo a seguito di una reale globalizzazione dei diritti" sostiene Pobbiati. I colpevoli vanno puniti, ma i processi sommari cui i sospettati sono sottoposti non dimostrano la loro colpevolezza. Sul trattamento da riservare ai terroristi arrestati, Pobbiati non ha dubbi: "In quanto esseri umani, anche i terroristi godono di diritti. Esistono inoltre legislazioni internazionali che stabiliscono il modo in cui gli arrestati devono essere trattati".

 

Le leggi del terrore
In Europa, le cose non vanno meglio. Il caso più eclatante è accaduto nel 2001 nel Regno Unito dove, per predisporre la detenzione illimitata e senza processo a carico di sospetti terroristi, Blair ha sospeso lo Human rights act, che incorporava nella giurisprudenza inglese la Convenzione europea sui diritti umani, espressione regionale della Dichiarazione di cui quest'anno si celebra il 60° anniversario. La legge era talmente incostituzionale e discriminatoria verso gli stranieri che la House of Lords, tribunale supremo britannico, la definì "draconiana", affermando che "la vera minaccia alla vita e alla sicurezza della nazione, nel senso di un popolo che vive nel rispetto delle sue leggi e dei suoi valori politici, non viene dal terrorismo ma da leggi come questa, e che non esiste un motivo adeguato per abolire o sospendere il diritto a non essere incarcerato senza processo, di cui hanno goduto tutti gli abitanti di questo paese per più di tre secoli".
L'attuale legge antiterrorismo britannica, del 2005 e successiva a quella "bocciata" dai Lords, si applica a tutta la popolazione, e introduce l'ambiguo reato di "apologia del terrorismo" con cui si colpevolizzano (punendoli con l'espulsione o il carcere fino a 10 anni) gruppi non violenti o persone che sostengono, anche solo a parole, l'azione di gruppi considerati terroristici dal governo.
L'ex sindaco laburista di Londra, Ken Livingstone, e svariate associazioni di difesa delle libertà civili hanno evidenziato come tale disposizione non resista al "test Mandela": se questa legge fosse esistita 25 anni fa, i sostenitori del leader sudafricano sarebbero stati espulsi dal Regno Unito.
La legge del 2005 introduce anche il reato di "incitamento indiretto al terrorismo", punendo quanti incoraggiano a commettere atti terroristici. Fin qui tutto normale, ma la novità è che si può perseguire ogni persona le cui parole siano state interpretate da terzi come inneggianti alla violenza.
Altro elemento inquietante è che le "black list", in base a cui i governi occidentali decidono quali organizzazioni vadano ritenute terroristiche, non sono il risultato di indagini giudiziarie ma vengono redatte dai governi stessi, con totale discrezionalità. "Humanitarian law project è un'organizzazione per i diritti umani nata 30 anni fa a Los Angeles, che ha fornito assistenza legale e istruzione sui diritti umani al Partito dei lavoratori del Kurdistan in Turchia. Quando il Pkk è stato incluso nella lista nera dei gruppi terroristi, per l'organizzazione è diventato un crimine continuare a fornire loro appoggio umanitario" spiega David Cole.

 

Più paura meno libertà
Anche l'Italia non è esente dalle ambiguità della lotta al terrorismo. Nel 2005 è stato approvato il decreto Pisanu, poi divenuto legge, che stabilisce l'espulsione per lo straniero sospettato di terrorismo. A decidere sul provvedimento è il Giudice di Pace e non un giudice ordinario, che secondo la Costituzione è l'unica autorità in grado di decidere sulla limitazione della libertà personale o gli allontanamenti. Oltre alla Corte Costituzionale, anche la Corte dei Diritti dell'uomo di Strasburgo più volte si è espressa contro l'Italia su questo punto, ribadendo il principio di uguaglianza tra cittadini italiani e stranieri in tema di rispetto delle libertà fondamentali, senza però ottenere alcuna modifica.
Pobbiati parla di una "rete deformante della paura" e di una "manipolazione messa in atto da molti governi occidentali per giustificare strategie liberticide, per far accettare all'opinione pubblica la restrizione dei diritti come strumento indispensabile di sopravvivenza, visto il momento di tensione nella sicurezza internazionale".
L'opinione pubblica, mancando un sistema di sanzioni internazionale efficace, dovrebbe invece farsi strumento di difesa dei diritti umani. "Per raggiungere a livello internazionale una protezione incisiva ed efficace dei diritti umani non esiste una ricetta" afferma Pobbiati. "Ma è necessario che le pressioni dell'opinione pubblica mondiale riescano a far entrare nell'agenda della politica il rispetto delle libertà fondamentali. Solo così la cultura dei diritti umani farà un salto in avanti".

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