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abkhazia_sukhumi_wreckIl ripristino della ferrovia abkhaza per riattivare la base navale di Ochomchire, ma anche la questione energetica, visto che in Georgia transita il principale oleodotto non russo per l'Europa: questi i retroscena che hanno spinto Mosca a fomentare le lotte separatiste in Caucaso. Rafforzando i mafiosi locali che coniugano secessionismo a contrabbando di materiale radioattivo.

Di Gianluca Iazzolino da Tiblisi

Il 31 maggio scorso, 400 unità delle truppe ferroviarie russe controllate dal ministero della Difesa di Mosca che ha funzioni di genio militare e civile, arrivano in Abkhazia lungo la linea Sochumi-Ochomchire. L'agenzia di stampa russa Interfax, che ne dà notizia, riporta anche una velina del ministero che giustifica la mossa: il decreto presidenziale del 16 aprile autorizza manovre unilaterali russe in Abkhazia e Ossezia del sud per dare "assistenza economica e umanitaria" ai cittadini russi in loco. La firma in calce era di Vladimir Putin, che lascerà di lì a poco la poltrona a Dimitry Medvedev. I 400 vanno ad aggiungersi agli altri 3.000 peacekeeper russi presenti nella regione secessionista georgiana, indipendente de facto, come l'Ossezia del sud ma, per il diritto internazionale, sotto la giurisdizione di Tiblisi. Mille di questi peacekeeper (che il presidente georgiano Mikhail Saakashvili chiama 'piecekeeper' perché dovrebbero tenere insieme i pezzi dell'ex Urss), si sono aggiunti quella primavera, portandosi pezzi di artiglieria pesante. Osservatori georgiani notano che si tratta di una violazione del Trattato sulle forze convenzionali in Europa; del resto le truppe arrivano proprio mentre 15 ambasciatori europei sono in viaggio da Tiblisi (Georgia) a Sukhumi (Abkhazia) per un'iniziativa di pace tra le due città, separate dalla guerra civile del '92-93: le violazioni, palesi o meno, sono l'ultima preoccupazione di Putin. Per completare la rete ferroviaria abkhaza, distrutta durante la guerra e di proprietà dello Stato georgiano, manca solo il tratto Ochomchire-Inguri: la linea del cessate il fuoco. Il fronte con la Georgia.

Divide et impera
Nel frattempo si registra un traffico intenso sotto il Roki tunnel, che divide l'Ossezia del nord, russa, da quella del sud. Il contrabbando di auto, benzina e sigarette è di casa tra quelle montagne. Ma stavolta ci sono corpi regolari dell'esercito russo di stanza a Vladkavkaz e irregolari, cosacchi che vogliono riunire le Ossezie. Gli attacchi e i sabotaggi contro i georgiani sul confine s'intensificano: il 31 luglio due bombe feriscono 6 poliziotti nel villaggio georgiano di Eredvi. Il 2 agosto, dopo uno scontro a fuoco tra l'esercito di Tiblisi e milizie separatiste, inizia l'evacuazione di massa dei civili. L'8 agosto Saakshvili ordina alle sue truppe di marciare su Tshinvali, capitale dell'Ossezia del sud: comincia la guerra.
"Perché allora i civili vengono evacuati già il 2 agosto e portati in Russia?": dal suo ufficio di Takaishvili Street, a Tiblisi, il professor Alexandre Kukhianidze si fa alcune domande. E' il direttore del Transnational centre for crime and corruption, centro di ricerca fondato dall'American University di Washington Dc e finanziato dal Dipartimento della giustizia americano. Si occupa di criminalità, riciclaggio e contrabbando ma, coprendo il Caucaso, le sue indagini riguardano anche i movimenti separatisti. "Che negli ultimi 15 anni sono stati armati da Mosca, alimentandosi anche dei traffici che percorrono le tortuose vie caucasiche". E 'russificati' grazie ai passaporti e ai visti lavorativi per la Russia. Con la frammentazione dell'Urss, e l'ascesa di Putin, la Russia ha congelato il conflitto, appoggiando i clan locali per mantenere una tensione costante. Gli operativi sul campo, cioè i consulenti inviati tra le fila abkhaze e ossete a inizio anni 90, hanno gettato le basi per affari futuri, anche a titolo personale. Le guerre caucasiche sono state un laboratorio criminale dove, negli anni in cui a Mosca cresceva la nuova oligarchia post-sovietica, si coltivava la sua manovalanza. Forte di una tradizione analoga a quella degli "uomini d'onore" siciliani: sono i "vor v zakore", garanti della legge in comunità montane dove il potere centrale non arriva, custodi di faide e vendette, e protetti a livello politico da garanti (i "krisha"). Dagli anni 90 si sono così vincolate sempre più le bande paramilitari in lotta per il controllo del territorio ai traffici criminali.

Ferrovie e oleodotti
Da qui sono emersi i satrapi locali, Sergej Bagapsh in Abkhazia, e Eduard Kokoity in Ossezia del sud, personaggi dai percorsi molto simili: esperienza con il Partito comunista negli ultimi anni dell'Urss, business a Mosca negli anni yeltsiniani del capitalismo più selvaggio, ritorno in patria. Dove, con l'appoggio dei clan locali, arrivano alle massime cariche. Nel caso di Bagapsh, si è trattato della famiglia del predecessore Vladislav Ardzimba che, alla guida dell'Abkhazia, ha avviato la pulizia etnica contro i georgiani e ha distribuito tra familiari e vassalli le attività economiche della regione balneare, dal turismo al controllo del porto sul Mar Nero. Per Kokoity è stato fondamentale l'appoggio del clan Tedeyev, tra le famiglie più potenti dell'Ossezia del sud, che ha imposto una rete di protezione in puro stile mafioso e si è assicurata l'esclusiva sul contrabbando di benzina e sigarette.
Semplici vicende di montanari fuorilegge, se non accadessero in Caucaso e dietro non ci fosse l'ombra di un impero che ha molti nostalgici. Ma il prof. Kukhianizde ne è certo: "l'appoggio della Russia ha più a che fare con la geopolitica che con la retorica imperialistica". Essa ha parecchi interessi strategici in Abkhazia: la ristrutturazione della ferrovia e delle altre infrastrutture preludono a una riattivazione della base navale di Ochomchire, cruciale quando scadrà l'affitto della base di Sebastopoli, concessa dall'Ucraina fino al 2017, e necessaria per affiancare quella di Novorossiysk. C'è la questione delle vie dell'energia: dalla Georgia transita il principale oleodotto non russo che serve l'Europa, il Baku-Tiblisi-Ceyan, gestito dalla British Petroleum ed esteso dal Mar Caspio alla Turchia. Il tracciato è stato volutamente realizzato a sud delle aree di crisi ma, nota Kukhianizde, i colpi dell'artiglieria russa sono arrivati pericolosamente vicini alle condotte, "come un avvertimento".

Abbattere l'illegalità
E poi c'è la visione di una nuova Russia, erede di quell'Urss la cui caduta, per Putin, "fu la più grande tragedia geopolitica del XX secolo". Nei blog e negli editoriali russi prevale lo stupore per il doppio standard: perchè Kosovo sì e Ossezia del sud no? Ma la retorica della "patria" non è solo strumentale alla politica del Cremlino. Sul suo blog, lo scrittore Yevgeni Grishkovetz, non nell'orbita del Cremlino, esprime un'idea da molti condivisa: "Sono nato e cresciuto in Urss, e tutti i territori limitrofi per me sono inclusi nel concetto di madrepatria". Il canale tv Rossya ha mostrato il concerto dell'osannato direttore del Marinskij di San Pietroburgo, Valery Gergiev (nord osseto), a Tshkinvali, dopo l'arrivo dei russi. La Settima di Shostakovic, sinfonia di guerra dedicata alla resistenza di Leningrado contro i nazisti. Il pubblico piangeva.
Voci russe di solito critiche verso Putin hanno accusato l'Occidente di non capire la posta in gioco, coinvolgimento emotivo che il Cremlino ha cavalcato; i beniamini dell'Usa, come Gorbaciov, che si sono schierati a favore dell'intervento russo, sono stati ignorati. E ciò ha esasperato il senso d'isolamento dei russi, li ha resi sordi alle notizie dei saccheggi cui si sono abbandonati i volontari entrati nei villaggi georgiani sulla scia dei carri armati russi.
"Li abbiamo fermati prima che arrivassero qui, aveva detto Kouchner (il Ministro degli Esteri francese, ndr) dopo l'entrata in vigore del coprifuoco. Aveva ragione: penso che volessero prendersi Tiblisi" dice Kukhianizde. Un altro pezzo di Urss, il più rimpianto con l'Ucraina: umiliando la Georgia, Mosca ha ammonito anche Kiev. E l'Europa, per ora, ha subito lo smacco: il piano Sarkozy è stato aggirato. "I russi sono ancora in Georgia. Saakashvili è ancora forte, la Georgia si è stretta attorno a lui. Ma da solo non può farcela. Tutta la comunità internazionale deve dare alla Russia una lezione: cominciando a combattere quell'illegalità che ha alimentato le pedine di Mosca nel Caucaso".

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