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uruguayIn uno dei paesi al mondo che ha investito di più nelle politiche sociali negli ultimi anni, persistono grandi sacche di povertà estrema, che spesso diventa un vero “stato mentale” come testimonia Caterina, in servizio civile nella periferia di Montevideo per Amici dei Popoli.

 

di Caterina Mennito

 

Montevideo vista dall'alto è un reticolato di strade di una precisione impressionante. I lineamenti della città sono disegnati da vie lunghe e dritte, costruite da sequenze di palazzi in stile coloniale privi di grande fascino. Ad una prima impressione, sembra di trovarsi in una qualsiasi città europea, se non fosse per la mancanza di un vero e proprio centro storico. Proseguendo verso l'esterno le case si diradano e diventano man mano più basse, principalmente composte da un solo piano, piccole e coperte da lamiere, come nell'immaginario tipico di una città latinoamericana. Continuando verso la periferia, si iniziano ad incontrare grandi distese verdi, interrotte da qualche sporadico agglomerato di abitazioni; la città sembra già finita da un pezzo, anche se da lontano si riesce già a scorgere in lontananza la sagoma di alcuni edifici, si tratta di un carcere minorile abbandonato, La Tablada. Una stradina sterrata, costeggiata a tratti da cumuli di immondizia, sancisce l’inizio di un nuovo barrio, una nuova città. Ed è proprio in questo barrio che si trova il Centro Bosco, dove sto svolgendo il mio anno di servizio civile.

 

Il Centro Bosco offre, oltre ad attività di doposcuola e altre proposte educative per i più piccoli, dei corsi di avviamento professionale per adolescenti e altre attività per occupare il tempo libero dei ragazzi.

 

L’ambiente in cui si trovano ad operare i volontari e gli operatori del Centro è caratterizzato da una povertà radicata e diffusa, non solo in relazione ai beni materiali e alle condizioni di vita, ma anche sotto l’aspetto culturale. In questi luoghi la povertà è diventata un vero e proprio stato mentale, che caratterizza e perseguita gli abitanti fin da piccoli, portandoli a una totale perdita di speranze e aspirazioni per il futuro.

Il Centro Bosco ha quindi il compito di credere nei giovani, di dare loro la fiducia nelle loro capacità, per convincerli che possono essere qualcosa di diverso da quello che li circonda, educandoli in particolar modo all’utilizzo del dialogo come strumento di risoluzione dei conflitti.

 

Tuttavia, l'influenza che un centro educativo può avere, con le sue poche ore al giorno, sembra limitato se si pensa che tutto il mondo attorno, a partire dalla famiglia, la scuola, la strada, grida il contrario. I ragazzi che frequentano il centro sono praticamente tutti abitanti del barrio, vivono in condizioni igieniche precarie e arrivano da situazioni familiari nella maggior parte dei casi disastrate e spesso teatro di scene di violenza domestica. La violenza al barrio è endemica e viene vissuta con rassegnazione, come la normale forma di relazionarsi in un contesto in cui la società legittima e legale è totalmente assente.

 

Inoltre, l'isolamento geografico di quartieri periferici come La Tablada è paradigmatico di un isolamento molto più ampio. In molti casi i bambini non escono mai dal barrio e sono appena consapevoli del fatto che la “vera” Montevideo sia un'altra. Questo isolamento impedisce loro di vedere esempi di vita diversi, alternative alla mediocrità vigente nel loro contesto abitativo.

 

Negli ultimi decenni, in Uruguay, si sono susseguiti governi di stampo socialista che hanno puntato molto su l'alfabetizzazione e l’educazione delle masse, arrivando al risultato di un’istruzione gratuita per tutti, almeno fino all'università. Allo stesso tempo, sono stati avviati diversi progetti per promuovere lo sviluppo culturale dei giovani. Nel 2007, ad esempio, con il governo di Tabaré Vázquez è cominciata un'esperienza pilota  – continuata poi anche dal governo di Mujica – chiamata Una computadora por alumno, che si è prefissata di fornire gratuitamente un computer ad ogni alunno e ad ogni maestro delle scuole pubbliche di tutto il Paese, con lo scopo di eliminare le diseguaglianze tra i diversi gruppi sociali. Questo programma ha permesso di sviluppare metodologie didattiche all'avanguardia, come ad esempio corsi di inglese con un professore a distanza. Sempre nell'ambito dello stesso programma, alla totalità delle scuole pubbliche è stata assicurata una connessione internet veloce ed affidabile.

 

Nonostante l'ampia e diversificata offerta formativa che offre - anche virtualmente - lo Stato, nei quartieri più poveri i giovani continuano ad essere meno istruiti degli altri, continuano ad avere lavori meno qualificati, ad avere più figli e ad averli prima.

Per individuare le ragioni profonde di tale scompenso, bisogna andare oltre la semplice questione economica. In contesti come quello de La Tablada i giovani continuano ad autostigmatizzarsi in una reclusione dal resto della società che si protrae di generazione in generazione. Più delle proposte governative per i giovani vale l'esempio, il modello dettato dal contesto in cui vivono. Capiamo allora come l’isolamento di questi individui sia la dimostrazione più lampante di quell'inconciliabile dicotomia esistente tra le istituzioni e la realtà locale, che viaggiano su binari distinti ed opposti.

 

L'Uruguay, come tutta l'America Latina, è un Paese di grandi contraddizioni. Tutto è caro, e si guadagna niente. La sopravvivenza di tante famiglie lascerebbe quasi gridare al miracolo ad ogni fin di mese. La maggior parte del paese è costituito da verdi oceani di nulla, intervallati da qualche mucca al pascolo, mentre la popolazione è praticamente tutta accatastata a Montevideo, sub-occupata e respinta sempre più lontana dal centro da una gentrificazione che si fa sentire anche qui.

 

Al Centro Bosco, chi per ideali di carità cristiana, chi per semplice umanità, proviamo ad allontanare la condanna dell'esclusione sociale dei giovani del barrio. Per quanto possa essere poco, siamo lì per rappresentare con le nostre persone la possibilità di un'alternativa. Dare una speranza ai bambini è come dare una possibilità in più al futuro.