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caesar2Affamati e torturati a morte: questo il destino di migliaia di civili e oppositori del regime siriano di Bashar al-Assad. Arrivano a Milano, dal 2 all’8 marzo grazie all’ong Celim, le foto che documentano i crimini contro l'umanità perpetrati da Damasco. Scelte tra oltre 53.000 foto trafugate da un disertore della Polizia Militare costituiscono un documento unico per capire il dramma della Siria di oggi. 

di Francesca Neri

Affamati e torturati a morte: questo il destino di migliaia di civili e oppositori del regime di Damasco, documentato da altrettante foto che un disertore della Polizia Militare ha trafugato prima di darsi alla fuga. Caesar, questo lo pseudonimo attribuitogli, aveva l’incarico di fotografare i corpi delle persone morte nei Centri di detenzione: prima dello scoppio della rivolta, questa procedura era la norma e serviva a documentare le scene di crimini o incidenti in cui erano coinvolti dei militari; con l’inizio della rivoluzione, i servizi segreti hanno semplicemente continuato con questa macabra routine di classificazione.

Dal maggio 2011 all’agosto 2013, giorno dopo giorno, Caesar ha copiato i file con le immagini che documentano con raccapricciante precisione la morte e le pene subite dai detenuti nelle carceri di Bashar al-Assad: corpi torturati, massacrati, ustionati, violentati, alcuni di questi hanno le orbite svuotate, i denti rotti, le ferite infettate dal pus; tutti avevano un numero identificativo sulla pelle. Quando Caesar diserta, lasciando di nascosto la Siria porta con sé 53.275 fotografie. Oltre ai corpi, le foto mostrano documenti di accompagnamento delle salme, ordini impartiti dalle forze di sicurezza di stilare certificati di morte falsi e di cremare i corpi, indicazioni di cancellare dall’anagrafe i dati riguardanti le vittime.nome in codice caesar

Una trentina di queste foto costituiscono la mostra che, dopo essere stata esposta alle Nazioni Unite a New York, al Museo dell’Olocausto di Washington, al Parlamento europeo e al MAXXI di Roma, arriva a Milano. L’esposizione è curata dall’ong CELIM e da Zeppelin e, dal 2 all’8 marzo, prevede un ricco programma correlato: la proiezione del film-documentario “Eau argentée - Autoritratto siriano”; la presentazione del libro “La macchina della morte” con l'autrice Garance Le Caisne; incontro al femminile con Asmae Dachan (blog diariodisiria.com) e Almudena Bernabeu (procuratrice internazionale). Il programma dettagliato su www.celim.it

In Siria tutte le parti in conflitto hanno commesso crimini, ma il regime di Damasco lo ha fatto su larga scala e con lucida programmazione come politica di governo, colpendo oppositori, civili, operatori umanitari, medici e attivisti. Autenticate da varie Commissioni d’inchiesta indipendenti, le foto costituiscono le prove per (futuri) processi per crimini di guerra e contro l’umanità: “le prove contro il regime di Bashar al-Assad sono più solide di quelle che si avevano contro Milošević e Taylor”, entrambi condannati, ha detto Stephen Rapp, giurista di fama internazionale che si è occupato, insieme ad altri, del caso Caesar.

 

 

Nel frattempo, sono tante le organizzazioni impegnate nell’area, accanto a chi ha deciso di restare in Siria o di chi è riuscito a fuggire, col desiderio di tornare a casa, un giorno.

FOCSIV e i 6 suoi Soci sono uniti in un consorzio (Humanity. Esseri umani con gli esseri umani) che supporta migliaia di persone in fuga dalla guerra siriana in terra irachena, libanese, giordana e turca. Con un’attenzione particolare per i più vulnerabili, le donne e i bambini, e con progetti che hanno come obiettivo anzitutto la ricostruzione di un futuro sostenibile per le persone e per il proprio Paese di origine o di adozione, poi.

CELIM in particolare opera in Libano, insieme a Caritas Ambrosiana e con il finanziamento dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, per rispondere ai bisogni dei rifugiati siriani e delle lavoratrici migranti giunte nel Paese, attraverso la distribuzione di aiuti umanitari e cure mediche, assistenza socio-psicologica e sessioni di risoluzione dei conflitti, attività psico-sociali per bambini siriani, palestinesi e iracheni. In Turchia, dove già è stata ristrutturata una scuola in un villaggio sul confine con la Siria, è in partenza un progetto con l'obiettivo di sostenere Caritas Anatolya nello sviluppo e nella gestione di un programma di assistenza rivolto alle fasce più povere del tessuto sociale turco e ai profughi e ai rifugiati costretti a raggiungere il Paese per fuggire dal conflitto siriano.

La convivenza, dunque, come sottofondo di tutte queste attività, in cui ramificare le solide radici della solidarietà.

 

 

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