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Un dossier
realizzato da OpenPolis e Oxfam Italia fotografa l'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) italiano del 2015. I fondi per la cooperazione appaiono aumentati negli ultimi anni ma a gonfiare i dati sono le spese per la gestione dei rifugiati in Italia, che in realtà non riguardano gli aiuti ai paesi di provenienza. Coerenza, trasparenza e rispetto degli obiettiivi OCSE appaiono ancora lontani

L'APS, realizzato attraverso enti ufficiali, ha come obiettivo "quello di promuovere lo sviluppo economico e sociale di determinati paesi". Le risorse possono essere devolute attraverso canali bilaterali (da governo a governo) e multilaterale (attraverso agenzie internazionali), comprendono le spese per i rifugiati ma non l'aiuto militare e prevedono il 25% di dono. Presentiamo le informazioni più significative. 

L'aiuto pubblico allo sviluppo globale (in inglese official development assistance) nel 2014 è stato pari a 139 miliardi e mezzo di euro. Guidano l'elenco gli Stati Uniti (circa 28 miliardi), il Regno Unito e la Germania con circa 16 miliardi e il Giappone (8). L'Italia si colloca al dodicesimo posto. Rispetto al reddito nazionale lordo (RNL), tuttavia, solamente Regno Unito e Germania si collocano nei primi 10 posti. A guidare sono: la Svezia (1,41%), gli Emirati Arabi Uniti (1,09%) e la Norvegia (1,05%), gli unici paesi che superano l'1% di spesa rispetto al volume dell'economia nazionale. L'Italia, con lo 0,21% di spesa per l'aiuto publico allo sviluppo la troviamo al ventunesimo posto. La voce di spesa più rilevante proveniente dai "paesi DAC" (Development Assistance Committee) riguarda le infrastrutture sociali, "volte a sviluppare il potenziale delle risorse umane e migliorare le condizioni di vita nei paesi beneficiari".


Nel 2015 l'Italia ha disposto 3 miliardi e 954 milioni per l'aiuto allo sviluppo. Nel complesso, il multilaterale riguarda il 54,2% del totale. Un dato in contro-tendenza rispetto alla media degli ultimi 5 anni durante i quali il bilaterale ha rappresentato il 32,84%. La spiegazione di questa inversione di rotta è semplice. Le spese per la gestione dei rifugiati in Italia, infatti, rientrano nel canale bilaterale. Queste, nel 2015, hanno rappresentato il 53,19% (circa 960 milioni di euro) del budget bilaterale contro lo 0,35% della stessa voce nel 2010. E' corretto che le spese per la gestione dei rifugiati rientrino nel budget APS? Da un punto di vista contabile, nonostante i paesi DAC stanno discutendo questo elemento, non c'è nulla di irregolare. Tuttavia, l'inserimento all'interno di questo budget dei costi per la gestione di rifugiati in Italia lascia perplessi dal momento che vengono così devolute meno risorse direttamente nei paesi in cui nascono i flussi migratori nascono.


Spendiamo tanto? Spendiamo poco?
Questione anche di opinioni ma, dal momento che ci sono degli obbiettivi internazionali, il dossier può dire qualcosa. Il principale obiettivo stabilito dai paesi DAC dell'OCSE è quello di "devolvere entro il 2030 almeno lo 0,70% del proprio reddito nazionale lordo in aiuto pubblico allo sviluppo". Secondo le stime del rapporto, basate sulle previsioni OCSE, l'Italia dovrebbe arrivare a spendere quasi 5 miliardi di euro nel 2020 (obbiettivo: lo 0,30 APS\RNL) e quasi 14 miliardi di euro nel 2030. A breve termine, l'Italia punta a diventare il quarto paese del G7 nel 2017 spendendo almeno lo 0,28% per raggiungere il Canada e superare il Giappone - con la condizione che questi non aumentino questa voce di bilancio bilancio. 

A quali paesi e in quali settori vengono devolute queste risorse?
Nell'intenzione, l'Italia ha stabilito per il periodo 2015-17 una lista di 20 paesi prioritari. Nella realtà, questi 20 nazioni hanno ricevuto solamente il 22,26% delle risorse utilizzabili. Allo stesso modo, anche i settori di intervento portano delle contraddizioni. Le aree prioritarie (agricoltura, aiuto umanitario, istruzione e salute) raccolgono soltanto il 19,30% mentre attività non riportate nella programmazione prendono una bella fetta del budget come le spese per i rifugiati.

paesi prioritari

costi rifugiati

In conclusione del dossier, Oxfam Italia e OpenPolis invitano il governo italiano ad essere più trasparenti rispetto alla rendicontazione soprattutto nelle voci relative ai progetti realizzati per la gestione dei rifugiati, ad aumentare le risorse destinate all'APS al fine di mantere gli impegni  intrapresi a livello internazionale, ad attuare rapidamente e completamente la nuova legge sulla cooperazione del 2014, a bilanciare l'aiuto bilaterale con quello multilaterale, a essere coerenti rispetto le priorità geografiche e settoriali, ad una pianificazione continua e coerente nel tempo e a limitare l'uso dei fondi APS per coprire i costi dell'accoglienza rifugiati.