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aiuti umanitariSempre di più gli interventi di emergenza e di aiuti umanitari sono una componente prioritaria nell’agenda della cooperazione internazionale. Se da una parte salvare vite umane nelle situazioni di emergenza  è un imperativo etico dall’altra occorre chiedersi il perché di tali situazioni, quali sono le cause strutturali che provocano tali emergenze e cosa fare per prevenire le catastrofi. Passare da una cultura della reazione a una cultura della prevenzione è urgente e necessario. Leggi il dossier di approfondimento

di Vincenzo Pira e Marco Pasquini

I bisogni umanitari  hanno raggiunto un livello record e, in assenza di un processo di pace e di riconciliazione nei contesti di guerra, tali bisogni continueranno  a crescere in condizioni di estrema difficoltà e complessità nelle regioni più povere o in crisi in tutto il mondo che  interpellano l’umanità per trovare soluzioni efficaci e non solo palliativi per il momento.  Come fare ? 

Chi opera (sia come entità sia come operatore) nel mondo della cooperazione internazionale deve avere l’onestà intellettuale per riconoscere  che nessuno dei grandi obiettivi degli ultimi “decenni dello sviluppo” proclamati dalle Nazioni Unite è stato raggiunto; dal monitoraggio fatto in questi ultimi 15 anni il problema dell’efficacia degli aiuti e ancor più dei processi di lotta alla povertà e di costruzione di uno sviluppo umano sostenibile presenta un quadro dove le criticità sono maggiori dei risultati ottenuti.

Attualmente circa 1,2 miliardi di persone vivono in condizioni di povertà assoluta. Questo è un problema soprattutto dell’Africa, del subcontinente indiano e, in misura minore, dell’America Latina, ma come è noto ”le nuove povertà” colpiscono fasce sempre più ampie di persone anche nei paesi “ricchi”. 

Criticità che portano persino  a mettere in discussione  l’efficacia degli aiuti:

Troppo spesso le “campagne umanitarie” vengono gestite utilizzando “lo spettacolo della sofferenza”, narrando di  emergenze romanzate,  evitando di parlare dei veri motivi che determinano disgrazie e disastri, tappezzando le città di manifesti con richieste di aiuti il cui obiettivo “non è di farci pensare alla fame o alla povertà ma sollevarci dal fardello di doverci pensare".

La transizione da una cultura della reazione ad una cultura della prevenzione non sarà semplice per via della ragioni che ho messo in luce in questa relazione, ma la difficoltà del nostro compito non ne riduce l’imperatività. Guerre e disastri naturali restano le maggiori minacce alla sicurezza delle persone e delle comunità umane in tutto il mondo. Il nostro solenne dovere per le generazioni future è quello di ridurre queste minacce. Sappiamo cosa deve essere fatto. Ciò di cui adesso c’è bisogno è la lungimiranza e la volontà politica di agire.  

Leggi il Dossier completo

             

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