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Schermata 2016-05-11 alle 17.28.11Siaca è un contadino del villaggio di Kampiane, nel cuore della foresta della Guinea Bissau, in Africa Occidentale. Tra i Paesi più poveri al mondo, la Guinea Bissau è in realtà una terra ricca di cultura e biodiversità, in cui la voglia di riscatto, dopo anni di politica instabile e disordini che risalgono al periodo coloniale portoghese, si vede nel duro lavoro dei contadini, che sono la maggioranza della popolazione. Un reportage dal terreno.

di Lia Curcio

 «Ho eredito questo lavoro dai miei genitori, l’unica cosa che so fare è lavorare la terra - racconta Siaca. - Sono agricoltore e ne sono appassionato, perché grazie al lavoro delle mie mani riesco a sostenere la mia famiglia, vedo il risultato concreto del mio lavoro giorno per giorno. Non aspetto che sia lo Stato o qualcun'altro a darmi nulla, e cerco di trasmettere la mia esperienza ai miei famigliari e soprattutto ai più giovani, per la continuità dei saperi».

Da Bissau, il viaggio per raggiungere il villaggio di Siaca è lungo e si parte al mattino presto. Le strade sono asfaltate fino ad un certo punto, poi è solo pista di terra rossa, e il 4x4 inizia a muoversi a passo d'uomo tra la polvere, le buche e il caldo sfiancante. Giovanni, rappresentante di LVIA in Guinea Bissau, e Siaca parlano ininterrottamente in auto. Giovanni mostra a Siaca delle lampadine ad energia solare: è un regalo e Siaca le potrà utilizzare nel villaggio, dove non c'è la corrente elettrica. 

Attraversiamo il Paese da nord a sud e, di tanto in tanto, tra gli alberi e gli arbusti si vedono le risaie: risaie a perdita d'occhio fino all'orizzonte. Arrivati nella regione di Tombali, inizia la foresta e il 4x4 si addentra in una piccola stradina in terra; è necessario, ora, fare attenzione alle persone, donne e tanti bambini, che escono dalla radura che ci circonda con cesti colmi di frutti raccolti nella foresta.

Arriviamo al villaggio di Siaca nel primo pomeriggio. La sua famiglia ci accoglie calorosamente e dopo le presentazioni, Siaca ci accompagna in visita alle verdissime risaie del villaggio, circondate da piante di mangrovie e imponenti alberi di palma, e ci racconta il lavoro fatto dalla sua comunità nel quadro dei progetti di sicurezza alimentare promossi da LVIA.

 

Siaca è riuscito a coinvolgere nel progetto di LVIA 38 famiglie che hanno costruito delle case in muratura, cosa impensabile fino a poco tempo fa.

Il progetto ha coinvolto 5.300 contadini nelle cinque regioni della Guinea Bissau, potenziando la produzione e la commercializzazione dei prodotti agricoli, in particolare del riso, che viene coltivato tra le mangrovie, con metodi che garantiscono l'equilibrio tra l'attività agricola e questo delicato ecosistema.
Siaca ci porta tra le bolana, le risaie del suo villaggio, coltivate con un metodo tradizionale che, grazie ad un sistema di dighette per la gestione dell'acqua salata e dell'acqua dolce, riesce a sfruttare in modo sostenibile l'ecosistema delle mangrovie che si sviluppa intorno alla risaia.

La produzione locale di riso, l’alimento più consumato e "amato" in Guinea Bissau, copre appena il 40% del consumo nazionale; il resto è importato, soprattutto dall’Asia, ed è di scarsissima qualità. Siaca conosce il valore del riso prodotto dalla sua comunità e l'importanza per la sicurezza alimentare del Paese ma «Sono necessari maggiori investimenti nell'agricoltura locale, acquisto di motopompe, macchinari per la decorticazione del riso, meccanismi di micro-credito e una migliore organizzazione da parte di noi produttori, abbiamo bisogno di scambiare le nostre esperienze, di parlarci e trovare strategie comuni per promuovere e vendere il nostro riso sul mercato locale».  

Siaca, come tutti i produttori del Paese, non lavora solo nelle risaie ma diversifica la sua produzione. Il sud della Guinea Bissau è un'area molto verde e con molte fonti d'acqua e lui è anche pescatore, attivo nell'allevamento di gamberi e di ostriche, e si occupa di apicoltura. 

«Il lavoro di LVIA è fatto sul terreno e non lo dimenticheranno mai, perché è stata un'amica e ci ha dato un grande aiuto. Sono felice di poter permettere alla mia famiglia di avere la pancia piena. Ma devo pensare anche a produrre delle riserve in grado di rispondere alle necessità ulteriori e soprattutto all'autosufficienza della famiglia anche dopo la mia morte».

 

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