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vps 2“Non basta un paragrafo o un capitolo di un libro di testo per abituare i ragazzi ad analisi non superficiali della realtà che li circonda” dice Giovanna Renzi, “prof.” delle scuole medie Guinizzelli di Bologna intervistata a proposito del laboratorio di geografia interculturale, appena svolto in una sua classe. Il laboratorio fa parte di una serie di incontri svolti dall'ONG Amici dei Popoli e altre realtà associative di Bologna all'interno del progetto “Fai la cosa giusta”, promosso dal Comune e cofinanziato dalla Regione Emilia Romagna. 

L'obiettivo è la promozione della cultura del senso civico, della cittadinanza responsabile e della legalità all'interno della popolazione giovanile. L'offerta formativa è molto varia, e tocca un vasto spettro disciplinare: dall'informazione sugli effetti psico-fisici delle droghe all'educazione all'affettività, dal cyberbullismo all'educazione allo sviluppo. Proprio su quest'ultimo tema l'associazione Amici dei Popoli ha effettuato nel 2016 ben 32 incontri in 16 classi differenti, e ciascuna di queste ha scelto un tema specifico tra quelli proposti: educazione al consumo consapevole e all'ecologia, geografia interculturale e diritti umani.

Questi laboratori non sono condotti come una lezione frontale tipica delle scuole, bensì seguendo una metodologia di educazione informale: “interviene un esterno – continua la Renzi – una voce non classificabile tra le noiosamente didattiche". I ragazzi non ascoltano passivamente, ma sono chiamati a intervenire attraverso giochi, scenette, improvvisazioni teatrali, creazione di collage o piccoli oggetti costruiti con materiali da riciclo. Sono così spronati a interagire, “toccare con mano” l'oggetto del discorso, interiorizzarlo criticamente e non immagazzinarlo passivamente secondo la concezione del sapere che Augusto Boal, padre della Pedagogia dell'Oppresso, definiva “depositaria”. 

Ad esempio, con il “gioco delle sedie” i ragazzi sperimentano, in maniera interattiva, la distribuzione sproporzionata di popolazione e risorse tra “Nord” e “Sud” del Mondo: dopo essersi divisi in cinque gruppi (i continenti), devono prendere un numero di sedie corrispondente alle rispettive risorse disponibili; quelli appartenenti al gruppo Asia, ad esempio, devono sedersi in una decina su due o tre sedie, mentre quelli del Nord America sono uno-due sopra molti scranni. Una maniera semplice e diretta per rendere consapevoli di queste ingiustizie dei preadolescenti. Finita l'attività si discute su cosa si ha provato, sulle impressioni avute e si chiede, ad esempio, di trovare soluzioni per stare più comodi: si toccano quindi i temi dell'immigrazione, del credito e del debito, dell'accaparramento delle risorse e delle guerre. 

“Quello che più mi piace – dice Margherita Bartolomei, una delle operatrici del progetto – è vedere i bimbi e i ragazzi con le facce sorprese quando scoprono qualcosa di nuovo e lontano dal loro immaginario... il gioco delle sedie, per esempio, o le reali dimensioni dei paesi con la carta di Peters. Oppure quando si parla di diritti umani e scoprono che anche “nell'avanzata Italia” vengono spesso violati. Mi piace quando i ragazzi durante il laboratorio raccontano di sé e delle loro difficoltà – mi è capitato sia con il lab sui diritti umani sia con quello su stereotipi e pregiudizi”.

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“Questi laboratori sono molto importanti per le scuole – afferma la prof Giuseppina Bollino – e sono occasioni di approfondimento di tematiche che solitamente vengono affrontate brevemente dal sistema scolastico italiano”. Secondo Antonella Dughero della primaria Bottego “nella scuola questi argomenti mi sembrano importantissimi, anche se oggi la forma vuota delle 'competenze' e la valutazione delle abilità paiono prevalere sull'educazione alla pace che mi pare, come tristemente si vede ogni giorno,  la cosa più importante”. I temi trattati non vengono infatti affrontati approfonditamente nelle classi e non sono sistematicamente presenti nei programmi ministeriali, quando sarebbero invece  di importanza non secondaria di fronte alle sfide e agli obiettivi del nostro secolo, come la riduzione dei consumi e dell'inquinamento, la lotta al razzismo e ai pregiudizi verso migranti, omosessuali, emarginati.

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