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3Le tragiche vicende della guerra civile in Siria hanno portato in Libano oltre 1 milione e mezzo di rifugiati dal 2011. Per un paese abitato da soli 4 milioni di libanesi e già di per sé vulnerabile a causa di un violento recente passato, l’accoglienza di un numero così elevato di profughi ha provocato problemi di natura economica e di tenuta sociale molto seri. Il progetto dell'ong CELIM di Milano.

Per questo, dal 2015, il CELIM di Milano ha avviato un progetto in partnership con Caritas Lebanon Migrants Center e Caritas Ambrosiana e cofinanziato dalla Cooperazione Italiana, che prevede due aree d’intervento a favore della popolazione straniera presente in Libano: in particolare i nuclei familiari di rifugiati siriani e le lavoratrici migranti. 

Le attività si concentrano nel campo profughi palestinese di Dbayeh, poco distante da Beirut, nato negli anni ’50 e in cui negli ultimi anni sono giunti più di un migliaio di siriani, creando nuove sacche di vulnerabilità e generando tensioni tra le diverse comunità (libanesi, palestinesi e siriane), e si rivolgono in particolare a minori e donne. La fuga dal conflitto, la perdita dei padri e mariti di cui non hanno più notizie e le condizioni del viaggio mettono a dura prova la loro stabilità fisica ed emotiva per questo CELIM e Caritas Lebanon assicurano: cure mediche, assistenza psicologica e attività psico-sociali e di risoluzione dei conflitti, corsi di alfabetizzazione e aiuti umanitari.

La seconda area di intervento del progetto prevede attività di accoglienza e protezione per le lavoratrici migranti: non tutelate dalla legislazione libanese in quanto nemmeno contemplate e soggette a severe regole sull’immigrazione basate sul sistema della kafala (sponsorizzazione) che le vincola al datore di lavoro, diventano facili vittime di abusi e diritti negati. Il centro di accoglienza denominato Olive Shelter, situato alla periferia di Beirut ma la cui posizione è riservata per motivi di sicurezza, ospita circa 60 donne giunte in Libano dall’Etiopia, dalle Filippine e dallo Sri Lanka per lavorare come assistenti domestiche con la volontà di contribuire al mantenimento della famiglia rimasta nel paese d’origine. Lontane dai figli, isolate dal punto di vista linguistico e culturale, ignorate dalla legislazione nazionale, molte di queste donne finiscono per percepire la loro esperienza come un completo fallimento esistenziale cui purtroppo molto spesso si aggiungono abusi e violenze. Lo staff che gestisce il Centro è composto da persone provenienti dagli stessi Paesi delle donne accolte, un modo efficace per non farle sentire isolate. In attesa che la procedura di rimpatrio, quando richiesta, venga accolta, all’interno della struttura protetta le giornate trascorrono un po’ meno lente e certamente non con le mani in mano, grazie a lezioni di lingua e di informatica base, attività creative e ricreative. 1

Sabato e domenica 14 e 15 maggio, i volontari CELIM parteciperanno alla campagna Focsiv Abbiamo RISO per una cosa seria: presso i banchetti dell’ONG in Milano e provincia, con un’offerta di 5 euro si riceve un pacco di riso e si permette la distribuzione di aiuti umanitari alle famiglie siriane rifugiate in Libano. 

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