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etiopia-siccitaIn Etiopia e Somalia è crisi umanitaria. Le piogge tanto attese non sono arrivate. La Farnesina stanzia 10 milioni di Euro per affrontare la siccità in 5 Paesi africani. La testimonianza dei volontari LVIA in Etiopia "Le famiglie sono ridotte alla fame. Con il peggioramento climatico vediamo che crisi come siccità e carestie sono sempre più frequenti" 

di Lia Curcio

Come ha denunciato l’OMS, è in corso la siccità peggiore degli ultimi 30 anni in Etiopia e in Somalia. «L'Etiopia sta affrontando uno dei più seri choc climatici della propria storia, con dieci milioni di persone a rischio di perdere raccolti e bestiame, oltre ad avere gravi carenze d'acqua e problemi di salute - spiega Ahunna Eziakonwa-Onuchie, coordinatore della risposta siccità per l'Onu -. Stiamo lanciando una campagna per un aumento dei fondi che sia commisurato alla scala e alla gravità della crisi».

Anche la cooperazione italiana si è mobilitata e ieri si è tenuta alla Farnesina una conferenza stampa in cui il Vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Mario Giro, il Direttore Generale della Cooperazione allo Sviluppo, Gianpaolo Cantini e il Direttore dell'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Laura Fringenti, hanno presentato il Piano Nazionale di risposta all’emergenza alimentare provocata dal fenomeno climatico “El Niňo” in cinque Paesi dell’Africa tra cui l’Etiopia.

Il Piano prevede 10 Milioni di Euro per finanziare sia interventi di prima emergenza in favore delle comunità più vulnerabili, sia progetti destinati a consentire la ripresa delle attività agro-pastorali. La realizzazione degli interventi interesserà 5 Paesi (Etiopia, Mozambico, Malawi, Swaziland e Zimbabwe)

"Con il peggioramento climatico vediamo che crisi come siccità e carestie sono sempre più frequenti" sostiene Cristina Coletto, volontaria LVIA in Etiopia "E' chiaro che ora bisogna attivarsi subito per l'emenrgenza per questo, ci stiamo mobilitando come LVIA insieme al Governo etiope ed altre Ong internazionali. Ma è importante non perdere di vista l’importanza degli interventi a lungo termine, sui quali continueremo ad impegnarci, perché è fondamentale prevenire, laddove possibile, le emergenze umanitarie"

L’associazione LVIA è impegnata ad Afar con attività volte a migliorare le condizioni di vita di queste popolazioni con l’ambizioso obiettivo di creare “resilienza”, vale a dire la capacità di vivere in ambienti ostili reagendo a crisi climatiche che sono sempre più frequenti in tutto il mondo ma che qui in Etiopia mostrano il loro lato più estremo.

.«Il nostro è un intervento lungo e complesso che costruisce sviluppo nel lungo termine, ad esempio con attività volte a dare maggiore sostenibilità alla pastorizia attraverso tecniche per la tutela del suolo e la conservazione dell’acqua" continua Cristina. 

Le popolazioni dell’Afar stanno pagando le conseguenze della siccità iniziata nel 2015, in cui le piogge sono state molto al di sotto del livello minimo. Nel 2016 la situazione è peggiorata perché le piogge hanno nuovamente tardato ad arrivare. Normalmente nei primi mesi dell’anno dovrebbe piovere, ma nel 2016 qualche pioggia è iniziata solo a marzo.

 
Fonte: Update on the humanitaria situation in Afar, 5 aprile 2016 a cura di Save the Children
 
«Il livello delle falde e dei fiumi è diminuito ancora e i prati per il pascolo sono quasi scomparsi. Ci sono molti casi di animali morti e le condizioni del bestiame sono pessime. Questo è molto grave per le popolazioni locali che basano il proprio sostentamento proprio sul bestiame. La disponibilità di prodotti animali quali la carne e il latte, alla base dell'alimentazione dei pastori, è quasi ridotta a zero e le famiglie sono costrette a cercare alimenti al mercato" spiega ancora Cristina "Questo provoca una situazione di emergenza alimentare per molte famiglie che non hanno accesso ai mercati e sta aumentando in modo allarmante il numero dei bimbi malnutriti. I prezzi di alimenti base, come la farina, in marzo sono aumentati a causa della scarsa disponibilità nei mercati locali. Quasi 10.000 famiglie, cioè il 3% della popolazione dell'Afar, sono già migrate verso le vicine regioni Amhara, Oromia e Tigray, in cerca d'acqua e pascolo.».