Logo
focsiv
Condividi

La scorsa settimana Torino ha ospitato il Forum internazionale organizzato dal Consorzio Ong Piemontesi nel quadro del progetto Dev Reporter Network. Una due giorni di workshop e tavole rotonde dedicata a giornalisti e operatori della cooperazione sul 'development journalism', ovvero su come informare il grande pubblico sulle sfide dello sviluppo globale e della cooperazione internazionale. Gli interventi più significativi e i primi risultati. 

Di Mario Ghirardi

Nel mondo del giornalismo 2.0, che ha scardinato vecchie certezze e tradizionali schemi di lavoro, le ong possono svolgere il fondamentale ruolo di “cronisti diffusi” grazie alla loro invidiabile rete di dislocazione e contatti in aree critiche del mondo, ancor più di difficile accesso per il reporter allo scoppio di conflitti locali. Non è infatti, attenzione, il giornalismo ad essere entrato in crisi, lo sono piuttosto i mezzi di comunicazione, è la differenza non è da poco.

Oggi le ong sono sparse per il mondo, sono entità diffuse e molto affidabili. Appoggiarsi a loro per conoscere e indagare giornalisticamente è diventata una garanzia di lavoro veloce e scrupoloso ed anche assai meno costoso che spedire inviati. "Se la regola delle 5 W sta ancora alla base di ogni buon articolo, ora siamo in grado di aggiungere una specie di sesta W. Morto il monopolio dell'informazione, le ong possono andare oltre e mettersi su un piano paritario con gli organi di informazione, addirittura facendo a meno di loro."

DAL TAVOLO DI BUONE PRATICHE NASCE IL VADEMECUM
Uno dei temi principali del progetto europeo, nato come rete transregionale tra Spagna, Francia e Italia, è riunire giornalisti, professionisti della cooperazione e della comunicazione, universitari, per migliorare la qualità dell'informazione e favorire scambi e confronti tra media e ong. A questo fine una particolare attenzione è rivolta allo scambio di buone pratiche tra addetti ai lavori per arrivare, attraverso workshop ormai consolidati, a stendere un vademecum di raccomandazioni base, che, dopo la due giorni di Torino, si è effettivamente arricchito di suggerimenti determinanti. Nel progetto giocano un ruolo fondamentale la FCONDG - Federazione catalana delle ong locali, la rete della regione francese Rhone-Alpes Resacoop e il Consorzio delle ong Piemontesi Cop, il cui presidente Umberto Salvi ha accolto i 200 partecipanti all'incontro con un invito a "ripensare alla cooperazione come ad un capitale sociale importantissimo, ma oggi sottovalutato. È necessario - ha proseguito- superare il deficit di comunicazione ristabilendo il processo che dall'informazione corretta porta all'associazionismo ed in definitiva alla buona politica". "Ma è proprio vero che ovunque nel mondo i temi della cooperazione non interessano il pubblico?" si è chiesta Silvia Pochettino responsabile del progetto DevReporter Network e direttrice di Volontari per lo Sviluppo. La spagnola Cristina Mas, redattrice di Ara.cat, è stata puntuale nel rispondere di no, che "noi in redazione ci occupiamo di Catalogna, ma sappiamo che i cittadini vogliono sentire notizie dal mondo, anche perché c'è tantissimo pubblico che ruota intorno alle ong. Il valore aggiunto del giornalista è che sa cogliere anche le cose che stanno accanto al progetto e che l'operatore ong non sa vedere. È sul quel punto che bisogna lavorare".

INDISPENSABILE TROVARE IL VALORE AGGIUNTO
Il parere è condiviso. Lo ha ribadito Stefano Arduini, caporedattore centrale della rivista Vita: "Parlare di ong sui giornali non è obbligatorio se queste non hanno niente di originale da offrire. Parlare di cooperazione non è parlare di progetti, questo deve capire chi si lamenta del poco spazio offerto dai giornali. Diventa interessante trattare l'argomento se si offrono modelli replicabili". Sulla stessa linea d'onda Ziaad Maalouf di Radio France International:"Bisogna contestualizzare i progetti. Il lavoro del giornalista è raccontare il mondo, dare spazio ai fatti, non presentare la minestra offerta dalle ong, altrimenti si fa comunicazione, non giornalismo".

La strada è aperta, il vademecum che sarà perfezionato nei prossimi incontri, sarà importante per renderla più scorrevole alla luce di concentrarsi su come le comunità locali possono diventare protagoniste, su come legare il micro al macro, l'Africa alla quotidianità del vivere europeo, su come puntare a parlare di soluzioni e non solo di problemi, su come andare oltre l'emergenza, ricordando sempre che la crisi è anche un'opportunità e che il cambiamento è possibile.

Newsletter

 

Corsi e webinar di Ong 2.0

Lavorare nella cooperazione internazionale, il nuovo percorso di formazione 2017

outdoor-1807522 1
Dal risk management nei Paesi a rischio, all’amministrazione di un progetto; dal Project Cycle management, all’approccio di genere fino alle…