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Lampedusa, 3 ottobre 2013: si vedevano le prime luci dell’alba quando un barcone con 500 persone prese fuoco e naufragò a meno di un miglio dalla costa. Uomini, donne, bambini, migranti provenienti da Somalia, Etiopia, Ghana, Tunisia ed Eritrea partiti dalle coste della Libia. Sul barcone era stato acceso il fuoco per farsi vedere e chiedere aiuto, poi il fuoco è aumentato e se ne è perso il controllo fino a far affondare l’imbarcazione.

di Federica D'Errico

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I superstiti raccontano che sul barcone erano così ammassati da non riuscire a muoversi; durante la traversata avevano avvistato tre pescherecci, ma nessuno dei tre si è fermato a soccorrerli. “Non hanno visto il barcone naufragato altrimenti sarebbero intervenuti. Gli italiani sono di grande cuore, abbiamo soccorso 16mila naufraghi” commenterà il ministro Alfano durante la sua visita a Lampedusa. A dare l’allarme due pescherecci che passavano da lì; 368 vittime, 368 vite spazzate via, la più grande tragedia mai vista. I cadaveri recuperati vengono posati sul molo Favaloro e riposti nei sacchi di plastica con cerniera. Una tragedia che ha molto colpito l’opinione pubblica, non soltanto nazionale. Ampie le critiche mosse all’Europa che ha lasciato l’Italia da sola a gestire gli arrivi dei migranti; “L’UE si faccia carico di un tema che non è solo italiano. Sono qui per riaffermare con forza che questo pezzo di terra, è l'ultimo lembo di Europa e l'Europa dovrebbe farsi carico di un tema, l'immigrazione, che non è solo italiano”, questa la critica di Alfano. “Viene la parola vergogna: è una vergogna!”,“Bisogna reagire e agire. Non ci sono termini abbastanza forti per indicare anche il nostro sentimento di fronte alla tragedia”,  questi invece i commenti di Papa Francesco e del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Un anno dopo, cosa è cambiato

Lo scorso 24 settembre è stata discussa in Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati la proposta di legge presentata dal Comitato 3 Ottobre per istituire la “Giornata della Memoria e dell’Accoglienza”, nata per non dimenticare le morti, spesso silenziose, nelle acque del Mediterraneo. Ad un anno da quel giorno fatidico, l’Arci insieme al Comitato 3 ottobre e al Comune di Lampedusa e di Linosa ha organizzato sull’isola il Festival Sabir; il sabir era una lingua franca del Mediterraneo utilizzata fino al XIX secolo, costituita da un lessico italiano e spagnolo con alcune parole arabe, che si usava nei rapporti commerciali tra europei e arabi per consentire loro di comunicare. Per cinque giorni Lampedusa sarà sede di dibattiti, incontri e laboratori sul suo ruolo per i popoli del Mediterraneo. Due i temi principali: le “Migrazioni” e la “Partecipazione e democrazia euro mediterranea”. Sarà un’occasione per stare insieme e ricordare le vittime della strage insieme ai loro familiari e ai superstiti. Sabato 4 ottobre CONCORD Italia coordina una sessione tematica nell’ambito del progetto More and Better Europe, cofinanziato dalla Commissione Europea, dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, intitolata “Migrazione e sviluppo nel Mediterraneo”.  L’obiettivo sarà quello di promuovere le culture mediterranee, si discuterà del diritto a migrare e a scegliere liberamente il luogo in cui vivere nel rispetto dello sviluppo della persona e delle comunità locali. Primi relatori della mattinata Francesco Petrelli, portavoce CONCORD Italia, e Andrea Strocchiero, Gruppo Migrazioni di CONCORD Italia, Focsiv e CeSPI. Sarà presente all’iniziativa anche CISV con Simona Guida che tratterà “La partecipazione dei migranti e delle loro associazioni allo sviluppo dei territori d’origine e di residenza” insieme a Udo Clement Enwereuzor del COSPE. Durante l’incontro sarà presentato il Documento di lavoro elaborato dal Gruppo Migrazioni e Sviluppo della piattaforma italiana di Concord, in cui si trovano delle raccomandazioni per una nuova politica di sviluppo e sulle migrazioni nel Mediterraneo. Pochi giorni fa l’Organizzazione internazionale per le migrazioni ha reso noto a Ginevra che l’Europa è la destinazione più pericolosa per gli immigrati irregolari, il 2014 è stato definito “l’anno più mortale”, hanno perso la vita 3072 migranti. Lo studio dell’OIM, "Fatal Journeys: Tracking Lives lost during Migration", ha fatto emergere che dal 2000 ad oggi si contano più di 22000 morti. Più di 22000 persone alla ricerca di una seconda possibilità, di una speranza di una vita migliore al riparo da guerre, persecuzioni, violenze hanno perso la vita in mare. Cercavano la dignità, hanno trovato la morte. 3 ottobre 2014, per non dimenticare.

photo credit: noborder network via photopin