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Mi viene sempre a prendere sulla porta del suo microscopico ufficio, Florida Mukarubuga, la direttrice dell’associazione di cui sto per parlarvi. Sono una giovane volontaria che da circa 4 mesi vive a Kigali, la capitale del Rwanda; nel distretto di Nyarugenge si trova la Garderie di Amizero, una piccola casetta immersa nella polvere rossa a due passi dai grattacieli della ville.

da una volontaria a Kigali

ruanda-adpAmizero (che in kinyarwanda significa "speranza"), è un’associazione per la tutela dei diritti umani e la promozione delle donne rwandesi fondata nel 1992 a Kigali da 63 donne. Inizialmente l’associazione era formata da otto sottogruppi che, in diverse regioni del territorio rwandese, promuovevano progetti agricoli o di artigianato per lo sviluppo sociale ed economico delle donne. In seguito alle gravi perdite subite durante il genocidio del 1994, nel quale 52 delle donne fondatrici sono state uccise e molto del materiale di lavoro è andato distrutto, l’associazione ha impiegato molto tempo per ricostituirsi e riprendere le proprie attività che sono finalmente ripartite nel 1997. Oggi il lavoro di Amizero si articola attraverso vari gruppi che svolgono lavori differenti tra loro, ma che costituiscono il corpo dell’associazione, e che promuovono azioni dirette allo sviluppo di una cultura associativa, educano al mutuo soccorso e sostengono l’auto-sviluppo delle donne rwandesi.

Uno dei gruppi di donne, impiegato nella raccolta e nel riciclaggio dei rifiuti a Rugenge, una discarica della capitale, è composto da persone provenienti da situazioni degradanti. Nonostante l’impegno dell’associazione, fin dal principio il loro salario non era sufficiente a sostenere le spese scolastiche dei figli; questo comportava che molte di loro fossero costrette a portare con sé i bambini durante il lavoro, e a lasciarli incustoditi a giocare tra i rifiuti. Le condizioni igieniche del luogo e la mancanza di sicurezza non erano ovviamente adatte ai bambini, cui l’ambiente malsano della discarica provoca malattie infettive e intestinali che spesso si sommavano a problemi di malnutrizione derivati dalla povertà.

Per questo Amizero ha avviato un asilo per i figli delle donne che lavorano con i rifiuti. Esso ospita oggi 99 bambini dai 3 ai 14 anni offrendo loro l’opportunità di crescere in un ambiente adeguato con la supervisione di una maestra e delle maman, mamme di bambini che a turno si occupano di cucinare pat de mais e fagioli in grandi pentoloni su stufette a carbone. I bambini che frequentano la scuola primaria vengono accolti nel pomeriggio per essere seguiti nei compiti e nel gioco, mentre i bambini più piccoli si dedicano alle attività creative e alla socializzazione.

Tra le varie realtà che gravitano intorno ad Amizero c'è l'ONG Amici dei Popoli, che da un alcuni anni sostiene questa associazione e in particolare il gruppo che si occupa della Garderie. Verso la fine del 2009, la discarica dei rifiuti è stata spostata nell’area di Kainynya e l’Associazione Amizero ha cercato un altro luogo dove spostare la Garderie in modo da permettere ai bambini di restare vicini alle madri. Dopo aver identificato e acquistato il nuovo terreno, Amizero ha chiesto ad Amici dei Popoli di collaborare alla costruzione di un nuovo edificio per ospitare la nuova Garderie. Nell’ Aprile 2011 i lavori di costruzione del nuovo «Centro Socio Educativo» sono cominciati, anche grazie al finanziamento dell’Associazione “Giuliano N’abana” che ha generosamente sostenuto il progetto.

ruanda2Molti di voi si chiederanno cosa ci sia di speciale in tutto questo. Florida mi spiega quanto sia difficile la vita di un’associazione come la loro. La mancanza di denaro è un problema all’ordine del giorno al quale si associano numerose preoccupazioni, il pagamento dei salari delle donne dai quali dipendono intere famiglie, la spesa per l’assicurazione medica dei bambini della Garderie che le famiglie non riescono a sostenere e poi ci sono da comprare le divise per la scuola, i materiali scolastici, pagare il cibo, il carbone… e questo solo per la Garderie, poi ogni gruppo ha le proprie esigenze e problematicità. Florida però non si perde mai d’animo, e nonostante manchino i fondi e le possibilità di provvedere a tutto ciò di cui ci sarebbe bisogno, con entusiasmo invita sempre tutti a cercare strade alternative per affrontare le difficoltà. Quando mancano i soldi e non riesce a lavorare, chiude l’ufficio e tiene un corso di educazione sessuale per le giovani ragazze rwandesi, per consentire loro di parlare dei problemi e prevenirne degli altri. La forza di questa donna, che si rende testimone dell’impegno necessario per il cambiamento, si ripercuote positivamente su tutta l’associazione che ormai da anni lavora per l’empowerment delle donne del Rwanda.

In questi mesi trascorsi a contatto con Amizero ho potuto comprendere cosa significhi creare le condizioni per una nuova cultura relazionale e sociale che possa emergere dalle ceneri dell’impotenza e della sfiducia, riconoscendo e mettendo in campo l’impegno e la fatica di ognuno. Il lavoro e l’energia per costruire passo dopo passo qualcosa che possa giovare a ciascuno, costituiscono la base di questa associazione, e se dall’alto cambiano le regole o quella via non è più percorribile, ci si inventa qualcos’altro. Perché l’importante è non fermarsi, e creare possibilità di lavoro per tutti. E’ questa la speranza di Amizero.