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Il vocabolario della lingua italiana Treccani riporta che discriminazione è una parola che deriva dal latino tardi discriminatio, viene usata per distinguere, diversificare o separare persone, cose, casi, situazioni.

dal blog dell'avv. Pancrazio Timpano "L'esperto risponde"

discriminazioneNella legislazione razziale fascista, la discriminazione era un provvedimento amministrativo con cui venivano dichiarate non applicabili a determinate persone le disposizioni restrittive della capacità giuridica degli appartenenti alla razza ebraica. Costituisce discriminazione ogni comportamento che causi una distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l’origine nazionale , la religione, e che abbia lo scopo o l’effetto di distruggere o di compromettere il riconoscimento, il godimento o l’esercizio, in condizioni di parità, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale e culturale ed in ogni altro settore della vita pubblica./p>

La nostra Carta Costituzionale e le nostre leggi ci difendono dagli atti discriminatori: ad esempio chiunque imponga condizioni più svantaggiose o si rifiuti di fornire beni o servizi offerti al pubblico ad uno straniero soltanto a causa della sua condizione di straniero o di appartenente ad una determinata razza, etnia o nazionalità, lo discrimina ingiustamente; oppure ancora nel mondo del lavoro, ad esempio, il datore di lavoro non può compiere atti o comportamenti che producono un effetto pregiudizievole discriminando, anche indirettamente, i lavoratori in ragione della loro appartenenza ad una razza, ad un gruppo etnico o linguistico, ad una confessione religiosa oppure ad una cittadinanza.

Secondo le ultime statistiche le persone che subiscono discriminazioni nei luoghi pubblici, sono quasi 500 al giorno e solo 1 al mese presenta un’istanza di parte al fine di chiedere al Giudice Competente la cessazione di tale comportamento. L’organo di riferimento competente è il Tribunale del luogo di residenza dello straniero. Il tempo necessario dal deposito dell’istanza per la valutazione da parte del Tribunale può variare dai cinque ai venticinque giorni e non si prevedono costi per il deposito.

Dopo il deposito di tale istanza il Giudice sentite le parti provvede con ordinanza, all’accoglimento o al rigetto della domanda. Se accoglie la domanda, emette i provvedimenti richiesti che sono immediatamente esecutivi. Di regola il Tribunale, nel caso in cui la discriminazione sussiste, tramite il Giudice competente, condanna il responsabile dell’atto discriminatorio anche al risarcimento del danno, anche non patrimoniale (il cosiddetto danno morale). Avverso l’ordinanza emanata dal giudice monocratico, si potrà presentare ricorso alla Corte di Appello entro trenta giorni dalla sua comunicazione o notifica. L’ordinanza del collegio giudicante della Corte di Cassazione potrà essere impugnata dinanzi alla Cassazione. È da tener presente che l’ordinanza emessa dal giudice monocratico, se non appellata, produce gli effetti di cui all’art. 2909 del cod. civ, quindi passa in giudicato.

Il ricorrente vittima di una discriminazione può limitarsi a fornire in giudizio gli elementi di fatto dei quali si può desumere prima facie l’esistenza della discriminazione cosi come prevede il principio sancito dalle direttive n. 2004/43/CE e 2008/78/CE sul bilanciamento dell’onere della prova. Qualsiasi persona che elude i provvedimenti del giudice civile e dei provvedimenti del Tribunale volti a far cessare la discriminazione è punito penalmente.

È da segnalare, inoltre, che le regioni, in collaborazione con le province e con i comuni, con le associazioni di immigrati e del volontariato sociale, al fine dell’individuazione dei casi di discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi ed al fine dello studio del fenomeno, predispongono dei centri di osservazione, di informazione e di assistenza legale per gli stranieri vittime delle discriminazioni di cui sopra.

 

photo credit: looking4poetry via photopin cc