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Si è conclusa la seconda fase del progetto di emergenza dell'ong LVIA in Burkina Faso, finalizzato a individuare e curare la malnutrizione infantile a seguito della carestia che ha colpito il paese e l’intera regione saheliana due stagioni fa, e che ancora fa sentire le sue conseguenze.

Lia Curcio e Diletta Ciolina - LVIA

8678298068 1279ff41fcLVIA, in partenariato con l’associazione Medicus Mundi Italia, dopo aver operato nei distretti sanitari di Nanoro e Réo, ha esteso il proprio intervento a tutta la Regione del Centre-Ouest, grazie ad un secondo finanziamento di ECHO (Ufficio Unione Europea per le Emergenze Umanitarie). 

Di casa in casa per individuare i bambini malnutriti

LVIA e Medicus Mundi Italia sostengono tecnicamente e finanziariamente la Direzione Regionale della Sanità nell’organizzazione di campagne trimestrali d’individuazione dei casi di malnutrizione acuta. Le ONG non si sostituiscono ai servizi sanitari, ma li accompagnano nell’esecuzione dell’attività, nell’ottica di migliorare le loro capacità. Durante le campagne di individuazione della malnutrizione, della durata di quattro giorni e organizzate simultaneamente in tutta la regione, quasi 2.000 operatori sanitari visitano ogni casa e misurano il perimetro del braccio dei bimbi tra i 6 mesi e i 5 anni di età. Per i bambini assenti, danno appuntamento al giorno successivo, in modo da esser sicuri che tutti siano controllati.

La circonferenza del braccio viene misurata con l’apposito braccialetto MUAC, che indica lo stato di salute del bimbo: rosso, ovvero circonferenza inferiore a 115 mm, si tratta di malnutrizione acuta severa; giallo, malnutrizione acuta moderata; verde, il bimbo è sano. Ad ogni campagna i bimbi “rossi” sono circa 1.800 sui 250.000 misurati. L’intervista alla dott.ssa Ella Compaoré, impegnata con LVIA nel progetto di lotta alla malnutrizione infantile nella Regione Centro Ovest del Burkina Faso, sulle conseguenze della malnutrizione infantile).

La rete con i Centri sanitari

Quando un bimbo viene trovato in stato di malnutrizione, gli operatori sanitari indirizzano la mamma verso il più vicino Centro di Salute e Promozione Sociale, dove inizia la cura del bambino. LVIA e Medicus Mundi si occupano dei bambini gravemente malnutriti attraverso une rete di undici nutrizionisti basati in tutta la regione, che consigliano gli infermieri dei Centri di Salute sulle modalità di cura della malnutrizione e sul rispetto dei protocolli sanitari nazionali. Al Centro di Salute, il bimbo viene visitato in ambulatorio una volta a settimana, viene pesato e riceve sistematicamente un trattamento antibiotico e antiparassitario gratuito, insieme ad una dose di alimenti terapeutici pronti all’uso (Plumpynut, forniti dall’UNICEF) sufficiente per arrivare “sazio” alla visita successiva. Si controlla con test rapido che non abbia la malaria e, se positivo, riceve le giuste medicine.

Le mamme ricevono consigli su come preparare i pasti per il bambino, come arricchirli e renderli nutrienti attraverso l’aggiunta di ingredienti locali (vitamine dal frutto del baobab, pesce...). Se tutto va per il verso giusto, un bambino può guarire dalla malnutrizione acuta severa nel giro di due mesi.

lvia-malnutritiMalnutrizione, un taboo?

Ma spesso le cose più semplici non lo sono affatto. Capita che le mamme non abbiano il tempo di recarsi in ambulatorio una volta alla settimana, perché troppo distante, perché è il giorno del mercato, perché ci sono altri figli da accudire a casa. Oppure, quando vedono che il bambino inizia a recuperare peso, ritengono che sia guarito e abbandonano il programma.

Compito di LVIA è allora aiutare gli infermieri nell’informare le madri, perché capiscano a fondo la gravità della malnutrizione. Già, perché un bimbo che non guarisce e che non è più seguito si ritroverà presto in condizioni peggiori. Il 15% circa dei casi di malnutrizione presenta gravi complicazioni: anemia, disidratazione, diarrea, febbre alta e lesioni cutanee, fino ad arrivare agli edemi, ovvero rigonfiamenti agli arti inferiori dovuti al malfunzionamento del sistema linfatico. Quando il bimbo arriva al Centro di Salute in queste condizioni, l’infermiere prescrive subito il trasferimento in ospedale. LVIA e Medicus Mundi completano allora il loro intervento sostenendo le spese del ricovero: esami medici, consultazione, giorni di ricovero, medicinali, ma anche le spese del trasporto e un piccolo sostegno giornaliero a chi accompagna il bambino in ospedale.

Quattro sono i medici nutrizionisti e pediatri di LVIA e Medicus Mundi che seguono i dodici Centri di Salute in tutta la regione, dove i bambini gravemente malnutriti vengono ricoverati. Le difficoltà non sono certo finite: i Centri di Salute spesso mancano di medicinali, di personale, di posti letto, vigono scarsissime condizioni igieniche e le mamme a volte rifiutano il trasferimento in ospedale, se non già il primo contatto con il Centro di Salute. Perché la malnutrizione in Burkina è stigmatizzata, la mamma di un bimbo malnutrito è considerata una cattiva madre; spesso, la malnutrizione è attribuita a gravidanze ravvicinate, tabù nella cultura di questo Paese. O, ancora, la malnutrizione non è riconosciuta come una malattia, il bimbo viene chiamato serpente, scimmia, e si tenta un primo ricorso alle cure tradizionali.

E anche quando la mamma accetta il ricovero, resta da convincere il marito. Lo staff di LVIA si affianca agli infermieri dei Centri di Salute nelle visite a domicilio per spiegare al capofamiglia l’importanza del trasferimento in ospedale. Spesso si riesce. A volte, purtroppo, no. «Sensibilizzare le mamme non è per niente facile - racconta Sylvie Forgo Zongo, nutrizionista impegnato nel progetto e basato a Kokologho. - Molti genitori negano la malattia del figlio e dicono che semplicemente non mangia, alcuni dicono che il bambino non può crescere e che la sua corporatura è quella. Ma non mi stanco, continuo nel mio lavoro di sensibilizzazione sapendo che, anche se soltanto una mamma seguirà i miei consigli, quella mamma diventerà la nostra mamma modello e saprà convincere le altre donne al villaggio. Il sorriso e la gioia di vivere che riflette il viso di un bambino guarito, mi danno la forza e il coraggio di continuare la lotta contro questa malattia che blocca la crescita intellettuale e fisica dei nostri bambini».

 

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