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Sono arrivata tra i baobab e le strade sterrate di Kongwa lasciandomi alle spalle un Monviso ancora bianco e una campagna di provincia che iniziava ad accennare un po’ di primavera. Mi sono calata in questa esperienza, unica per le sue condizioni, con il privilegio e la responsabilità di indossare la “maglietta” di giovane italiana e di volontaria LVIA. Sono parte di un progetto di pace che scommette a piene mani su un’esperienza forte di cittadinanza attiva puntando tutto sulle generazioni future del nostro Paese.

di Lia Curcio - LVIA

tanzania-lvia

La protagonista di questo racconto è una giovane ragazza della provincia cuneese: Sara Tesio, di Bene Vagienna, è una dei giovani che hanno passato le selezioni con l’associazione LVIA per il servizio civile internazionale. È partita a fine marzo, destinazione Tanzania.

Sara si descrive così: «25 anni, capelli ricci; zaino 40 litri sempre pronto per partire; curriculum discreto; un sacco di idee per la testa, altrettante energie in corpo; esperienze disparate collezionate nel corso del tempo, apparentemente sconnesse tra loro, ma che io saprei mettere in fila benissimo; poco timida, molto disordinata; decisamente curiosa, talvolta al limite dell’incoscienza costruttiva; determinata quanto basta per imbarcarmi con entusiasmo in un progetto in cui ho voglia di esser parte». Poi aggiunge: «Così mi presenterei se fossi al primo giorno delle elementari. Invece – sottolinea – qui in Tanzania per ora so solo dire “Jina Langu ni Sara”, azzeccando probabilmente solo l’accento del mio nome».

Il Servizio Civile, nazionale e all’estero, è stato istituito nel 2001 (legge n.64/2001) per offrire ai giovani tra i 18 e i 30 anni un’occasione di crescita ed arricchimento personale e professionale. Quest’anno sono partiti con LVIA cinque ragazzi e cinque ragazze (la parità perfetta senza alcun bisogno di quote blu o rosa) provenienti da diverse regioni d’Italia. Cinque le Mete-Paese: Senegal, Kenya, Etiopia, Tanzania e Mozambico, dove i giovani saranno impegnati in progetti idrici, educativi e ambientali.

Dopo una settimana di formazione a Torino con i volontari delle altre Ong della federazione FOCSIV, e una settimana di formazione a Cuneo, nella frazione di San Pietro del Gallo, con l’equipe di LVIA e i giovani che come lei si sono preparati all’esperienza africana, Sara ha fatto le valigie, ha salutato famiglia e amici e ha lasciato Bene Vagienna per arrivare a Kongwa, cittadina della Tanzania, dove trascorrerà il prossimo anno per un percorso formativo e professionale presso la sede di LVIA nel paese.

Nicoletta Gorgerino, di LVIA, coetanea dei ragazzi in partenza, li ha seguiti in una giornata a San Pietro del Gallo per formarli all'utilizzo dei social media: «Ho potuto dialogare con loro anche in momenti informali, a tavola, nella pausa caffè, curiosa di conoscere quali sono oggi i valori e le motivazioni alla base di questa scelta per un giovane del 2014».

Luca, Marco, Daniele C., Daniele F., Michele, Sara, Vittoria, Sabrina, Gloria e Patrizia sono concordi nel dire che la prima spinta motivazionale nell’intraprendere questo percorso è la voglia di mettersi in gioco, per un’esperienza di vita unica, che credono possa farli crescere umanamente e professionalmente. Del resto, il Servizio Civile, in Italia come all’estero, rappresenta oggi una delle poche opportunità di inserimento nel mondo del lavoro, soprattutto nell’ambito della cooperazione internazionale. «È bello sapere, però – conclude Nicoletta – che tra i vari progetti e i diversi enti che accolgono giovani in servizio civile, la scelta di LVIA non è casuale ma motivata da una condivisione di valori nonché dalla professionalità delle persone impegnate sul campo. Non ci resta che augurare loro buona strada e, per citare le parole di Gloria, che tale esperienza possa essere “un’occasione unica di crescita e di confronto con forze di cambiamento tese a ricostruire rapporti di giustizia sociale”».

Sara non dimentica il suo territorio e in Tanzania porta con sé un po’ della sua provincia: «Ho scelto di prestare il mio servizio con LVIA, che è espressione del mio territorio, e quindi della mia cultura, della mia educazione, della mia storia, della mia gente, della mia famiglia, così come lo sono anch’io. E la cosa per me ha un valore aggiunto. Per questo, non solo mi porto dietro un po’ della mia provincia; la scommessa equivalente che mi motiva in questo progetto di cooperazione e di scambio, è la sfida di tornare a casa, tra un anno, con qualcosa in più da condividere, ripagando così quest’investimento in capitale umano che io credo essere la chiave vera dello sviluppo coordinato di tutti i Paesi del mondo».

 

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