Logo
focsiv
Condividi

Da settembre 2012, i volontari dell'ong ACCRI Flavia e Marco operano nel progetto "Building our future", orientato all'autosviluppo delle comunità rurali della parrocchia di Iriamurai, in Kenya. Il corso informatico che è iniziato il giugno scorso rientra in un discorso molto più grande di attenzione ai giovani.

kenya accriTante le attività previste tra cui animazione sociale, analisi swot ed action plan per definire, insieme a loro, problemi e opportunità della zona e, sempre insieme, cercare di essere protagonisti di un cambiamento, prima che fuori, dentro di loro stessi. Il progetto si intitola “I CARE!“, che non é solo acronimo di “Iriamurai Computer Activity for Responsible Empowerment” ma soprattutto, come nell’esperienza di don Milani, un messaggio forte alla comunità. Se volete un cambiamento dovete interessarvi, partecipare, dovete PRENDERVI CURA delle cose e delle persone che vi circondano.

Una testimonianza di Marco Ceccarelli

Certo che il corso I CARE ha enormi potenzialità. Don Piero ci ha detto che è rimasto sorpreso di come le persone, a seguito dell’apertura e della continuazione del corso, stiano premendo perché altre attività vengano aperte o rimesse in moto (tra tutte, il dispensario di cui in molti auspicano la riapertura). I CARE è fonte di soddisfazioni per noi e speriamo anche per la comunità. E’ stato bello l’incontro di monitoraggio con i partecipanti del I ciclo.

Abbiamo da subito notato una loro maggiore disinvoltura e informalità nei nostri confronti, oltre che un netto miglioramento nelle capacità espositive. Soprattutto Lawrence, un ragazzo che era membro della classe che gestivo, ha compiuto passi da gigante. Mi ricordo che durante una delle prime lezioni, gli chiesi di dire la sua riguardo la discussione che si stava avendo rispetto alla conservazione ambientale. La sua prima reazione fu una risata isterica accompagnata dai suoi occhi che cercavano un appiglio nel pavimento. Durante l’incontro avuto il 22, invece, è stata la persona che più di tutte ha avanzato suggerimenti, addirittura qualche critica!

Capite? Muovere una critica ai tuoi due ex insegnanti bianchi! Che forza!

È stato difficile nascondere l’emozione, ero e sono orgoglioso di lui come di tutte le persone che hanno il coraggio di compiere dei cammini. Certo, rispetto ad alcuni è sicuramente “indietro” ma quanti di coloro che si potrebbero apparentemente considerare a lui “avanti” (in primis proprio io!) riescono a continuare a guardare avanti e camminare?! Non è mica importante tanto dove sei arrivato, voglio dire. Il valore della tua persona, a parere mio, si misura nei passi che ti ci portano e nella volontà che sei disposto a metterci per raggiungerti.

Lawrence è solo un nome dietro cui si nasconde questo lavoro sotterraneo, silenzioso, paziente, lungo e pieno di ostacoli. Un lavoro che tocca ed educa anche le parti più intime di noi. È proprio così, non si può essere o almeno vestire i panni degli educatori se non siamo pronti ad educare prima di tutto noi stessi. Attraverso il rapporto con gli Altri, scopriamo la percezioni che questi hanno di noi. Scopriamo come ci scopriamo al mondo. Qualcosa che si avvicina, cioè, alla Realtà. Ciò che voglio dire e che mi riguarda intimamente, è che non è facile per una persona intraprendente come me (intraprendente nel bene e nel male, sia chiaro. Alle volte l’intraprendenza può essere l’anticamera dell’avventatezza) vivere in un posto “lento” come quello di Iriamurai.

Alle volte ho paura di esserne inghiottito, alle volte mi sento “anestetizzato” da questa continua calma, rilassatezza che sfiora il fatalismo. Da qui, se volete, alcune mie esagerate esternazioni, forse di tanto in tanto un mezzo per ritrovare quella vivacità intellettuale e illudersi che essa coincida sempre con una più “terrena”. Ho bisogno di scosse per vivere e per sentirmi vivo, scosse che qui hanno la stessa velocità con cui si muovono le placche tettoniche. Si, insomma, questa parte di me, se da sempre sono cosciente di averla, dall’altra l’ho potuta esplicitare solo grazie a Lawrence. Lui che si avvicina e mi fa “Certo per te deve essere difficile stare qui. Una noia!”. “Perché dici questo?” replico io già contento di una domanda che contiene parte della risposta. “E dai, non sei come Flavia, non sei come Don Piero. Uno come te?! Sei molto più vitale di questo posto. Ma chi credi di fregare?!”. Forse, alle volte, penso di fregare me stesso, avrei voluto rispondere a Lawrence.

Non so questa mia vitalità/intraprendenza sia un limite o una potenzialità, fatto sta che sono convinto e rivendico la mia convinzione che questo lavoro non sia esclusivamente frutto di action plan, ciclo di progetto e logical frame work. Credo che è un lavoro in cui sia intrinseco il rischio, la passione, il sentimento e, appunto, l’intraprendenza. Perché nel rischio e nell’intraprendenza, ho scoperto sulla mia pelle, l’amore si fa ancora più forte. E che alle volte , avendo a che fare con persone, valga molto di più ciò che senti nel momento, piuttosto che analizzare la griglia di relazioni incrociate di Lewin durante un qualsivoglia meeting.

È quello che mi ha dimostrato anche Lawrence, in parte. Il sentimento, la passione del suo cammino ha contagiato anche me e non ci sono “attività previste-risultati attesi” in cui incasellarlo. C’è e basta, è un sentimento che gira nell’aria e che, PER FORTUNA, nessuna istituzione medio-grande-piccola potrà mai avere i mezzi per decodificarla, rivendicarla e quindi in qualche modo “appropriarsene”. Il cammino è e rimane di Lawrence ed io sono contento di averne fatto parte. Just for a while.

Newsletter

 

Corsi e webinar di Ong 2.0

Lavorare nella cooperazione internazionale, il nuovo percorso di formazione 2017

outdoor-1807522 1
Dal risk management nei Paesi a rischio, all’amministrazione di un progetto; dal Project Cycle management, all’approccio di genere fino alle…