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Riconoscere e valorizzare la figura del volontario nel testo della nuova Legge sulla cooperazione internazionale, oggi in discussione alla Commissione Affari Esteri del Senato e già a maggio presumibilmente alla Camera. È quanto hanno ribadito FOCSIV e Centro nazionale per il volontariato (Cnv) nell’ambito del seminario dal titolo “Volontariato è cooperazione” che si è tenuto a Roma martedì 8 aprile alla Sala delle Colonne presso Palazzo Marini.

volontariato“La riforma della Legge sulla cooperazione internazionale questa volta si farà entro la fine dell’anno”, ha detto Lapo Pistelli sottolineando però la necessità di “asciugare il testo” e di “non inserire in una norma primaria quello che non metterei neanche nei regolamenti”. Certo, essendoci “una pluralità di attori”, alla fine “magari nessuno si rispecchierà perfettamente nella riforma, ma c’è ora la possibilità di fare sistema. Questo governo nasce come un governo di legislatura – ha puntualizzato Pistelli - e il mio obiettivo a fine mandato è di lasciare una cooperazione rifatta da capo”. Infine, sul nodo finanziamenti, il viceministro ha concluso: “bisogna contrastare la tesi secondo cui, in momenti di crisi, se si chiude la porta si sta meglio. A livello etico, geopolitico e di legami gli investimenti sulla cooperazione sono investimenti che tornano”.

Rispetto alla nuova Legge FOCSIV e CNV hanno chiesto in particolare di modificare l’articolo 25 condividendo questa richiesta con le associazioni e gli organismi delle reti AOI, CINI e LINK.

Quattro le richieste di modifica: inserire un riferimento esplicito alla figura del volontario internazionale; prevedere la concessione dell’aspettativa dal lavoro per chi è impegnato in progetti di cooperazione in tutti i paesi in cui sono attivi progetti e non solo in quelli prioritari della cooperazione italiana; garantire a livello previdenziale anche i volontari; collegare la cooperazione con il servizio civile nazionale ed europeo e con i nascenti corpi di pace.

“È fondamentale che la nuova Legge sulla cooperazione internazionale riconosca il valore, il ruolo e l’esperienza del volontario quale portatore di competenze sia tecniche che di relazione” ha detto il presidente del Cnv Edoardo Patriarca sottolineando come sia “impossibile scindere il volontariato dalla cooperazione internazionale, che non è fatta solo di professionisti” e come si debba riconoscere ai volontari internazionali un ruolo di “diplomazia popolare”. Cinque sono stati invece i punti in cui si è articolato l’intervento del Presidente FOCSIV Gianfranco Cattai: la cooperazione come imperativo etico e critico investimento strategico; la dimostrazione di come la chiave vincente della cooperazione italiana nella legislazione attuale sia stata l’aver coniugato le conoscenze tecniche con le qualità personali e valoriali dei volontari in una logica di gratuità; i volontari internazionali quali precursori della cooperazione italiana nei Paesi in via di sviluppo; il ruolo del volontariato internazionale come valida proposta per il futuro se si vuol credere nella logica della sussidiarietà e si vogliono affrontare gli effetti della crisi economica sulla cooperazione internazionale; la necessità della componente di gratuità affinché la cooperazione internazionale possa contribuire davvero all’affermazione della giustizia e alla costruzione del bene comune.

Ma cosa hanno rappresentato, concretamente, in questi anni i volontari internazionali? “All’inizio della cooperazione e cioè alla fine degli anni Sessanta i volontari internazionali sono stati ambasciatori dell’Italia nei Paesi del Sud del mondo – ha detto Cattai -. I volontari professionalmente preparati e profondamente motivati hanno svolto ruoli di riferimento anche per le istituzioni italiane, a volte anche in supplenza delle stesse istituzioni in alcune funzioni importanti, come per esempio quella dei consoli onorari. Più recentemente, sempre d’intesa con gli organismi di appartenenza hanno spesso assunto il ruolo di veri e propri accompagnatori e facilitatori di processi e di relazioni per i differenti attori pubblici e privati”.

Operare con la popolazione
Occuparsi di cooperazione internazionale per gli organismi di volontariato significa, infatti, ancora oggi, prima di tutto attivare relazioni, rapporti di partenariato per operare con la popolazione, e non per la popolazione. Significa dunque individuare partner strategici con i quali andare oltre il progetto per costruire uno scambio veramente interculturale e paritario e per poter realmente generare cambiamento. Significa mettere in relazione territori e comunità del Nord con territori e comunità dei Paesi del Sud. I volontari, che in tanti casi hanno perso anche la vita per assolvere alla loro missione, sono insomma un grande patrimonio per tutto il sistema Italia. “Eppure il loro contributo non è mai stato riconosciuto dalle istituzioni del nostro Paese – ha sottolineato Cattai -. E invece quanta pace hanno contribuito a creare i nostri 20mila volontari in oltre 40 anni di impegno e presenza nelle zone di conflitto e di ingiustizie? Le loro storie sono sempre di frontiera, o come direbbe Papa Francesco, di periferia, perché il volontario internazionale ha scelto di guardare alla vita da una prospettiva diversa, di abitare dove l’umano è messo alla prova, di collocarsi ai limiti dell’esistenza dove donne e uomini sono privati di ogni forma di dignità, di libertà e di pace, in una parola sola: della loro umanità”.

Al seminario sono intervenuti anche: Silvia STILLI, Portavoce AOI Cooperazione e Solidarietà Internazionale; Pietro BARBIERI, Portavoce Forum Terzo Settore; Paolo BECCEGATO, Vicedirettore Caritas Italiana; Alberto PIATTI, Presidente Fondazione AVSI; Giulio MARCON, Deputato Sinistra Ecologia Libertà; Alfredo MANTICA, referente per Forza Italia. 

LEGGE 49 - APPROFONDIMENTO: 

La Legge 49/87 sulla cooperazione internazionale è frutto di un cammino legislativo iniziato nel 1966 con la Legge Pedini che offriva la possibilità ai giovani italiani di svolgere due anni di volontariato internazionale e di ottenere, al rientro, la dispensa dagli obblighi militari.

Approvata dal Parlamento nel 1987 e accolta come provvedimento innovativo sia a livello nazionale che internazionale, la Legge 49 con le sue modifiche apportate negli anni a seguire e le normative secondarie adottate con delibere e decreti successivi, è stata negli ultimi ventisei anni il riferimento normativo principale che ha regolamentato la cooperazione italiana con i paesi in via di sviluppo (PVS). Sebbene abbia apportato sulla carta positive innovazioni, la Legge 49/87 da subito ha mostrato alcuni grossi limiti, in particolare riguardo alle specifiche tutele sancite dalla Legge in riferimento alle risorse umane impegnate nella cooperazione: diritto all’aspettativa per dipendenti pubblici, versamento degli oneri previdenziali ed assistenziali, avanzamento di punteggi ai fini di concorsi pubblici. In tutti questi anni, di queste tutele, infatti, hanno potuto godere solo i volontari che hanno preso parte a progetti di sviluppo riconosciuti conformi dal Ministero Affari Esteri, ovvero con titolo di conformità ottenibile a seguito di una procedura lunga e burocraticamente complessa.

Nessun beneficio è stato invece riconosciuto al personale impegnato in progetti di sviluppo non riconosciuti conformi dal Ministero Affari Esteri, che di fatto costituisce più della metà delle risorse umane che in questi anni sono state impiegate in attività di cooperazione nei PVS da parte delle ONG. Dopo tre decenni in cui ad ogni legislatura e con ogni maggioranza parlamentare non si è mai riusciti a trovare una convergenza tra i rappresentanti istituzionali, i funzionari del Ministero Affari Esteri e i rappresentanti delle Organizzazioni non governative, nel 2014 sta per arrivare la nuova Legge sulla cooperazione internazionale.

 

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