Logo
focsiv
Condividi

Una piattaforma che raccolga tutti i progetti della cooperazione italiana, uno spazio online di incontro tra operatori geolocalizzati, maggiore scambio profit non profit e più apertura verso i giovani. Sono alcuni degli ingredienti che secondo voi dovrebbe avere la #cooperazionefutura. A pochi giorni dal lancio della campagna di Ong 2.0, e mentre Facebook ha annunciato l'acquisito della Titan Aerospace per cablare il sud del mondo con i suoi droni solari, stiamo raccogliendo i vostri sogni, i vostri consigli, le vostre difficoltà e le vostre idee su come vorreste la cooperazione di domani. Ecco le prime risposte.

di Silvia Pochettino

pianeta  connessoE' di pochi giorni fa la notizia che Facebook ha acquisito la Titan Aerospace, per 60 milioni di dollari, con l'obiettivo di cablare tutto il sud del mondo grazie ai droni a energia solare, come conferma il lancio del progetto Internet.org promosso da Zuckemberg stesso in consorzio con altri big dell'IT e delle comunicazioni per portare internet ovunque. La cosa è seria. Perché i mezzi e i soldi per farlo ce li hanno e la detreminazione anche, evidentemente originata non solo da scopi umanitari.

Cosa significa questo per la cooperazione internazionale? 

Di pochissimo precedente a questi fatti recenti è il lancio della campagna di Ong 2.0 "Come immagini la cooperazione del futuro", volta proprio a indagare come si può immaginare la cooperazione di domani e quale ruolo avrenno le tecnologie digitali. Sono già in molti ad avere risposto scrivendo nel form della landing page o postando con l’hastag #cooperazionefutura.

Nei sogni di Fabio C. c’è “una piattaforma web unica per la mappatura degli interventi (programmi/progetti), suddivisa per settori, di tutte le agenzie e consulting sui territori, e un database aggiornabile in tempo reale sui dati che si possono raccogliere sulla propria area di intervento e per la diffusione delle buone pratiche”. Simile l’intervento di Viviana B. che dice “Mi piacerebbe portare online il passaparola e le chiacchiere tra espatriati e operatori della società civile, trasformandole in una banca dati aperta a tutti in cui è possibile fare ricerche secondo criteri specifichi. In Benin e in Burundi mi sono accorta che quando si devono scrivere nuovi progetti o stabilire nuovi partenariati, ci si basa quasi esclusivamente sulla propria conoscenza del paese e delle altre ong e, tutto quello che non si conosce già, lo si indaga al bar davanti a una birra”

Anche Maria Paola ritiene che “la cooperazione necessiti di un grande lavoro di network interno” e sia fondamentale “valorizzare il ruolo della comunicazione come componente fondamentale delle azioni” “Superare il digital divide con tecnologie autoprodotte a basso costo e derivate dal riciclo dei materiali accessibili e proporre trasferimento di competenze, per promuovere partecipazione e creazione di conoscenze facilmente condivisibili agendo da lontano grazie allo scambio di buone pratiche via web e l’uso del live streaming”.  Sulla stessa linea d’onda Maurizio “Sento che la crisi della cooperazione italiana sta nella difficoltà a costruire una rete globale di intercambio reale tra le differenti esperienze tematiche e territoriali e quindi una strategia condivisa e denominatori comuni” E Claudio T “Una delle maggiori difficoltà che incontriamo è quella della polverizzazione delle risorse e delle competenze”

Molti interventi riguardano poi la difficoltà dei giovani a entrare in contatto con il mondo della cooperazione e trovare un ruolo. Propone Fabio P. “Sarebbe interessante una piattaforma che aggreghi e segnali le opportunità di lavoro nella cooperazione in Italia ed all’estero, anche mettendo in rilievo progetti ed idee” Sembrerebbe infatti che se tanti e validi possono essere i percorsi, ci sia un vero e proprio sbarramento all’ingresso e una incomunicabilità di esigenze e opportunità tra ong e giovani cooperanti. Drasticamente pessimista su questo Giuseppe D. “sono laureato in sviluppo economico e cooperazione internazionale, ho fatto un master in europrogettazione, sono stato in Macedonia e in Ecuador a fare stage, parlo l'inglese perfettamente.... eppure quando ho provato ad inserirmi nel mondo lavorativo in questo settore ho solo trovato porte sbarrate. La cooperazione di domani sarà un'estensione di quello che la cooperazione è oggi: un universo decadente e fallimentare basato su principi e ideologie superate, che non lascia spazio ai giovani” internet-in-africa

Le analisi critiche alla cooperazione di oggi non mancano “Sogno una cooperazione che si liberi dal complesso missionario e dalla sindrome del salvatore. Sarà l’Africa a trainare fuori dal guado l’Europa. Prima cambiamo atteggiamento e meglio sarà per noi” sostiene Fabio P. Per molti il digital divide non si trova solo nei pvs, ma anche all’interno della stessa cooperazione. Mancano le conoscenze e la dimestichezza a usare i nuovi strumenti. Sostiene ancora Fabio. “gli strumenti del web accorciano le distanze…. solo se si sanno le lingue. Per me che uno stia a Joannesburg o nella scrivania accanto poco cambia. Il web bypasserà secoli di storia. Un pastore Samburu potrà stare su e-bay parimenti un ministro norvegese”

 

Vuoi dire la tua? Invia la tua idea sul form della campagna di Ong 2.0 oppure con un tweet @rivistavps, una foto o un post sui nostri canali Facebook e Google Plus utilizzando l’hashtag #cooperazionefutura.

 

Guarda qui i primi contributi aggregati:

#cooperazionefutura 

 

Leggi anche: 

Immagina la cooperazione del futuro con Ong 2.0

 

photo credit: ∑ρФ Epo via photopin cc