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Con la riforma della legge sulla cooperazione è nata l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, la cui funzione è razionalizzare le risorse economiche del settore non profit. Ma come farà, se la spesa per la cooperazione è quasi ai minimi storici e al contrario il terzo settore continua a crescere? Dal un consorzio di ong e associazioni arriva la proposta dell'opzione fiscale tra difesa militare e cooperazione.

f35L’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo nasce all’interno della riforma della legge sulla cooperazione, come risposta istituzionale alla richiesta delle ong italiane di istituire un fondo unico per le risorse economiche destinate alla cooperazione. Funzione dell’Agenzia è infatti “garantire la razionalizzazione della spesa nella gestione degli interventi di cooperazione allo sviluppo, sulla base dei criteri di efficacia, economicità, unitarietà e trasparenza”. Il nuovo ente dovrà però fare i conti con i sempre troppo esigui fondi che il Governo Italiano mette a disposizione del settore non profit.

Secondo la campagna Sbilanciamoci!, che ha calcolato la suddivisione della spesa pubblica prevista dalla legge di stabilità, quest’anno lo Stato spenderà circa 34 milioni di euro per le iniziative di cooperazione. Tuttavia, con il residuo dell’otto per mille sono stati finanziati solo 4 progetti sui 936 giudicati ammissibili. Nonostante la crisi, poi, il nostro paese spende ben 26 miliardi di euro in attrezzature belliche e programmi di difesa militare. E se nel 2011 i finanziamenti per la cooperazione avevano toccato il loro minimo storico e le ultime statistiche ci vedono agli ultimi posti per istruzione, welfare e aiuti allo sviluppo, l’Italia è l’unico paese OCSE in cui la spesa militare cresce ogni anno.

Pasquale Pugliese, esperto di difesa civile e segretario del Movimento Nonviolento italiano, commenta così questi dati: “La paura sta mettendo radici nella nostra cultura e nelle nostre relazioni. Sentiamo la necessità di difenderci da presunti nemici, interni ed esterni. La politica estera italiana è purtroppo tutt’altro che cooperativa” commenta Pugliese “anzi, è tragicamente offensiva. Quale idea di cooperazione internazionale può dare un paese che investe ogni anno per questo settore molto meno del costo di un solo cacciabombardiere F-35 di cui ha invece commissionato 90 esemplari?”.

E’ invece forte nella cittadinanza la spinta verso la difesa civile, intesa come impegno sociale. Secondo l’Istat, infatti, oggi sono circa 5 milioni gli italiani impegnati in associazioni di volontariato e le istituzioni non profit sono cresciute del 28% negli ultimi dieci anni. Inoltre, al bando per il servizio civile nazionale ha risposto un numero di giovani circa 10 volte superiore ai posti disponibili.

Appare comunque evidente che il tema della cooperazione rimane legato al mondo della società civile e continua a rivestire invece poca importanza nella sfera politica ed economica del nostro paese, nonostante i piccoli traguardi raggiunti dal nuovo disegno di legge. “Investire 26 miliardi di euro nella difesa armata in un momento di crisi come questo è una scelta esclusivamente politica” commenta Pugliese “L’appuntamento per noi che ci occupiamo di cooperazione e relazioni internazionali sarà l’evento dell'Arena di pace e disarmo. Vogliamo portare in Parlamento una proposta per garantire ai cittadini il diritto all’opzione fiscale tra la difesa armata e la difesa civile, tra spesa militare e vera e propria cooperazione”.

 

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Photo credit: John Kittelsrud / Foter / CC BY-NC-ND