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Sicuramente un fatto storico. Dopo 27 anni la riforma della legge sulla cooperazione allo sviluppo, abortita innumerevoli volte in questi decenni, sembra essere realtà. ll Consiglio dei Ministri ha approvato venerdì scorso il disegno di legge ”Disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo” che rimette mano all’intero sistema rimasto asfittico in tutti questi anni. Ma cosa significa questo per gli operatori del settore?

di Silvia Pochettino

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“Più che una riforma, è una scrittura di una nuova legge per la cooperazione allo sviluppo”, ha spiegato il vice ministro degli Esteri Lapo Pistelli auspicando che ”il parlamento collabori con un esame sollecito e attento del testo, che ci permetta di portare a casa un impegno - preso dallo stesso Enrico Letta - quello di dotare l’Italia il più rapidamente possibile di una nuova legge per la cooperazione”.

La ”vera novità” portata dal testo, secondo il vice ministro, sta nella ”nascita di una struttura di gestione, l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, sulla linea di altri Paesi europei” e la creazione di un Comitato Interministeriale per la cooperazione allo sviluppo (Cics) che dovrà assicurare il coordinamento e la coerenza delle politiche in materia. Ma cosa significa questo per gli operatori della cooperazione internazionale, le ong, i volontari sul terreno? Secondo Gianfranco Cattai, presidente Focsiv e già presidente dell’Associazione ong italiane il processo di riforma è estremamente importante: “Complimenti al vice ministro per la tenacità e la determinazione con cui è riuscito a portare all’attenzione al consiglio dei ministri finalmente una riforma e una attualizzazione della legge”.

Tuttavia vi sono alcuni aspetti che andrebbero ancora sviluppati: “La legge deve essere arricchita con una dimensione della sussidiarietà della società civile”, sostiene Cattai, “non può prevedere unicamente una progettualità della nuova Agenzia. Una riforma avanzata deve riconoscere i diversi soggetti della cooperazione allo sviluppo che oggi compongono il sistema Italia, e creare luoghi di concertazione” Un esempio?

Oggi in Burkina Faso sono sette i soggetti che lavorano nel paese con finanziamenti pubblici del ministero, ma sono oltre 300 quelli che agiscono a vario titolo, università, onlus, ong, enti locali, ecc.. Nell’attuale disegno di legge non è previsto nessun tavolo di concertazione, neppure con i soggetti che agiscono con le risorse del ministero stesso.

Altro punto controverso della legge è un ampio spazio dedicato al mondo economico produttivo con la possibilità per le imprese di accedere a crediti agevolati per investimenti, anche a scopo di lucro, nei paesi in via di sviluppo. Il viceministro Pistelli ha parlato di un possibile ‘volano’ per l’economia e sottolineato che per ogni euro investito in cooperazione ne tornano 2,7 nel giro di 5 anni. “Il ruolo delle imprese è fondamentale nelle politiche di cooperazione internazionale”, sostiene Cattai, “ma va indirizzato verso i principi di responsabilità sociale di impresa e di inclusive business che permetta un vero sviluppo locale nei paesi del Sud. Allo stesso tempo la legge deve riconoscere anche quell’ampio mondo che si occupa della cultura del dono” Il grande assente in questa legge appare infatti proprio il volontariato internazionale, in tutte le sue declinazioni. Con il rischio di ignorare una parte storica della presenza del nostro paese nei molti Sud del mondo.

Molto lavoro è stato fatto quindi ma molto resta da fare. Ora il disegno di legge inizia il suo iter parlamentare e le ong faranno pressione per introdurre gli emendamenti necessari per arrivare a una legge che rappresenti, regoli e sostenga veramente lo sviluppo dell’intero sistema della cooperazione allo sviluppo del nostro paese. Seguiremo gli sviluppi per voi.

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