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Sei disoccupato e non hai prospettive? Hai due lavori e due capi che ti chiamano in continuazione? Il tuo smartphone ti conosce più dei tuoi amici perchè è sempre nelle tue mani? Scollocati! Da un’idea della testata online Il Cambiamento nasce l’’Ufficio di Scollocamento: un portale social che aiuta le persone a cambiare punto di vista e abbandonare la vita del superlavoro.

scollocatoL’Ufficio di Scollocamento è un progetto della testata online Il Cambiamento nato in collaborazione con l’associazione Paea. Il progetto nasce nel 2011, da un'idea di Simone Perotti e Paolo Ermani contenuta nel libro Ufficio di Scollocamento. Una proposta per ricominciare a vivere.

Destinatario del progetto ogni lavoratore che si sente infelice e frustrato, ingabbiato in una vita che non gli appartiene più perché completamente assorbito nel lavoro. L’Ufficio di Scollocamento si pone come opportunità per chiunque desideri costruire una nuova vita, ispirata ai valori dello “star bene” con se stessi e con gli altri opposti a quelli del solo benessere consumistico.

Il lavoratore scollocato che contatta l’Ufficio entra in contatto con una vera e propria rete di persone che stanno cercando una strada comune scegliendo di cambiare stile lavorativo. Rete che è stata raccolta in un vero e proprio social network per convidivere, trovarsi e creare progetti di vita alternativi a quelli da cui si è voluti fuggire. Ogni lavoratore infatti è sostenuto nella sua scollocazione da workshop e seminari, ma sopratutto dalla condivisione di esperienze di chi ha scelto una via alternativa al superlavoro. Lo scollocato intraprende così un cammino di emancipazione e cambiamento, sostenuto dalla rete degli scollocati italiani.

Obiettivo del progetto è infatti realizzare forme di integrazione tra la sfera economica e quella relazionale e sociale. “Aiutarlo a scollocarsi” spiega infatti Ermani, coautore del libro da cui il progetto prende il nome “non è poi solo un vantaggio che riguarda personalmente il lavoratore, ma è un vantaggio anche per la collettività. Perchè il lavoratore infelice è anche poco produttivo”.

L’idea di Ermani e Perotti nasce da quella cultura della decrescita che negli Stati Uniti e in Europa ispira scelte di vita come il downshifting e il coworking. Anche in Italia, secondo i dati del Censis, crescono le scelta di vita alternative: più di 11 milioni di Italiani l'anno passato hanno partecipato ad esperienze di economia collaborativa.

A coloro che hanno scelto di cambiare vita perchè soffocati dai ritmi pressanti del proprio lavoro, si sono aggiunti infatti molti tra i disoccupati cronici che, sostenuti dal progetto, hanno potuto reinventarsi e magari intraprendere strade che credevano ormai chiuse. Colpa forse della crisi, che ci ha reso più solidali gli uni con gli altri o che ci costringe ad accettare condizioni di lavoro dure e affato convenienti.


photo credit: graziano88 via photopin cc