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La parola accoglienza nel vocabolario italiano significa ricevere, ed in particolare ricevere nella propria casa, ammettere nel proprio gruppo, temporaneamente o stabilmente. Di norma un illegale si muove dalla propria nazione in Italia non spinto da motivi turistici ma da ragioni economiche, da guerre, da carestie, da relazioni familiari, da persecuzioni. L’immigrazione é uno dei fenomeni sociali piú problematici e controversi presenti nel Mondo.

Per questo motivo gli Stati mondiali la regolamentano nei modi piú diversi ad esempio in Nord Corea se si entra illegalmente nel territorio coreano si rischia una pena di 12 anni di lavori forzati; in Iran é previsto l’ergastolo; in Afghanistan é prevista la fucilazione; in Arabia Saudita é prevista una lunga pena detentiva; in Venezuela e Cuba si puó essere condannati per spionaggio; in Gran Bretagna si viene arrestati, condannati e deportati; in India addirittura si puó richiedere ed ottenere, una volta entrati illegalmente ed identificati, un nuovo passaporto, una nuova patente, una carta di identita, negli Stati Uniti uno dei paesi piú democratici al mondo é prevista in alcuni stati la carcerazione da tre a cinque anni.

Il dovere di acccoglienza viene riconosciuto dagli accordi internazionali i quali prevedono che si devono accogliere i rifugiati che fuggono da condizioni di ingiustizia e di oppressione ed é un dovere etico e giuridico imposto anche dalla nostra Costituzione Italiana.

Nel nostro Paese il dovere di accoglienza viene anche ampliato tramite la legislazione italiana e vengono assicurati agli illegali alcuni diritti tra i quali il piú importante é la garanzia dell’accesso alla procedura d’asilo politico.

Lo status di illegale viene conferito, quindi, solo dopo un accurato controllo dalle Autoritá competenti.

Negli ultimi mesi i flussi di illegali che provengono dall’Africa é aumentato in maniera vertiginosa e si spera che presto i nostri legislatori italiani ed europei prevedono una forma di protezione temporanea di massa per tutti coloro che provengono dalle aree di crisi del Nord Africa.

Per richiedere il riconoscimento dello status di rifugiato é necessario presentare una domanda motivata e nei limiti del possibile documentata, con l’indicazione delle persecuzioni subite e delle possibili ritorsioni in caso di rientro nel proprio Paese.

Il richiedente asilo politico puó presentare la domanda di riconoscimento o all’ufficio di frontiera, al momento dell’arrivo al confine, o alla Questura, entro otto giorni dall’ingresso nel territorio italiano, nel caso in cui lo straniero si trovi giá in Italia. Tuttavia, per giustificati motivi, lo straniero puó presentare la richiesta anche oltre il termine suddetto.

Al richiedente asilo politico viene rilasciato un permesso di soggiorno temporaneo, recante la dicitura “Convenzione di Dublino”, che lo autorizza alla pemanenza sul territorio nazionale per un mese e puó essere prorogato fino a quando non verrá accertata la competenza dell’Italia all’esame della domanda di riconoscimento; successivamente all’accertamento della competenza italiana verrá rilasciato un permesso di soggiorno provvisorio per richiesta di asilo politico.

Al momento della presentazione della domanda, lo straniero é obbligato a consegnare il proprio passaporto se ne é in possesso.

L’ufficio competente a decidere sulla domanda é la Commissione Territoriale, che rappresenta l’unico organo competente a decidere in ordine al riconoscimento dello status.

Questo ufficio esamina nel merito tutte le domande di cui lo Stato Italiano é responsabile ed intervista il richiedente dell’asilo politico al fine di conoscere in maniera piú approfondita i motivi della richiesta di riconoscimento.

Se la Commissione Territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato accoglie la domanda di riconoscimento, trasmette alla Questura un certificato per il rilascio di un permesso si soggiorno per asilo politico valido per due anni ed uno speciale documento di viaggio valido per l’estero tranne che per il Paese di appartenenza.

 

La disciplina del permesso di soggiorno per asilo é analoga a quella degli altri permessi di soggiorno, inoltre non puó essere revocato, é rinnovabile, ed il rifugiato, secondo quanto stabilito dalla Convenzione di Ginevra, gode dello stesso trattamento accordato ai cittadini italiani (libertá religiosa, istruzione, accesso ai tribunali, assistenza sanitaria, lavoro ed assicurazioni sociali).

L’espulsione per i detentori è prevista solo per gravi motivi di ordine pubblico o di sicurezza nazionale, comunque il rifugiato non puó essere espulso verso un Paese dove possa essere oggetto di persecuzione o possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione.

Va ricordato che in Italia nel corso del 2011 e del 2012 vi é stato un modestissimo di domande di asilo e che il nostro Stato puó far fronte ai propri obblichi internazionali in materia di protezione dei rifugiati.

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