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Dare denaro a chi non ce l’ha perchè possa soddisfare i propri bisogni primari. Questa la filosofia di Givedirectly, un’alternativa alla cooperazione internazionale come la conosciamo. Gli UCT - unconditional cash transerfs - ovvero i trasferimenti incondizionati in contanti, sembrano avere molto successo in Africa. E il dibattito impazza tra gli operatori.

givedirectlySperimentati con successo da Givewell, ong statuniteste che opera in Kenya e Uganda, gli UCT si pongono in contrasto con la cooperazione tradizionale che fa del progetto la sua principale forma di azione. La modalità di intervento, denominata Givedirectly, prevede un trasferimento di denaro dal donatore al ricevente saltando la mediazione delle ong: non vi è alcun mediatore tra chi dona e chi riceve e neppure tra il ricevente e la realtà di cui fa parte. C’è solo chi controlla la regolarità della transazione. Chi riceve i soldi poi li spende per soddisfare i propri bisogni.

Il processo di donazione è diretto e trasparente; è infatti chiaramente spiegato sul sito della ong. La donazione viene fatta online direttamente dal sito; per identificare i riceventi, Givewell ha analizzato dati statistici raccolti sul territorio e ha geolocalizzato le aree più povere di Kenya e Uganda fino alle singole abitazioni all’interno dei villaggi. Al fine di evitare truffe, una rete di collaboratori controlla personalmente i riceventi all'interno delle zone identificate. Alle persone o le famiglie che ricevono il denaro viene data una sim cosicchè possano avere direttamente sul telefono cellulare le informazioni per ritirare la donazione.

Secondo i risultati della ricerca che l'agenzia Innovation for Poverty Action ha svolto sull'esperienza di Givedirectly in Kenya e Uganda, gli UCT sembrano aver raggiunto risultati positivi.

"La gente pensa ai trasferimenti diretti di denaro solo come palliativo" sostiene Michael Clemens, economista statunitense del Centre of Global Development che ha studiato il caso, "Quello che invece i risultati di Givedirectly hanno dimostrato è che per alcune persone il problema è esclusivamente la mancanza di liquidità".

Secondo le ricerche, i riceventi hanno effettivamente usato il denaro per provvedere ai loro bisogni primari e non, secondo le paure di molti, per acquistare alcol e sigarette: l’acquisto di beni per la casa e la terra è aumentato infatti del 58%. Il numero dei bambini cui erano negati diritti alla salute e allo studio si è ridotto del 40% ed è stato registrato un aumento del benessere generale della popolazione nelle zone cui sono stati destinati i fondi.

Tuttavia il rischio è che la cooperazione si riduca a un'operazione di transazione monetaria, come sostiene Attilio Ascani, direttore di Focsiv: "La povertà è un effetto di un ingiustizia. Le persone non sono povere solo perchè non hanno liquidità. Quest'idea sostiene un sistema che lede la dignità delle persone stesse, perchè le rende dipendenti. E' un atteggiamento paternalistico che fa solo male all'Africa". Le preoccupazioni più grandi di chi si occupa di cooperazione riguardano dunque la filosofia stessa degli UCT e i benefici effettivi che le comunità avranno nel lungo termine. Ascani propone un modello misto: "Una modalità che le ong possono utilizzare nella lotta contro la povertà è realizzare progetti che utilizzino la via del sostegno economico sostenuta e affiancata dalla ricerca di soluzioni da trovare insieme a chi sta vivendo quel problema. A mio parere, si combatte meglio la povertà rendendo le persone povere protagoniste del cambiamento delle cause della loro condizione. Questo permette un cambiamento vero perché fa crescere le persone nella loro dignità".

Il successo di Givedirectly spinge però a riflettere sulla fiducia e sulle reali prospettive e aspettative che l’opinione pubblica e i destinatari dei progetti hanno nei confronti delle ong e più in generale della cooperazione internazionale.

photo credit: stevendepolo via photopin cc

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