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Martina Pieri

Quanto è difficile ricostruire un paese dopo un conflitto? Chi se ne occupa e da dove inizia? Partendo dalla nascita della cooperazione allo sviluppo fino ad arrivare alla missione Italiana in Iraq, a Nassiryia in particolare, studiandone attori e contesti, cercheremo di rispondere a queste domande.

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Un famoso proverbio, sulla bocca di tutti nei primi anni dalla nascita della Cooperazione allo Sviluppo, recitava così: “Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno, insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita”. Il problema della Cooperazione sta nell’insegnare a pescare, ma spesso gli aiuti allo sviluppo vanno nella direzione contraria, semplicemente donando pesci.

L’immensa macchina mondiale degli aiuti allo sviluppo innesca spesso meccanismi perversi, di semplice dono, ricreando giorno dopo giorno una spirale di povertà dal quale è spesso impossibile uscire. Ancora più dura la cooperazione in contesti conflittuali, dove operano diversi attori internazionali e non, dai caschi bianchi Onu alle piccole e grandi ong.

In particolare la cooperazione italiana in Iraq è stata, come molte operazioni simili, carica di speranze e poi risultati abbandonati nel dimenticatoio dai mass media, inizialmente zelanti e largamente generosi nel raccontare, ‘farci vedere’, denunciare o commuovere, tanto quanto lo sono stati nel dimenticare di informarci dei progressi o errori della nostra cooperazione. La Missione Italiana Antica Babilonia non va discostata dalla missione americana. Le loro storie e i loro progetti si intrecciano, più o meno alla luce del sole, e di conseguenza non si può parlare dell’una tralasciando l’altra. E’ necessario tenere a mente che Antica Babilonia fu una missione umanitaria, a scopo di ricostruzione e salvaguardia della popolazione, ma pur sempre una missione con contingente militare.

Leggi la tesi qui.

photo credit: United Nations Photo via photopin cc

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