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Due terzi degli aiuti ai paesi in via di sviluppo che l’Italia stanzia ogni anno non lasciano il nostro paese. E’ ciò che emerge dal report di Development Initiatives presentato alle Nazioni Unite lo scorso settembre. Ma dove finiscono questi soldi?

di Vera Prada

aiuti allo sviluppoIl report Investiments to end poverty, curato dall'agenzia di ricerca inglese Development Initiatives sulla base dei risultati di Aidwatch2013 e presentato all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, fornisce i dati sull'aiuto ai paesi in via di sviluppo da parte dei paesi europei nella lotta contro la povertà. Il report denuncia l'assenza di un coordinamento europeo e la mancanza di consapevolezza da parte dei cittadini sul fatto che solo una parte degli aiuti raggiunge effettivamente coloro per cui sono stati stanziati.

Secondo i dati di Aidwatch2013, una parte consistente degli aiuti allo sviluppo è infatti destinata all’annullamento del debito e al mantenimento dei rifugiati o studenti stranieri nei paesi europei. Tale parte, che costituisce il cosiddetto aiuto “non trasferito”, resta dunque in Europa. Tra gli aiuti che invece giungono nei paesi in via di sviluppo, i finanziamenti sono al primo posto, seguiti dai progetti di cooperazione e azioni umanitarie. Il problema, segnala Development Initiatives, è che l'aiuto non trasferito viene conteggiato nelle statistiche come parte effettiva degli aiuti allo sviluppo stanziati da ogni paese, nonostante non esca mai dai suoi confini.

L'Italia appare così tra i più virtuosi. Nel 2012 il nostro paese ha infatti destinato 2.6 miliardi di dollari in aiuti allo sviluppo. I beneficiari sono stati quei paesi in cui più di un milione di persone vivono sotto la soglia di povertà. Secondo i dati raccolti da Follow the money, i settori di investimento sono stati principalmente i progetti di cooperazione e le azioni umanitarie. Tuttavia, il report denuncia che i due terzi degli aiuti restano in Italia, il 40% per l’annullamento del debito e il restante per il mantenimento dei rifugiati, e ritornano diretti nelle casse dello stato.

Il report di Development Initiatives invita i paesi donatori a comunicare con trasparenza le componenti dell'aiuto allo sviluppo e a segnalare con chiarezza quanto i paesi in via di sviluppo ricevono davvero. "Per essere davvero utili" dice Erik Solheim Chair della Commissione per l'assisenza allo sviluppo dell'OECD "dobbiamo progettare azioni pratiche che possono fare la differenza". Oltre all’annullamento del debito e all'aiuto finanziario, sono infatti altre le dimensioni su cui investire e che Aidwatch definisce aree di aiuto genuino ai paesi in via di sviluppo: la cooperazione, l'istruzione e la formazione.

 

 

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