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Emergono critiche a giornalisti, ma soprattutto alle organizzazioni non governative, dalla conferenza "La cooperazione fa notizia?" organizzata dal Consorzio Ong Piemontesi presso l’Università di Torino, che ha visto confrontarsi grandi giornalisti, università e operatori della cooperazione alla presenza di oltre 150 persone.

infografica-coopA partire dai risultati di due ricerche realizzate dall’Università di Torino, e parallelamente in Francia e Spagna, nel quadro del progetto europeo “Comunicare in rete per lo sviluppo”, i dati commentati dal professor Christopher Cepernich indicano una mancanza di strategia, sia da parte delle redazioni, sia da parte delle ong. Critiche costruttive, che potrebbero aiutare la migliorare la relazione tra giornalisti e operatori della cooperazione.

Nei media analizzati, solo 5 redazioni hanno al loro interno una figura esperta di cooperazione. La parola chiave più riscontrata? “Umanitario” (50,2%), a scapito di scarsissima copertura sullo sviluppo o sulla cooperazione. Per le ong viene criticata maggiormente la mancanza di figure professionali all'interno degli uffici comunicazione, aspetto che diventa fondamentale per "ragionare come i giornalisti" e intercettare la loro attenzione, secondo Cepernich. Anche analizzando l'uso dei social network si percepisce l'assenza di una strategia mirata: la maggioranza usa Facebook, ma è su Twitter che si possono trovare più punti di contatto con i giornalisti e le ong dovrebbero imparare a usare anche questo canale. 

"La mancanza di professionalità è un torto a cooperanti e giornalisti che stanno sul campo", commenta Mimmo Càndito, inviato di guerra de La Stampa. Secondo cui la comunicazione è una parte fondamentale  dell'attività delle ong e non può essere messa in secondo piano. La comunicazione non può essere affidata a volontari e "con il dilettantismo si disperdono le forze e l'impegno del campo".  Per Càndito anche rinunciare alla tv è un errore, un atto di autolesionismo. Simile il punto di vista di Jean Léonard Touadi, consigliere del vice ministro Pistelli, che lamenta la mancanza di un'azione di lobby e advocacy in parlamento per portare all'attenzione dei politici i temi della cooperazione. “Perché un militare italiano che viene ucciso in missione viene considerato un eroe della patria e un cooperante che perde la vita sul terreno muore nell'anonimato?” si chiede Touadi, “La società non sente la cooperazione internazionale come un suo patrimonio. Anche le Ong hanno per troppo tempo privilegiato l'azione, coinvolgendo la società solo al momento del fundraising”.

Mancanza di professionalità e formazione, con la necessità di una sinergia tra società civile, comunicatori e università è l' aspetto che emerge dall'intervento di Mario Lubetkin, direttore di Inter press news, un'agenzia stampa internazionale specializzata in notizie ed analisi indipendenti sugli eventi e i processi legati allo sviluppo economico, sociale e politico. "Comunicare la cronaca è facile, raccontare il cambiamento climatico no. Così come la cooperazione. Non è da stupirsi che le persone del video non sapessero rispondere", afferma. "Serve formazione, ma dobbiamo essere disposti a farcene carico, a investire", avverte Cepernich.

Dopo la presentazione di best practice di comunicazione della cooperazione su media mainstream, tra i quali il programma Radici, è seguita una tavola rotonda con rappresentanti delle Ong e giornalisti in un confronto serrato sulle diverse esigenze e punti di vista. "Più strategia, meno frammentazione e un rapporto strutturato tra Ong e media, non basato sulle conoscenze personali di ciascuno", è stata l'indicazione di fondo a chiusura evento dalle parola dell’editorialista de La guida Franco Chittolina.

I materiali della conferenza

I risultati delle ricerche 

Le infografiche con i risultati

VpS ha realizzato per voi lo storify della conferenza per ripercorrere tutti gli interventi:

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