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La Commissione Europea ha presentato giovedì 5 dicembre al governo italiano l’intervento che regolamenta l’accoglienza dei migranti via mare e che si propone di stabilizzare la situazione di Lampedusa. Il documento prevede cinque aree di intervento e sarà discusso al Consiglio europeo di metà dicembre. Per la Caritas però “non cambierà nulla”.

lampedusaA due giorni dal flash mob di Roma, organizzato dal Comitato 3 ottobre, in cui migliaia di persone si sono ritrovate di fronte a Montecitorio per chiedere al governo di risolvere la situazione di Lampedusa, la Commissione Europea presenta un programma di intervento in aiuto ai governi dei paesi interessati.

I lavori della Commissione si sono svolti il 24 ottobre e il 20 novembre. A tali incontri hanno partecipato tutti gli stati membri, le agenzie UE per le migrazioni, l’Europol, l’Organizzazione marittima internazionale e l’UNHCR, L’OIM e l’ICMPD. Il report delle risoluzioni adottate, uscito ieri da Bruxelles, si riassume in cinque aree di intervento:

1. Sorveglianza delle frontiere per salvare vite umane

2. Assistenza e solidarietà

3. Lotta contro la tratta, il traffico di migranti e la criminalità organizzata

4. Protezione regionale, reinsediamento e ingresso legale in Europa

5. Azioni in cooperazione con paesi terzi

Se anche il documento redatto dalla Commissione dimostra un’attenzione forte dell’Europa per la situazione dei migranti e per le difficoltà del governo italiano nel far fronte all’emergenza, tuttavia le cinque aree di intervento evidenziate si possono riassumere in una revisione degli interventi, troppo pochi, fatti sino ad ora e nel potenziamento della sicurezza delle coste, in termini di polizia e personale militare. Il sostegno economico al governo italiano per risolvere la situazione, è la modalità di intervento principale della proposta.

Ieri Oliviero Forti di Caritas Italiana ha commentato così l’intervento europeo: “Dire che sia cambiato qualcosa, sarebbe dire una bugia. Non organizzarsi tempestivamente per affrontare una questione, che non è più straordinaria ma ordinaria – ogni anno abbiamo questi numeri, ogni anno abbiamo gli arrivi – è un problema tipicamente italiano. In questo caso, poco c’entra l’Europa”.

photo credit: noborder network via photopin cc