Logo
focsiv
Condividi

Elisa Filippetti

aidwatch2012All’interno dei flussi di migranti che, negli ultimi anni, sempre più numerosi giungono alle nostre frontiere una percentuale crescente è rappresentata da persone in fuga, che lasciano il proprio paese di origine perché perseguitate, minacciate, vittime di violenza o di situazioni di ingiustizia e terrore dovute a sconvolgimenti geopolitici e conflitti.

Queste persone cercano in Italia (come in molti altri paesi di destinazione) un rifugio e il riconoscimento, da parte delle autorità, di una qualche forma di protezione politico-umanitaria che la loro patria non può offrire, sotto forma di status di rifugiato, di beneficiario della protezione sussidiaria o altro. Per ottenere ciò intraprendono una procedura, quella appunto per il riconoscimento della protezione internazionale, che in Italia è imperniata sul lavoro delle Commissioni Territoriali, un sistema di organi decisionali dislocati su tutto il territorio nazionale, composti da funzionari statali e da membri dell’UNHCR e deputati all’esame e alla decisione nel merito delle singole domande di protezione internazionale (che vengono presentate e verbalizzate presso la polizia di frontiera e le questure).

Al fine di permettere alle Commissioni di condurre un esame consistente e obiettivo delle singole richieste, un momento cruciale della procedura è senza dubbio quello del colloquio personale, ovvero il momento in cui, durante un’audizione individuale, il richiedente la protezione si confronta direttamente con i membri della Commissione Territoriale, raccontando la propria storia e facendo valere le proprie esigenze di protezione; le dichiarazioni rese in tale sede, unitamente alla documentazione che compone il fascicolo personale, costituiscono la base sulla quale la Commissione è chiamata a valutare l’eleggibilità dell’interessato ad uno status di protezione politico-umanitaria, che ha come conseguenza principale il rilascio di un permesso di soggiorno nonché la possibilità (almeno teorica) di fruire di un’accoglienza e di servizi dedicati. La procedura per il riconoscimento della protezione internazionale (che si articola in presentazione e verbalizzazione della domanda, esame della domanda, decisione e comunicazione all’interessato dell’esito della domanda, eventuale ricorso in sede giurisdizionale contro la decisione dell’autorità accertante), è regolata nelle sue fasi dalla complessa normativa su asilo e protezione politico-umanitaria, che comprende accordi internazionali ratificati dall’Italia, disposizioni comunitarie direttamente o indirettamente applicabili nel nostro paese e loro norme nazionali di recepimento, che si compenetrano e sovrappongono creando un quadro composito e in alcuni punti controverso nella sua interpretazione e applicazione.

L’ obiettivo principale del presente lavoro è stato quello di indagare l’effettiva applicazione della legislazione vigente, soprattutto nell’ottica di sottolineare eventuali scollamenti tra norma e prassi e loro ripercussioni sull’effettività dei diritti dei richiedenti la protezione, focalizzandosi in particolare sugli aspetti più rilevanti proprio del colloquio personale e concentrandosi sull’area della città di Roma. Proprio in questo senso, in un generale quadro di eterogeneità e discrezionalità delle prassi sul territorio, si sono rilevate numerose difformità tra norme e loro applicazione, riguardanti i tempi della procedura, la formazione e la professionalità dei componenti delle Commissioni e degli interpreti linguistici ivi impiegati, la mancanza di specifiche garanzie per i numerosi richiedenti asilo più vulnerabili (ad esempio perché vittime di tortura o violenza estrema), problemi formali inerenti alla documentazione. Tali problematiche, inoltre, si iscrivono in un panorama caratterizzato un approccio emergenziale all’arrivo dei richiedenti, che porta all’adozione di una serie di dispendiose misure a breve termine a discapito di una programmazione a lungo termine e di una gestione più fruttuosa delle risorse; il quadro complessivo è inoltre aggravato dalla mancanza di una legge organica in materia di asilo e protezione internazionale degli stranieri, che integri le lacune dell’attuale normativa e raccolga tutte le disposizioni in materia in modo da costituire un quadro di riferimento completo e coerente.

Scarica il sommario della tesi.

Per informazioni, contattare l’autrice al seguente indirizzo email: elisa.fil[at]hotmail.it