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Nel solo 2007 gli italiani che hanno scelto un viaggio responsabile sono stati circa 50 mila, e secondo l’Unep, agenzia Onu per la tutela ambientale, a livello internazionale sta crescendo la sensibilità verso il turismo sostenibile: oggi quasi il 70% dei viaggiatori “classici” sa almeno di cosa si tratta. Costringendo i tour operator ad “aggiornarsi”.


Di Emanuela Citterio

Zaino in spalla e via. Il turismo responsabile oggi si può fare anche così. Il sito www.solidaltour.it mette a disposizione esperienze di accoglienza turistica gestite da comunità locali in America Latina, legate a progetti di sviluppo sociale o ambientale, prenotabili direttamente on-line. Il viaggio solidale “fai da te” è una nuova tendenza, ma anche segno che il turismo responsabile si è sviluppato: sono aumentate le proposte, le comunità locali nei paesi di destinazione si sono organizzate, le reti di associazioni che fanno turismo solidale in Italia e in Europa si sono collegate fra loro, e qualche sorpresa si incontra anche tra i tour operator “tradizionali”, come Viaggi del Ventaglio e Alpitour.

Un interesse in crescita
L’Associazione italiana turismo responsabile (Aitr), che nel 2008 compie dieci anni, mette in rete 86 realtà, dalle piccole cooperative a grandi associazioni come il Wwf, dai tour operator creati dalle ong agli enti locali. Nel 2007 i viaggiatori che hanno acquistato un viaggio responsabile da uno degli associati Aitr sono stati circa 50 mila, contando anche le vacanze naturalistiche di Wwf e Legambiente. «Per i soli viaggi nel Sud del mondo, circa 4.500 persone si sono rivolte al turismo solidale» dice Maurizio Davolio, presidente di Aitr, «ma sono almeno dieci volte tanto i viaggiatori partiti per Africa, Asia e America Latina contattando direttamente i partner locali delle ong».
Secondo l’Unep, l’agenzia Onu per la tutela ambientale, la sensibilità verso il turismo sostenibile è aumentata a livello internazionale: “Esistono segnali incoraggianti in termini di offerta di mercato”, si legge sul sito del green passport (passaporto verde) lanciato lo scorso marzo, “e cresce il numero di turisti interessati alla qualità dell’ambiente nelle loro destinazioni e alla sua tutela”. In Italia l’Università di Trento ha indagato la percentuale di interesse verso il turismo responsabile fra 20 mila soci del Cts, Centro turistico studentesco. Un segmento di turismo peculiare: composto da giovani, per lo più studenti universitari o laureati, con un reddito medio-alto e poco inclini ai tour organizzati. È emerso che il 10% dei soci Cts ha vissuto vere esperienze di turismo responsabile, ed è attento a tutte le sue dimensioni: ambientale, socio-economica, rispetto per le altre culture. Accanto a questi viaggiatori hard-path (alla lettera “sentiero duro”, i coerenti fino in fondo) c’è un 20% soft-path, viaggiatori sensibili ad almeno un aspetto del turismo responsabile. In tutto, l’interesse per questo turismo riguarda il 30% dei soci Cts.

Pratiche da diffondere
«Cosa accadrebbe se invece di considerare un campione selezionato ci si allargasse al mondo dei turisti nel suo insieme?» si domanda Micaela Solinas, responsabile di Cts Ambiente e membro del direttivo di Aitr. In Italia una ricerca ad ampio raggio non si è mai vista; in Francia lo ha fatto nel 2005 Unat (Union nationale des associations de tourisme), ente no profit sostenuto dal Ministero del Turismo francese: quasi il 30% degli intervistati aveva sentito parlare del turismo solidale, lo associava al commercio equo e citava i popoli locali come principali beneficiari di questa attività. Ma il dato più significativo riguardava i potenziali turisti responsabili: il 66% degli intervistati si è detto interessato al turismo solidale, anche chi non ne aveva sentito parlare prima.
Solo nel 2007 gli arrivi di turisti internazionali sono stati 900 milioni, e per la fine del decennio si prevede che raggiungano il miliardo. I tour operator sono una fetta importante del mercato turistico. Obiettivo di Aitr, come di reti simili in Europa, è “contaminarli”, perché il turismo in generale sia sempre più improntato a criteri di sostenibilità ambientale e culturale. Astoi - Associazione tour operator italiani rappresenta, con 51 soci, circa il 70% del mercato del tour operating nostrano e muove circa 3 milioni di italiani. «L’atteggiamento dei tour operator è piuttosto vario» dice Davolio. «C’è chi ha messo in atto nuove pratiche verificabili, chi si limita a piccole azioni e chi non ha introdotto nessun criterio di sostenibilità e responsabilità». Una recente ricerca di Aitr presentata all’Università Iulm di Milano ha esaminato i cataloghi turistici di 38 tour operator soci di Astoi. Tra le iniziative più frequenti: il sostegno a programmi ambientali e il contributo a progetti sociali di organismi no profit come Save the children e Sos Villaggi dei bambini. Più cataloghi hanno inserito specifici consigli per adeguarsi allo stile di vita dei paesi visitati, e 7 tour operator hanno aderito al codice di condotta di Ecpat, rete internazionale contro lo sfruttamento sessuale dei minori. Da parte sua Cts ha incluso nel catalogo proposte di eco-volontariato e una carta etica.

No alle spiagge in bottiglia
«Alcuni tour operator hanno ben recepito i temi del rispetto dell’ambiente» dice Piera Gioda, presidente del Cisv e vicepresidente di Aitr, che il 18 marzo ha presentato la ricerca; «dal punto di vista sociale, invece, si tende ad abbinare all’attività turistica un progetto a scopo umanitario più che a modificarla in direzione di un turismo maggiormente responsabile. Non è ancora preso in carico il tema delle ricadute economiche dell’industria turistica sullo sviluppo delle comunità locali». Davolio sottolinea però alcuni progressi: «Aitr aveva fatto una ricerca analoga, basata sui cataloghi, nel ‘98. Dopo 10 anni si nota una sensibilità e un’attenzione del tutto nuove, anche il lessico è decisamente mutato».
Un giro di telefonate fra i principali tour operator italiani evidenzia situazioni diverse fra loro. A Valtur ammettono di essere impreparati su quel che l’azienda fa per il turismo sostenibile, a parte l’adesione a Ecpat e il sostegno a favore dei bambini con Save the Children. Ad Alpitour dicono di non sapere nulla della ricerca di Aitr e Astoi, anche se sono associati e lo studio li riguarda. Poi però Luana Marchio, responsabile della comunicazione, racconta cose interessanti: «In Marocco collaboriamo con l’ente del turismo a un progetto ambientale. Prima della partenza diamo ai clienti informazioni su quel che possono e non possono fare, cerchiamo di far passare il rispetto per la natura, spiegando che non è il caso di portarsi via in una bottiglietta la sabbia delle spiagge del Mar Rosso. Durante il tour alcuni assistenti radunano i turisti la sera prima di un’escursione naturalistica, spiegano le bellezze del luogo e come comportarsi per non rovinarle». Il gruppo, che include Alpitour, Francorosso, Volando, Carambola e Villaggi Bravo, ha introdotto anche un catalogo specifico, “Il viaggiatore”, per i turisti esigenti, «con itinerari più personali, lontani dal turismo di massa» spiega Marchio; «in alcuni villaggi si fanno anche corsi sulle culture, la cucina e le lingue locali».

Gli interpreti ambientali
Nelle aziende turistiche le iniziative dipendono spesso da singole persone sensibili al tema. Come Ellen Bermann, responsabile di turismo sostenibile per Viaggi del Ventaglio. «I riscontri che abbiamo dai clienti mi incoraggiano a proseguire» dice. «In alcuni villaggi abbiamo introdotto la figura dell’interprete ambientale, che mette in relazione l’ospite con la realtà esterna, facendogliela comprendere dal punto di vista naturalistico e culturale, con attività il più possibile attraenti. Ora i clienti ci chiedono espressamente tale figura, alcuni addirittura scelgono la vacanza in base a questa opzione». Viaggi del Ventaglio ha reso accessibili ai disabili i suoi villaggi e aderisce al Toi, l’iniziativa internazionale dei tour operator per lo sviluppo di un turismo sostenibile. «Ora siamo in una fase di stasi» dice Bermann, «non riusciamo a destinare un budget per tali attività, bisogna aver pazienza e aspettare. In Messico siamo partner di un progetto innovativo con Wwf e alcune ong locali per migliorare la sostenibilità ambientale delle strutture alberghiere in un’area costiera. Ma anche qui mancano finanziamenti e trovare donatori non è facile».

Volano di sviluppo
A livello europeo alcuni tour operator aderenti ai principi del turismo sostenibile si sono messi in rete. In Francia è il caso di Ates Atr (Agir pour un tourisme responsable, www.tourisme-responsable.org), che riunisce 18 piccoli tour operator certificati e ha un suo marchio. «Ates è nata da tour operator specializzati in avventure nel deserto, che hanno scelto di promuovere un modo di viaggiare più rispettoso di natura e popolazioni locali» spiega il presidente Yves Godeau. «Il turismo può distruggere l’ambiente, ha un impatto sulle culture e può essere o meno volano di sviluppo. Su questi tre aspetti si può basare il turismo responsabile». Qualcosa di simile in Germania è Anders Reisen, gruppo di tour operator medio-piccoli che ha un portale su cui si possono fare prenotazioni on-line, e un codice di comportamento contenente molti principi del turismo responsabile.
«In Francia a dare impulso a iniziative come il Fits (Forum international du tourisme solidaire) sono stati il Ministero dello Sviluppo sostenibile e quello degli Affari Esteri» dice Alberto Corti, direttore di Astoi. «In Italia non c’è un sostegno analogo da parte delle istituzioni, sono i privati che tentano di fare qualcosa». Astoi ha creato un gruppo di lavoro sulla sostenibilità, che si riunisce una volta l’anno. «Astoi è un’associazione leggera, con un bilancio di 500 mila euro l’anno» continua Corti. «Riserviamo un budget di 50 mila euro per ricerche sulla biodiversità e per formare i nostri associati sui temi della sostenibilità».
Il turismo responsabile italiano, in compenso, sta creando sempre più contatti a livello internazionale. Aitr, con l’ong Icei, è l’unico organismo no profit a far parte, dal 2005, del consiglio direttivo dell’Organizzazione mondiale del turismo. E insieme ad associazioni di altri paesi sta lavorando per creare una rete europea di enti no profit e tour operator che avrà sede a Bruxelles. Con una missione comune: un turismo sempre più responsabile.

 

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