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Intervento armato in Siria? Focsiv esprime il suo dissenso, mettendo in luce le possibili soluzioni di intervento ONU, unico mediatore internazionale nei conflitti, da troppo tempo in silenzio.

medium 5343660551Davanti alle ipotesi che stanno circolando di un possibile intervento militare internazionale e senza l'avallo dell'Onu, dopo l’utilizzo di gas tossici in Siria, sostenuto da Gran Bretagna, Francia, Turchia, Stati Uniti ed Israele, Focsiv, la più grande federazione di ong italiane, esprime il suo disappunto.

"Possibile" - afferma il Presidente Gianfranco Cattai - "che la comunità internazionale sappia solo passare dall'immobilismo all'interventismo armato? Le parole del Presidente FOCSIV fanno riflettere in un periodo in cui la comunità internazionale, chiamata sempre più spesso a prendere posizione, decide di non usufruire degli strumenti internazionali a tutela dei diritti umani, prediligendo estenuanti interventi armati.

Dopo aver varcato il confine della linea rossa, con gli attacchi con gas tossici in tre quartieri della città di Damasco, si presume un intervento da parte degli Stati Uniti. Ma le prove su chi abbia commesso l’attacco chimico ormai dato per certo in Siria, nelle prime ore di mercoledì scorso e che avrebbe ucciso oltre mille civili, tra cui donne e bambini, sono ancora tutte da trovare. Focsiv prende atto dell’ennesima cautela del Consiglio di Sicurezza Straordinario dell’ONU riunitosi pochi giorni fa in seduta straordinaria e chiede che smetta di trincerarsi dietro la linea rossa dell’uso delle armi chimiche e che superi la logica dei blocchi e dei veti reciproci deliberando per imporre l’immediato cessate il fuoco in Siria.

Il presidente FOCSIV propone inoltre di offrire alla Russia la garanzia di un'area di influenza dove ora vi è il loro sbocco al Mediterraneo, pur di uscire dalla situazione di stallo del Consiglio di Sicurezza; inoltre sarebbe necessario istituire un tribunale penale internazionale per la Siria che accerti i crimini commessi sia da parte dei ribelli che del regime di Assad, come venne creato per i crimini commessi in Rwanda e in Ex Jugoslavia.  L’intervento ONU, da troppo atteso in Siria, dovrebbe porre fine alle violenze subite dalla moltitudine di civili ridotti ormai ad estrema miseria e favorire l'autodeterminazione democratica del popolo siriano assistendolo dovutamente. Conclude Cattai, "Tale impegno dell'ONU, arriverebbe già molto in ritardo e dopo aver favorito proprio l'acutizzarsi delle forze islamiste terroristiche, è ora improrogabile per fermare le stragi".

La posizione dell’Italia al momento, secondo le dichiarazione del ministro degli esteri Emma Bonino, è contraria all’intervento senza l’avallo dell’ONU. Le istituzioni internazionali, troppo spesso immobili di fronte alle catastrofi degli ultimi vent’anni, potrebbero riprendersi quel ruolo di mediatori internazionali che compete loro per far rispettare i diritti umani senza far incancrenire i conflitti armati, e per garantire il rispetto della carta dei diritti umani, senza interventi autonomi da parte degli stati.

 

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