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Dopo le critiche dal mondo della cooperazione al programma tv The Mission prodotto dalla Rai, arriva una prima risposta da parte dell'ong Intersos che ha collaborato alla realizzazione della trasmissione.

rifugiatithemission"Le attuali reazioni alle prime informazioni su un nuovo programma televisivo non ci sorprendono. Quando abbiamo deciso di aderire a questo esperimento di comunicazione eravamo ben consapevoli di esporci a critiche, commenti, di suscitare punti interrogativi e riflessioni, di poter ricevere, purtroppo, anche qualche insulto", si legge sul comunicato diffuso questa mattina sul sito di Intersos.

"Da molti anni le organizzazioni umanitarie dibattono sulla comunicazione, su metodi e limiti del loro rapporto con il pubblico. Quanto alle crisi umanitarie, l'opinione condivisa da molti è che se ne parli troppo poco: tranne in rare eccezioni, solo quando gravi tragedie scuotono le emozioni del grande pubblico e si accende la luce mediatica sulla sofferenza di milioni di persone, altrimenti dimenticate. Per noi di INTERSOS, organizzazione umanitaria non governativa, che ha lavorato in oltre 30 paesi nel mondo, questa situazione è evidente. Abbiamo sempre privilegiato l'operatività e l'azione, perché urgenti, importanti e in grado di fare la differenza per salvare vite umane in molti contesti. Nel 2012 abbiamo portato aiuto in una quindicina di paesi erogando oltre 2 milioni di servizi alla persona fornendo aiuti di emergenza, acqua potabile, cibo, riparo, cure sanitarie, beni di prima necessità, riattivando i mezzi di sostentamento economico e contribuendo a garantire la sicurezza e la dignità di ciascuno. E proprio per dare riconoscimento a queste persone, in particolare ai rifugiati, abbiamo accettato di partecipare al programma televisivo. Riteniamo, infatti, che mentre oltre mille operatrici e operatori umanitari della nostra organizzazione lavorano instancabilmente nei posti più remoti del mondo e nelle situazioni più difficili e complesse, fianco a fianco con persone in pericolo, un nostro imprescindibile ruolo sia parlarne e far conoscere al pubblico cosa sta accadendo e cosa stiamo facendo. [...]

Ospiteremo delle persone note nelle attività che portiamo avanti con i nostri partner, tra i quali le persone che aiutiamo, e i nostri operatori e operatrici; condivideremo con loro tutto quel che è l'umanitario, visto, lavorato e vissuto sul terreno, tra e con le persone in stato di bisogno e i rifugiati. Sceglieranno loro, con la loro sensibilità, come raccontare quel che hanno vissuto alle persone alle quali si rivolgeranno attraverso la televisione. E' possibile che questi volti pubblici non piacciano a tutti, è normale, ma è altrettanto normale che siano apprezzati da molti altri. A quel punto, grazie al programma televisivo, saranno le persone stesse a giudicare, e lo potranno fare con un’informazione diretta, su un tema che raramente entra nei media [...].

Tutto il comunicato è disponibile in PDF.

Della trasmissione in programma su Rai uno per il prossimo autunno ne hanno parlato il giornalista Giulio Sensi, Marco Rotelli di Intersos e Antonio Azzalin della Rai ospiti a Radio24 con Gianpaolo Musumeci a Nessuno è Lontano. Azzalini riferisce che i personaggi che parteciperanno a The Mission vivranno nelle stesse condizioni dei profughi e avranno un cachet molto inferiore a quello di una partecipazione a classico un programma. Critico, Giulio Sensi ha chiesto "perché affidarsi allo spettacolo e non all'informazione". Per Marco Rotelli si tratta di un servizio al grande pubblico, per mostrare la realtà dei campi profughi, dal momento che i reportage finiscono in terza serata mentre The Mission sarà in prime time.

 

Intanto, i cooperanti e i volontari contrari alla realizzazione del programma hanno lanciato due petizioni per chiedere alla Rai di annullarne la messa in onda.

 

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photo credit: Zoriah via photopin cc

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