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La fotografia racconta l’essenza dei fatti: il libro fotografico “Lamiere” è una raccolta di 93 scatti che raccontano, attraverso le immagini, la dura realtà in cui vivono gli abitanti della baraccopoli di Soweto, alla periferia di Nairobi.

1000lamiere“Ci sono luoghi al mondo dove la sofferenza si manifesta in modo aggressivo. Un dolore che riempie gli spazi, le cose, le strade, i volti delle persone ed a cui avvicinarsi non è facile, soprattutto se hai in mano una macchina fotografica.” Così si apre il libro fotografico “Lamiere”, titolo che prende spunto dal materiale di cui sono fatte le baracche di Soweto, situate nell’area sud-orientale di Nairobi, la capitale del Kenya.

Attraverso 93 fotografie, si dà voce agli emarginati della baraccopoli, che vivono in condizioni di assoluta povertà e precarietà; tanti i bambini ritratti, sguardi che sembrano essere delle vere e proprie denunce di condizioni di vita inumane, insopportabili persino alla vista.

Questo progetto nasce dall’esperienza in Kenya del fotografo Gianluca Uda, che lavora come cooperante per la ong “L’Africa chiama”. Gli abbiamo fatto qualche domanda.

 

Come sei arrivato a fare il cooperante?

Agli inizi del 2012, l'associazione L'Africa Chiama cercava due cooperanti che si occupassero dei loro progetti in Kenya. Dopo aver mandato il curriculum e fatto dei colloqui, sono partito per il Kenya.

Quella in Kenya è stata la tua prima esperienza?

No. Nel 2008 ho trascorso tre mesi come volontario in Tanzania, successivamente ho fatto domanda per fare il Casco Bianco e sono ripartito per la Bolivia, dove mi occupavo di progetti legati ai ragazzi che vivono per strada. Nel 2010 ho fatto quasi un anno di volontariato in Bangladesh e, dopo un breve stacco in Italia, ho trascorso un anno in Sry Lanka, sempre come volontario.

Qual'è stata la foto più difficile che hai scattato a Nairobi? Ne hai una in particolare a cui ti senti per qualche ragione più legato?

Di foto difficili ce ne sono state molte; quando si entra in contatto con un dolore, non è semplice gestire una macchina fotografica, delle volte mi sembrava come se avessi in mano un fucile. Mi sento legato molto alle foto fatte ai bambini di strada, poiché tramite esse è stato possibile aprire un piccolo progetto, che permette ad alcuni di loro di poter accedere all'istruzione e li accompagna nel reinserimento sociale.

C’è un messaggio che hai voluto lanciare attraverso le tue fotografie?

Più che un messaggio, la mia intenzione è quella di informare sulla realtà che circonda le periferie di Nairobi. Spesso il Kenya viene associato solo ai Safari, Malindi, Masai e Mombasa, ma, purtroppo, la vera essenza del paese non è quella. La maggior parte della popolazione keniota vive ancora in uno stato di abbandono ed esasperazione, e lo Slum (termine inglese che indica le baraccopoli delle ex colonie britanniche, ndr) è come se rappresentasse l'espressione più concreta di questo disagio.

Ti senti di dare un consiglio in particolare a chi decide di svolgere attività di cooperazione in una ong?

Non saprei, sicuramente la cosa più importante è entrare in punta di piedi in un qualsiasi paese, cercare di capire la situazione, provare ad instaurare un dialogo con le persone che ci sono attorno. Inoltre, credo sia importante prendersi cura degli altri, ma anche di se stessi.

 

La prefazione del libro è di Padre Alex Zanotelli; tutto il ricavato della vendita del libro sarà destinato ad attività di supporto per i bambini che vivono nelle strade di Nairobi.

Ecco delle foto estratte dal libro.

1000-baracche
1000lamiera-soweto
1000Solitudine
1000La-vita
1000Street-Boy
1000Mamma-Patrick
1000soweto

 

Per altre informazioni e per acquistare il libro, clicca qui