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Nicoletta Sacco

tesi tanzania COPE

Il percorso della democrazia nel mondo e nella storia è stato accidentato e irregolare, soffiato dal vento del cambiamento che ha portato le nazioni a chiedere o a lottare per quei diritti e libertà sin dall’antichità. Una parte del mondo ha vissuto quasi contemporaneamente l’instaurazione di regimi democratici, ma gran parte, tuttavia, vive ancora in regimi autoritari o semi-democratici, pur intuendo la realtà dietro la frontiera di vite migliori, di opportunità lavorative, di libertà ed eguaglianza, e senza la paura di esprimere le proprie idee.

Tante sono le metafore che vengono presentate da studiosi e politologi per raffigurare la democrazia e la sua diffusione, come Di Palma che la paragona “a una pianta di serra, chiedendosi se per essere trapiantata ha bisogno di territori fertili”; o ancora Giddens che preferisce immaginarla come “una pianta robusta, capace di radicarsi in terreni che prima erano pietrosi”. E’ in quest’ottica che la comunità internazionale e le Organizzazioni non governative si adoperano, seppur tra mille difficoltà, per favorire il trasferimento di idee e pratiche proprie della democrazia.

Le ONG rappresentano appieno i modelli bottom-up di promozione democratica che mirano a seminare la famosa poliarchia di Robert Dahl, cercando di non stravolgere tradizioni, assetti e culture locali. Per tale motivo, il loro agire, seppure lento, produce frutti migliori rispetto a un intervento top-down, che guarda più agli interessi di chi lo promuove e non di chi lo riceve. Pertanto l’azione delle ONG, impegnate in programmi di cooperazione internazionale, converge sul principio dello sviluppo partecipativo e in particolare sulla costruzione di capacità per partecipare alla governance democratica dello sviluppo locale.

È importante sottolineare, quindi, che non si tratta semplicemente di una cooperazione alla quale partecipano attori diversi, quanto di una cooperazione che si fonda su metodi partecipativi e che ha come obiettivo principale la costruzione di una società più democratica, dove tutti, e in particolare le persone più svantaggiate, abbiano la possibilità di acquisire capacità e potere di cambiamento. Di grande rilevanza, quindi, è il contributo che esse danno ai processi di decentramento, democratizzazione e costruzione delle capacità dei partner del “Sud”.

Come analizzato nel mio lavoro di tesi, l’ONG catanese, il Co.P.E., nel suo piccolo, cerca di realizzare tutto questo con i progetti in Tanzania e negli altri paesi in cui opera, mirando tanto all’articolazione di una forte e vigorosa società civile, quanto al consolidamento di una “buona democrazia”. La Tanzania, infatti, viene classificata dalla fondazione statunitense Freedom House come un paese parzialmente libero, in quanto ad inficiare l’esercizio di una good governance vi è il dilagare della corruzione, una limitata libertà di stampa e di associazione, oltre che forti discriminazioni verso coloro che sono affetti da malattie, quali HIV/AIDS, o da forme di disabilità. Non possiamo certo aspettarci che l’ONG catanese risolva questi problemi, ma può contribuire a far germogliare quel seme di democrazia che il presidente Julius Nyerere piantò negli anni del suo mandato, perché, come ha asserito Leonardo Morlino, solo “per un complesso di istituzioni che gode del pieno appoggio della società civile di riferimento è possibile ipotizzare un ulteriore avanzamento nella realizzazione di valori propri del regime democratico” (Morlino 2003: 228).

Ecco, dunque, che i progetti del Co.P.E., seppur volti a rispondere a bisogni materiali degli individui, quali l’assistenza sanitaria o l’istruzione, presentano un valore aggiunto consistente nella cosiddetta educazione alla cittadinanza democratica. Pertanto, sebbene i passi che il Co.P.E. deve ancora compiere sono tanti, il risultato più tangibile del suo operato è proprio la creazione di capitale sociale che rappresenta la conditio sine qua non per una democrazia stabile.

Nicoletta Sacco si é laureta nell'anno accademico 2012/2013 presso l'Università degli Studi di Catania nel corso di laurea in Politica e Relazioni Internazionali.

Tesi di laurea: "I processi di democratizzazione bottom-up: le ONG come attori del cambiamento"- relatrice prof.ssa Stefania Panebianco

Photo credit: Zoriah

Leggi un capitolo della tesi: qui

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