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cisv 8 marzoDal Cisv arriva la storia di Anna, veterinaria da 4 anni in Senegal, si sposta in bus, ama l’Africa, è occidentale solo di nascita. Anna, grazie alla sua attività con l'ong, promuove lo sviluppo e il benessere delle popolazioni rurali, facendo la spola tra il Mali - oggi in guerra – il Niger, il Senegal e il Burkina Faso.

di Stefania Garini

La protagonista è Anna Calavita, 30 anni, torinese di nascita ma africana d’adozione, in Sahel da 7 anni, da quando neo laureata in veterinaria,anna cisv ha deciso di trasferirsi in Senegal per svolgere uno stage con l’associazione Cisv, impegnata per il diritto al cibo e lo sviluppo di attività agropastorali. «Mi è bastato il periodo di stage per innamorarmi per sempre dell’Africa, di cui apprezzo gli aspetti ambientali, la cultura, il sistema sociale». Così Anna, che vive in Africa ormai da 4 anni, ha continuato a lavorare nei progetti Cisv di sviluppo rurale fino a diventare cooperante ‘nomade’, tra Niger, Burkina Faso, Mali e Senegal.

L’Africa in bus

Anna è una viaggiatrice sui generis, ai viaggi in aereo preferisce gli spostamenti a bordo dei mezzi pubblici, soprattutto sugli autobus che
collegano i diversi paesi. «Ovviamente il viaggio risulta meno comodo, si allungano i tempi e si sta stipati, ma c’è il vantaggio di conoscere meglio le persone, si fa amicizia con i compagni e si resta più in contatto con quelli che sono i bisogni reali della gente». Un aspetto non da poco, visto che talvolta i cooperanti faticano a inserirsi nelle società in cui si trovano a operare. Anna invece è perfettamente ‘integrata’ e intrattiene buoni rapporti con tutti: dai vicini di casa ai negozianti del quartiere, ai contadini e gli allevatori con cui lavora. «Amo molto la ‘filosofia’ che si respira in queste culture, c’è un modo di vivere più felice”.

Equilibrio uomo-ambiente

Anche dal punto di vista professionale, l’Africa ha dischiuso ad Anna nuovi orizzonti: «Qui c’è tutto un altro modo di allevare e gestire il bestiame, in equilibrio con la natura e le risorse disponibili. In occidente interessa solo la produzione economica, gli animali sono visti come fabbriche di carne e latte che devono produrre sempre di più. Certo anche in Africa interessa la produzione, ma si tiene maggiormente in conto il rispetto dell’equilibrio naturale ». Purtroppo in Sahel, dove l’80% della popolazione vive in ambiente rurale e dove il settore zootecnico è la fonte primaria di guadagno, le frequenti siccità e i conflitti armati - come quello scoppiato di recente nel nord del Mali - determinano gravi crisi alimentari: ultima, quella dello scorso anno, che ha messo in ginocchio 15 milioni di persone.

«Eppure non mancano fermenti di ripresa che fanno perno proprio attorno alla pratica, ‘riveduta e corretta’, del pastoralismo». Le pratiche nomadi sono vere e proprie strategie di adattamento anti-crisi, potenziate da una serie di interventi che CISV porta avanti in collaborazione con l’Unione europea e la Regione Piemonte: introduzione di tecniche innovative per una gestione più razionale dell’allevamento, attenzione per la corretta alimentazione del bestiame, fino all’applicazione dei programmi sanitari e delle misure igieniche, soprattutto per quanto riguarda la trasformazione e commercializzazione del latte.

Per una convivenza più pacifica

«L’obiettivo di questi interventi è garantire la sovranità alimentare delle popolazioni saheliane, cioè il diritto all’alimentazione nel rispetto delle singole culture e dei metodi contadini», spiega Anna. I diversi produttori presenti sul territorio si stanno dotando di regole condivise sull’utilizzo delle risorse, così da evitare tensioni e contrasti. «Un lavoro di questo tipo, anche in situazioni di aperto conflitto come nel caso maliano, può favorire una convivenza più pacifica, facilitando l’espressione e il dialogo delle diverse culture e dei diversi settori di attività», nota Anna.

Il progetto si sta anche impegnando a rafforzare il ruolo delle donne, che hanno una parte importante nel sistema produttivo, soprattutto per quanto riguarda le attività di trasformazione e commercializzazione del latte. Perciò «è importante dare loro l’opportunità di una partecipazione più diretta ai meccanismi decisionali della vita economica, sociale e politica, in difesa dei propri diritti» spiega Anna. A tal fine sono già stati realizzati alcuni corsi di formazione per un centinaio di donne in Senegal e Mali. Altre formazioni sono state rivolte a tutelare i pastori da possibili raggiri, e si sono realizzate trasmissioni radiofoniche, sedute di animazione teatrale nei villaggi e traduzione di documenti (come i testi legislativi) nella lingua delle etnie locali, fulfudé, bambara, dogon.

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