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classe maroccoIl racconto di una viaggiatrice in Marocco, che grazie al Cefa, ha conosciuto un Marocco non da turista, ma paese vivo di donne che lavorano e si impegnano per il loro paese. Donne che vengono alfabetizzate, donne a teatro. Un viaggio fuori dall’ordinario, per un ordinaria turista occidentale.

di Donata Frigerio

 

Marocco nel nostro immaginario italiano è sinonimo di mercati dai vicoli stretti con antri ricolmi di merci, pericolosi per lo sprovveduto turista occidentale, ci si può perdere, ci si può far abbindolare, o essere rapiti.. e poi c'è il profumo intenso delle spezie e degli incensi ...

Marocco è cuscus, spiagge, deserto, architettura con stile arabo, Islam e minareti.

Ma c'è un altro Marocco, sconosciuto ai più, con catene montuose innevate, oliveti, campi di grano. Ci sono i marocchini, ci sono le marocchine.

La nostra delegazione al femminile, 3 donne, ha conosciuto questo Marocco, pulsante di vita vera. Giusto per sfatare un pregiudizio, nessuno ci ha abbordato con losche intenzioni o ci ha redarguito perchè indossavamo pantaloni e non portavamo il velo.

Abbiamo parlato con uomini e donne, tante donne, di tutto.

La parità di genere è il terzo Obiettivo di Sviluppo del Millennio e auspica politiche a sostegno del mondo femminile e la parità di opportunità di accesso all'istruzione per ragazzi e ragazze.

Il Marocco, almeno a prima vista, non si distingue dagli altri paesi africani: le donne sono sempre indaffarate, si curano dei bambini e del marito, oltre che della casa. Oggi, nelle città marocchine, molte donne lavorano anche fuori casa ed usano i guadagni per bisogni di figli e marito. Negli ultimi 10 anni, forti di una maggior libertà riconosciuta, le donne si sono organizzate per investire in alfabetizzazione e produzione di reddito. Ora, almeno in teoria, possono sposarsi con chi hanno scelto, divorziare, viaggiare da sole, aprire un conto in banca, vestire all'occidentale, studiare. Tutto ciò permette una maggior consapevolezza dei propri diritti e una migliore educazione della prole.

Abbiamo parlato a lungo con Rachida e con Sofia, italiana, cooperante del Cefa, ong di Bologna che ci ha dato l'opportunità di visitare diversi progetti di sviluppo agricolo e sociale in alcune zone del Marocco. Rachida e Sofia lavorano insieme in tre progetti che coinvolgono le donne, nella zona di Beni Mellal.

donne con the maroccoDonne

I progetti Cefa 

Nel primo progetto uomini e donne, alla pari, stanno facendo impresa, due cooperative di trasformazione delle olive, che crescono enormi, saporitissime, verdi e rosse, nei vasti uliveti del territorio. Alcuni soci della cooperativa ci accolgono con simpatia e calore, la presidente della coop. Taymate, Halima Boutaibi, ci spiega ogni fase di lavorazione delle olive e ci offre l'immancabile the verde, accompagnato da olive, olio e pane, naturalmente arabo.

Halima dimostra grande competenza, ci fa visitare i locali di produzione e stoccaggio. Il punto vendita al pubblico, adiacente al complesso di trasformazione delle olive che lo scorso anno ha commercializzato tutta la produzione. Lo staff sta studiando come migliorare le etichette e ancora la qualità del prodotto perché le loro olive sono biologiche, ma non ancora certificate, la tracciabilità di tutta la filiera non è ancora a punto.

Ci complimentiamo con il gruppo e con Halima, per l'ottimo lavoro, per l'accoglienza a visitatrici sconosciute, ma scopriremo che l'accoglienza è una norma ovunque andiamo, semplice e calorosa, non formale.

Il secondo progetto è volto all'alfabetizzazione delle donne ancora incapaci di leggere e scrivere.

L'analfabetismo è una piaga che penalizza la donna nella propria autonomia e molte di loro non sono mai state a scuola. Visitiamo diverse scuole, in alcuni casi in douar (quartieri/villaggi) davvero isolati, dove gruppi di mamme e nonne si trovano ad imparare, supportate da animatrici del CEFA. In classe, qualcuna allatta mentre ascolta, alcuni bambini attendono fuori dall'aula, altri figli partecipano alla lezione. Insieme alle lezioni di grammatica, lettura e scrittura, non mancano lezioni di economia domestica e produzione di piccoli lavori di artigianato, per creare una piccolissima fonte di reddito e autofinanziamento.

L'apprendere permette alle mamme di aumentare la propria autostima, farsi valere, imparare a difendersi dai profittatori al mercato, riconoscendo i soldi, ma anche saper firmare e leggere e comprendere il foglio che si sta firmando.

In una classe le donne ci accolgono con canti, suggestivi. Sentirle e vederle cantare fiere nei loro djellaba multicolori e tradizionali, ci commuove.

Ci mostrano i primi disegni, infantili e bellissimi, e la carta dei diritti e doveri della classe, che hanno elaborato in un lavoro collettivo.

A Salè, vicino a Rabat, un tempo una grande città oggi ridotta a periferia, Sofia ci accompagna a visitare un progetto di teatro per donna lavagnaragazze. Il progetto è stato studiato per le giovani dai 15 ai 25 anni, ma qualcuna ha quasi 30 anni, per sostenerle nel percorso di autodeterminazione. Dopo un breve periodo iniziale di timore, ora il corso è molto frequentato. L'essere tutte donne (agli uomini è vietato assistere alle lezioni) ci permette di seguire un paio di attività, guidate dalla maestra Hajar Chargui, una giovane spigliata, attrice di teatro. Anche questo progetto ha lo scopo di incoraggiare le donne e aumentare la loro autostima anche in situazioni pubbliche.

Che meraviglia vedere le ragazze, spesso serie e compunte per strada, ridere di gusto, esprimere con tutto il loro corpo “libero”, in tuta, i loro sentimenti. Assistiamo anche alla “trasformazione”, alla fine della lezione: molte ragazze indossano, sopra la tuta, gli abiti tradizionali e il velo, ed escono, riprendendo atteggiamenti seri che contrastano con le risate e la gioia comunicata poco prima. Le tradizioni vanno rispettate, nonostante tutto.

Tra le ultime riforme promulgate dallo Stato c'è il Codice di famiglia, nel quale, tra l'altro, si vietano matrimoni precoci e combinati dalle famiglie. Questa legge è poco rispettata, soprattutto nei douar rurali, ma a volte anche in città, perchè si scontra con una tradizione antica. Ci raccontano di una ragazza di Rabat che, qualche mese fa, si è suicidata perchè la famiglia voleva costringerla a sposare un giovane che l'aveva violentata e che era disposto a “riparare” alla malefatta, anche se lo Stato giudica penalmente reati di questo tipo.

La notizia a fatto scalpore fin nelle periferie e fa molto discutere, facendo affiorare il sommerso di fatica da parte delle famiglie nell'accettare una legge che si scontra con usanze radicate. 



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