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miele burundiIn un paese che stenta a imboccare la strada della democrazia, e che pare aver delegato molto alla cooperazione occidentale, occorre rendere le popolazioni protagoniste dello sviluppo. Lo sta tentando, con un progetto a sostegno dell’apicoltura, l’ong Vispe. Che da giugno è entrato a fare parte del gruppo editoriale di VpS

di Serena Carta

Il miele: uno dei prodotti più richiesti in Burundi. Ma anche il protagonista di “Ubuki”, un progetto dell'ong Vispe, che ha l'obiettivo di riorganizzare e migliorare il lavoro di produzione, lavorazione e commercializzazione del “cibo degli dei”.

Un paese da risvegliare

Laura Fascendini ed Emanuele Papini, una coppia di volontari che nel giugno del 2011 sono approdati a Bugenyuzi, nell’area centrale del Burundi, così descrivevano all’epoca la situazione incontrata: “Siamo in uno dei più piccoli Stati africani, dominato da colline e altopiani e incastrato tra gli immensi territori della Rd Congo e della Tanzania. Collocato nella regione dei Grandi Laghi, il Burundi fatica a mettere in moto un efficace processo di democratizzazione e il governo locale sembra aver delegato molto lavoro alla cooperazione internazionale occidentale”. In effetti nel paese africano, come sottolinea Emanuele, proliferano gli investimenti stranieri: «la Francia costruisce le strade, l'Olanda fornisce cure mediche gratuite, il Giappone regala mezzi di trasporto e la Cina vuole installare la fibra ottica per collegare le quattro città più grandi». Gli investimenti stranieri hanno poi tutta l'aria di «favorire interessi geo-politici precisi, come dimostra il caso della Cina, interessata allo sfruttamento del nichel, il cui deposito scoperto a Musongati, nel sud-est del Burundi, potrebbe rappresentare circa il 6% delle riserve mondiali.

E’ in questo contesto che Laura ed Emanuele hanno iniziato a lavorare, oltre un anno fa, al progetto del Vispe orientato a organizzare e responsabilizzare centinaia di apicoltori che vivono nei tre comuni di Bugenyuzi, Gihogazi e Gitaramuka (nella provincia di Karuzi). «Il Burundi ha bisogno di tantissimo miele: da qui l'idea di sviluppare il progetto localmente, dicendo no all'esportazione, almeno in questa prima fase» spiega Laura, una laurea in Cooperazione e sviluppo e un sogno nel cassetto che si è avverato insieme al marito Emanuele, elettricista di professione. Il progetto in cui la coppia è impegnata porta il nome di “Ubuki”, che nella lingua ufficiale del Burundi significa appunto “miele”. E' stato studiato da Laura e alcuni amici, in seguito proposto per la sua attuazione all'ong Vispe e oggi co-finanziato dalla Fondazione Peppino Vismara di Milano.

Potenziare le strategie

All'arrivo di Laura ed Emanuele nella provincia di Karuzi, gli apicoltori sono circa un centinaio. Utilizzano tecniche tradizionali che comportano un grande spreco di energie, di risorse e di tempo, e che limitano pesantemente la produzione e la qualità del miele. Una volta ottenuto, esso viene venduto all'unico acquirente esistente nella località di Bugenyuzi: una cooperativa che si occupa di trasformarlo e rivenderlo, in cui non è prevista la partecipazione dei produttori. Gli utili derivanti dalla vendita vengono infatti distribuiti solo tra i soci della cooperativa, con la conseguenza che gli apicoltori, esclusi da questo beneficio, non hanno alcun interesse a migliorare la qualità e la quantità della loro produzione.

Considerata questa situazione lacunosa, il progetto “Ubuki” si è posto l'obiettivo di rendere il processo di produzione, lavorazione e commercializzazione del miele un'attività redditizia per tutti gli attori coinvolti. Il primo passo per aumentare la produttività degli apicoltori è stato fornire una strumentazione tecnica più appropriata, attraverso un meccanismo di “microcredito in natura” con cui sono state distribuite arnie e attrezzature. Destinataria dell’operazione è la nuova cooperativa, evoluzione della precedente, che riunisce oggi circa 450 soci apicoltori. Oltre a questo, è stato organizzato un percorso di assistenza e formazione tenuto da personale espatriato e locale volto a migliorare la produttività, sviluppare la struttura cooperativistica e amministrare il credito. Inoltre, i soci della cooperativa si incontrano periodicamente nelle assemblee generali, per confrontarsi sulla gestione delle varie attività. «La partecipazione alle assemblee è sempre molto alta», racconta Laura, «e proprio per rafforzare la comunità che abbiamo costruito, una nuova “casa del miele” servirà alla lavorazione e all'acquisto del prodotto. Sarà uno spazio collettivo, un punto di riferimento per i soci, i lavoratori e i clienti». Soprattutto, dice Laura, «insieme ai soci della cooperativa stiamo lavorando perché, al termine del progetto, l'intera attività sia stabile e autonoma».

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